Que reste-t-il de nos Zemmour

Luca Di Carmine
01/12/2021

Dalla teoria della Grande sostituzione alla «lobby LGBT» fino alla lotta contro le energie alternative. Il pensiero politico del neo candidato all'Eliseo in pillole. E le affinità con la destra nostrana.

Que reste-t-il de nos Zemmour

Alla fine ha sciolto le riserve: Éric Zemmour si è ufficialmente candidato all’Eliseo. Ora non gli resta che presentare un programma anche se tra libri, dichiarazioni e articoli, le sue idee sono ormai arcinote. Non solo ai cittadini e potenziali elettori, ma anche ai tribunali francesi davanti ai quali è finito più volte con l’accusa di istigazione all’odio razziale. Difficilmente l’outsider, secondo i sondaggi al 14 per cento, riuscirà a superare Marine Le Pen, a cui però rosicchierà qualche voto. Sicuramente, come ha ammesso la stessa leader di Rassemblement National, il suo estremismo – che piace al padre Jean-Marie, a qualche gollista e a Marion Marechal, nipote di Marine – sta contribuendo a farla apparire moderata e solida, ma il sospetto è che l’operazione Zemmour, partorita dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, alla fine non farà che favorire Emmanuel Macron, amico di Vincent Bolloré editore di CNews, l’emittente che l’arruffapopoli di estrema destra usa da tempo come pulpito.

In attesa di vedere il programma, Franceinfo ha sfogliato il suo ultimo libro – La France n’a pas dit son dernier mot (La Francia non ha detto l’ultima parola) – riguardato gli interventi televisivi e i suoi comizi per il Paese estrapolando i punti chiave del Zammour pensiero. Temi e battaglie che a ondate riscuotono un certo successo anche in Italia. 

Le pillole del Zemmour pensiero

La teoria della grande sostituzione

La teoria complottista della grande sostituzione è uno dei pilastri del pensiero del neo-candidato all’Eliseo. «È in corso una grande sostituzione che è la causa di tutti i problemi», ha detto Zemmour il 18 ottobre durante un dibattito su BFMTV. Non si tratta certo di una primizia filosofica, visto che questa tesi risale agli inizi del XX secolo prima di essere rispolverata negli Anni 2000 dallo scrittore di estrema destra Renaud Camus. In cosa consiste la grande sostituzione? Le élite mondiali attraverso l’immigrazione cercano di rimpiazzare la popolazione occidentale. Le stesse élite «che non hanno esitato a favorire l’islamizzazione dei Paesi occidentali e in particolare della Francia», spiega Zemmour nel suo ultimo libro pubblicato quest’anno. «Questa questione identitaria fa passare in secondo piano tutte le altre, persino quelle più essenziali come la scuola, l’industria, la protezione sociale, il posto della Francia nel mondo». Insomma per il giornalista-polemista «la grande sostituzione non è né un mito né un complotto ma un processo implacabile». Una teoria cavalcata dall’estrema destra di tutto il mondo, compresa quella italiana, che a ondate torna a eccitarsi con la bufala del piano Kalergi. In Italia questo tema ha cominciato a circolare dal 2015, inizialmente su un pamphlet di Matteo Simonetti (La prossima scomparsa degli europei) poi in area Lega. Solo qualche giorno fa Matteo Salvini in una intervista al Guardian ha ribadito «Mi rifiuto di pensare di sostituire 10 milioni di italiani con 10 milioni di migranti». quindi è stato ripreso da Claudio Messora (all’epoca responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle al Senato e al Parlamento europeo). Supporter della teoria sono anche Diego Fusaro e Magdi Allam.

La civiltà che ci sostituirà sarà musulmana «e non ha i nostri stessi valori», ha dichiarato Zemmour a inizio ottobre su CNews. «L’islam», secondo il giornalista, «è agli antipodi della Francia, incompatibile con la République e con il suo motto liberté, égalité, fraternité». «Viviamo una guerra di civiltà a casa nostra», spiega, «è scomparsa la lotta di classe, ci sono classi popopari che vogliono difendersi contro la grande sostituzione», ha tuonato in un discorso a Lille il 3 ottobre.

Il balletto dei numeri sull’immigrazione e la guerra tra poveri

Per supportare la teoria della grande sostituzione, Zemmour snocciola le cifre di un’immigrazione che lui considera massiva. «Non c’è giorno in cui non entri in Francia uno dei 270 mila stranieri in arrivo ogni anno. Non passa giorno senza che i richiedenti asilo respinti e gli innumerevoli clandestini restino sul nostro territorio», si legge in La France n’a pas dit son dernier mot. «Alla fine del mandato di Macron, ci saranno due milioni di immigrati in più», ha detto durante il faccia a faccia con Jean-Luc Mélenchon di France Insoumise a fine settembre. I conti di Zemmour però non tornano, visto che calcola più volte le stesse persone e non considera i migranti usciti dalla Francia. Eppure continua a giocare con i numeri. «Nel 2050 saremo un Paese per metà musulmano e nel 2100 una Repubblica islamica», ha tuonato a fine agosto. Una profezia che difficilmente si avvererà. Secondo le stime del think tank Usa Pew Research Center, la popolazione musulmana francese arriverà nel 2050 al 12 massimo 18 per cento.

