Doccia Frida

Camilla Curcio
07/09/2021

Icona pop, "vittima" di Diego Rivera, autodidatta: sono tanti gli stereotipi, spesso falsi, che accompagnano la pittrice messicana. In pochi, invece, si concentrano sull'attività artistica. Un libro da poco pubblicato in Messico cerca a invertire la narrazione.

Doccia Frida

Spogliare Frida Khalo dai cliché non è impresa facile. Negli anni, infatti, la produzione della pittrice messicana è stata spesso messa in ombra dal mito di un personaggio caricato di implicazioni e sfumature che poco avevano a che fare con l’arte. Dalla Frida icona pop e queer alla Frida vittima indifesa di Diego Rivera, passando per la strumentalizzazione della sua storia nella moda, nella pubblicità e nella cultura di Internet. Una serie infinita di stereotipi che il nuovo libro edito da Taschen, Frida Khalo, obra pictórica completa, uscito questa settimana in Messico e a fine settembre disponibile in Spagna, ha provato a sfatare una volta per tutte.

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Frida Kahlo tra stereotipi e verità

L’opera, che vuole essere una fitta e dettagliata indagine monografica su Khalo, propone informazioni inedite come i titoli originali delle tele, l’ispirazione che ritrovava nella stampa quotidiana o nelle riviste di cinema e diverse letture critiche di capolavori oggi andati perduti o distrutti. Come El avionazo, visto per l’ultima volta trent’anni fa nella collezione dell’attore Edward G. Robinson e, secondo l’interpretazione riportata nel volume, la rappresentazione metaforica del trauma generato dal tradimento del marito con la sorella Cristina. Tra manuale d’arte e saggio di critica, il libro offre un tour tra 152 opere e pone il focus sulla carriera artistica di Kahlo, dandole l’importanza che finora le è stata negata.

Ma non mette completamente da parte la dimensione privata e la vicenda biografica, preziose fonti di informazioni usate anche per smentire l’immagine della donna come martire nella relazione con Diego Rivera. «È sempre stato il suo principale promotore e l’ha portata in un contesto culturale e intellettuale che l’ha aiutata molto ad essere notata e apprezzata per le sue capacità», ha spiegato a El País Luis-Martín Lozano, editor del libro e storico specializzato in arte moderna messicana. Quando Frida conobbe e sposò Rivera, l’uomo era di 23 anni più grande di lei e già una superstar dell’arte. Quel matrimonio avrebbe portato la giovane donna a viaggiare in tutta Europa, a conoscere Bretón, Kandinsky e Picasso, a soffrire per un divorzio e a ritrovare l’equilibrio con un ritorno di fiamma e nuove nozze durate fino alla morte. «Quella relazione non si può spiegare ricorrendo alle convenzioni tradizionali», ha aggiunto Lozano, «Erano complici, condividevano gli stessi gusti tanto come colleghi quanto come compagni di vita. In più, Rivera fu uno dei primi a contrastare l’interpretazione distorta dei lavori di Khalo, vista la sua expertise nel settore».

Il percorso artistico di Frida Kahlo

Un altro luogo comune che il testo si impegna ad estirpare è l’abitudine a vedere i dipinti di Frida come il riflesso della sua vita. Una tendenza che ha portato a considerare il ventre sterile in Hospital Henry Fond come l’immagine della sua infertilità o La columna rota come la fotografia della sua malattia. Tesi smentita dall’evidenza storica: negli ultimi anni di vita, ancora in grado di dipingere ma già molto malata, l’artista ha esplorato una gamma di temi ampia e variegata, che si allontanava dalla sua reale condizione fisica o psicologica. Ritratti di amici, nature morte e scene che volevano veicolare messaggi di propaganda politica di stampo stalinista. Crolla anche la storia che la dipinge come un’artista autodidatta, in grado di mettere a frutto le proprie inclinazioni con la sola intuizione e senza passare per una scuola. In realtà, aveva imparato a usare luce e colore e appreso i principi della ritrattistica nell’atelier del padre fotografo.

I suoi primi manufatti, in effetti, presentano parecchie caratteristiche che li riconducono agli schemi del ritratto fotografico del XX secolo. Nozioni che si notano chiaramente nel Retrato de Ruth Stallsmith e in tutto quel repertorio chiaramente influenzato dal cinema e dalle notizie riportate sui quotidiani. «Sebbene non ebbe una formazione accademica vera e propria, fu sempre molto curiosa e intelligente e questo le permise di mescolare tratti del tardo rinascimento italiano, del cubismo e dello stridentismo messicano, muovendosi tra tradizione e modernità e strizzando l’occhio anche un gusto dagli echi tropicali». Agli inizi degli Anni 30, Frida Khalo si era già misurata con una miriade di espressioni artistiche diverse, che ne avevano ampiamente aiutato a dimostrare la versatilità e a richiamare l’attenzione di grandi nomi del settore che, in lei, vedevano un talento unico nel suo genere, destinato a diventare rivoluzionario.