C’è fumo e fumo

Marco Zini
22/10/2021

Cento esperti in scienza, policy e uso della nicotina scrivono all’Oms per chiedere di rinnovare l’approccio alle politiche del tabacco e valutare i prodotti senza combustione come valida alternativa al fumo tradizionale.

C’è fumo e fumo

Raccomandazioni ma soprattutto un appello: «Rinnovare l’approccio alle politiche del tabacco». Lo chiedono 100 specialisti in scienza, policy e uso della nicotina, in una lettera ai capi delegazione dei Paesi membri della Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco (Fctc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si riuniranno per la nona Conferenza delle parti dall’8 al 13 novembre. Una richiesta che arriva perché «ci sono prove convincenti che i prodotti senza fumo sono molto meno dannosi delle sigarette tradizionali e che possono sostituire il fumo individualmente e a livello di popolazione». Ma, vogliono sottolineare: «Questo non è un appello per un mercato non regolamentato, ma per una regolamentazione accuratamente progettata e proporzionata al rischio, che sia consapevole dei rischi di conseguenze dannose non volute».

Il rapporto tra evidenze scientifiche e scelte di politica sanitaria

Invitano i destinatari a considerare i sette i punti nei quali forniscono prove e tesi a sostegno della loro richiesta. E mettono l’accento su un passaggio fondamentale che riguarda il rapporto tra evidenze scientifiche e scelte di politica sanitaria: «Le parti del Fctc non dovrebbero essere distratte dal significativo potenziale di salute pubblica dei prodotti a rischio ridotto semplicemente perché le aziende di tabacco li producono. Gli approcci di riduzione del danno coinvolgono inevitabilmente i prodotti realizzati da entità commerciali che realizzano per i consumatori dei prodotti contenenti nicotina in concorrenza con le sigarette. La sfida», evidenziano, «per i regolatori è quella di allineare gli incentivi del settore con gli imperativi di salute pubblica per ridurre i danni, un approccio noto come regolamentazione proporzionata al rischio».

I prodotti senza combustione restano una valida alternativa al fumo tradizionale

Grazie all’innovazione, scrivono, è stato possibile sviluppare prodotti a base di nicotina senza combustione capaci di offrire una soluzione promettente per ridurre i danni legati al fumo ma non nascondono che «c’è incertezza sui benefici e sui rischi a lungo termine associati al mercato in evoluzione dei prodotti del tabacco senza combustione». «Riconosciamo», aggiungono, «che c’è un continuum di rischio in questi prodotti. Siamo anche debitamente cauti sul coinvolgimento dell’industria del tabacco. Tuttavia dobbiamo anche considerare le prove a disposizione e non permettere che un’eccessiva cautela o incertezze residue possano negare ai fumatori valide alternative per abbandonare i prodotti basati sulla combustione che sappiamo con certezza essere letali».

Le conclusioni della Fda e il caso del Giappone

A supporto della loro tesi, gli specialisti riportano nel quarto punto del documento l’esito di una valutazione di oltre due milioni di pagine della Food and Drug Administration degli Stati Uniti su un prodotto a tabacco riscaldato di un’importante azienda produttrice di tabacco: «La Fda ha concluso che il prodotto è “idoneo alla tutela della salute pubblica” e rivela al pubblico che ha esposto l’uomo a un’esposizione significativamente più bassa alle sostanze tossiche ed è “appropriata per la promozione della salute pubblica”». E citano anche il caso del virtuoso Giappone dove c’è stato «un forte calo del consumo di sigarette susseguito all’introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato nel 2015. I dati di mercato mostrano un calo senza precedenti di oltre il 40 per cento del volume di sigarette e cigarillos venduti in Giappone tra il 2015 e il 2020. Tuttavia», rimarcano, «questi risultati significativi non sono riconosciuti dall’Oms nel suo recente documento per la COP9 (la nona Conferenza delle Parti) sui nuovi ed emergenti prodotti del tabacco».

Le responsabilità dell’Oms

Gli esperti puntano il dito proprio contro l’Oms che secondo loro «sostiene abitualmente la proibizione totale delle alternative senza fumo alle sigarette o una regolamentazione e tassazione dei prodotti senza fumo equivalente alle sigarette. Nessuna delle due è appropriata per la salute pubblica. Il pericolo di questo approccio è che crea di fatto una protezione normativa del commercio di sigarette che, per citare il Royal College, causerà danni perpetuando il fumo». E sottolineano senza mezzi termini: «L’Oms sta scartando una strategia di salute pubblica che potrebbe evitare milioni di morti legate al fumo». Ad accompagnare i sette punti, le sei raccomandazioni dei firmatari, tra cui «la corretta applicazione» dell’articolo 5.3 della Fctc (che vincola a proteggere le politiche per la salute da interessi commerciali e altri interessi consolidati dell’industria del tabacco), che però non crei «una barriera controproducente ai prodotti a rischio ridotto che hanno benefici per la salute pubblica o per impedire una valutazione critica dei dati dell’industria basata sull’evidenza scientifica». E ancora, «rendere i negoziati Fctc più aperti agli stakeholder con prospettive di riduzione del danno, compresi consumatori, esperti di salute pubblica e alcune imprese con conoscenze specialistiche significative non detenute all’interno della tradizionale comunità di controllo del tabacco». Infine, avviare revisioni indipendentemente dall’Oms e dalla Fctc. Gli esperti concludono la lettera augurandosi che «le comunità scientifiche, politiche e di professionisti della salute pubblica convergano sullo scopo comune di raggiungere gli SDGs e di ridurre il peso globale delle malattie legate al tabacco e la mortalità prematura il più rapidamente e profondamente possibile».