Alé Giampiero

Redazione
12/11/2021

La morte di Galeazzi è un duro colpo per tutti gli appassionati di sport. Indimenticabili le sue cronache all'Olimpiade di Seoul, quando in una giornata da leggenda accompagnò i successi dei fratelli Abbagnale.

Alé Giampiero

La notizia della morte ha sconvolto tutti. Appassionati di sport in particolare. La voce di Giampiero Galeazzi, infatti, è stata colonna sonora di tantissimi successi azzurri. Il sottofondo delle imprese più belle nella storia del canottaggio del nostro paese, senza il quale anche simili vittorie avrebbero perso un pizzico del loro intramontabile fascino.

Seoul 1988, la cronaca di Galeazzi e il successo dei fratelli Abbagnale

Come accadde all’Olimpiade di Seoul, il 25 settembre 1988. In barca c’erano i fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale, al microfono, ad aumentare il carico di adrenalina e a tenere alta la tensione di milioni di italiani, la passione di Bisteccone, come avrebbero imparato a chiamarlo affettuosamente tutti. «Rinviene la Germania Est, ma la prua italiana è la prima». Così Galeazzi salutò l’oro e inaugurò una giornata memorabile. Qualche ora più tardi, in un equipaggio a quattro Agostino, il più piccolo della dinastia, avrebbe chiuso il cerchio con un altro clamoroso trionfo. «Controlla a destra, a sinistra. Poi l’Italia taglia il traguardo». È sempre lui a parlare, sempre loro a vincere, in un connubio perfetto e diventato col tempo indissolubile. Merito di una grande competenza, maturata direttamente in barca. Nel 1967 in Singolo si laureò addirittura campione italiano.

Giampiero Galeazzi volto e voce di 90 esimo minuto

La voce profonda diventerà negli anni successivi quella di 90 esimo minuto, condotto dal 1992 al 1999. In un tempo in cui la pay tv muoveva i primi passi, gli high lights della Serie A e, di riflesso, le domeniche pomeriggio degli sportivi passavano necessariamente da Galeazzi, che nel 1996 condurrà insieme a Pippo Baudo pure il festival di Sanremo.

Indimenticabile anche la sua intervista a Diego Armando Maradona. Allora nelle vesti di inviato sui campi dello Stivale, Galeazzi seguì l’epopea dello Scudetto a Napoli e del Pibe de oro sotto il Vesuvio.