Secondo Zemmour la globalizzazione, l’abolizione delle frontiere e l’immigrazione arriveranno ad abbassare i salari. Dunque, è il “ragionamento” «gli immigrati sono l’esercito di riserva del capitalismo». «Per abbassare i salari, per sfruttare meglio tutti. Ecco perché il capitale ama l’immigrazione di massa». No, questo non è Zemmour ma ancora Diego Fusaro segno che la guerra tra poveri si conferma un sempre verde.

 

Zemmour non solo distrugge, ma ahimè costruisce. Nel suo libro dice di voler «ristabilire le leggi dure dell’assimilazione» e «obbligare i genitori a dare nomi francesi ai figli». Contro i costi dell’immigrazione, il candidato propone la cancellazione della Sanità pubblica per gli stranieri e il ritiro degli assegni familiari per i condannati. Per riuscire nell’intento è disposto a «uscire dalla Corte europea dei diritti dell’uomo» e chiudere le frontiere perché «Schengen è una follia».

Il nodo sicurezza e l’istigazione all’odio razziale

Nonostante in Francia non siano consentite statistiche su base etnica, Zemmour non ha dubbi nello stabilire un legame diretto tra immigrazione e delinquenza. «Non c’è giorno in cui un migrante minore non accompagnato – spesso né minore, né solo – che arrivi dal Marocco o dall’Afghanistan non commetta un reato, una aggressione sessuale, non spacci», si legge nel suo saggio. Per queste dichiarazioni Zemmour è a processo per istigazione all’odio razziale e per insulti razzisti. Già nel 2010, quando era editorialista de Le Figaro, su Canal+ dichiarò: «La maggior parte dei trafficanti sono neri e arabi», aggiungendo con convinzione: «È così, questi sono i fatti». Parole per le quali venne condannato nel 2011 a una multa di 1000 euro. Nel 2014 però ci ricadde. In una rubrica su RTL se la prese con «bande di ceceni, di rom, di kossovari, i magrebini e di africani che rubano e violentano». «La delinquenza che viviamo non è realmente delinquenza», ha spiegato nel dibattito con Mélenchon, «è jihad». Toni non molto diversi da quelli usati da Salvini che nel 2017 – molto prima dunque della cosiddetta svolta europeista – in una intervista in tv affermò: «La vita reale è quella che sta vedendo un impoverimento degli italiani e un arrivo di una massa di nullafacenti o delinquenti che non scappano dalla guerra ma la guerra ce la stanno portando in casa». Ancora prima il leader leghista accusò l’allora presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker di voler «sostituire milioni di popoli europei con milioni di migranti».

 

Argomenti cari a Salvini, tanto che nel 2018 proprio parlando di una presunta sostituzione del popolo europeo e italiano da parte dei migranti fece imbestialire il collega lussemburghese che se ne uscì con un «merde, alors».

 

Il romanzo nazionale: da Giovanna d’Arco al generale de Gaulle

Zemmour ancora prima di ufficializzare la sua candidatura ha girato la Francia evocando, negli appuntamenti, i suoi ricordi legati al luogo spaziando poi nella storia con la S maiuscola citando Giovanna D’Arco, Napoleone o il generale de Gaulle. Il risultato è una sorta di romanzo che glorifica la nazione. Poco importa se la verità storica non è perfettamente rispettata o addirittura calpestata. Per esempio ha affermato che il regime di Vichy ha protetto gli ebrei francesi durante la Seconda Guerra mondiale. La verità è che il regime collaborazionista sposò pienamente la politica antisemita. La decadenza riguarda anche e soprattutto i valori: «L’Occidente un tempo terra di conquistatori e avventurieri intrepidi e crudeli si è trasformato in una piccola cosa che ha perso la memoria del suo grande passato. Come un impero romano decadente e rammollito», ha sentenziato sul Figaro. A dimostrazione del declino francese, Zemmour punta il dito contro la modernità e il progressismo. «In nome dei quali si disprezza il culto della bellezza in favore di una concezione dell’arte concettuale che privilegia il messaggio e l’intenzione rivoluzionari», si legge sempre nel libro.

il pensiero politico di Zemmour
Eric Zemmour (Getty Images).

La battaglia contro la «lobby LGBT»

Naturalmente altri bersagli di Zemmour sono il femminismo e la questione di genere. Nel suo libro critica quella che chiama «lobby LGBT che ha messo lo Stato ai suoi piedi raggiungendo il suo obiettivo: abolire l’egemonia simbolica del modello eterosessuale». Recentemente ha anche criticato la circolare che intende proteggere gli alunni transgender nelle scuole paragonandola ai metodi di Mengele.

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Per il nucleare e contro le rinnovabili

E l’ambiente? Sempre nel faccia a faccia con Mélenchon ha dovuto riconoscere l’esistenza del riscaldamento globale, liquidando però il tema con: «Non sono un esperto, so che se ne parla». La soluzione per Zemmour c’è ed è il nucleare. Altro che energie rinnovabili: «L’eolico è una catastrofe, deturpa i nostri paesaggi». Meglio del “nostro Sgarbi” che invitò i sostenitori dell’energia pulita a infilarsi le pale eoliche «nel culo».

Vittorio Sgarbi: ‘Le pale eoliche nel culo!’