Morti annunciate

Nicolò Delvecchio
26/08/2021

L'intelligence lo aveva previsto. E gli attentati sono arrivati. Intanto a Kabul forze speciali per le strade, donne chiuse in casa «per la loro sicurezza». Migliaia di civili in fuga. Così le promesse dei talebani si sgretolano nel caos afghano.

Morti annunciate

Mentre i governi occidentali vanno avanti con le operazioni di evacuazione dall’aeroporto di Kabul, l’Afghanistan è ancora nel caos. I talebani hanno conquistato la capitale più di 10 giorni fa, ma i passi avanti per il riassetto “istituzionale” del nuovo Emirato Islamico sono stati pochi. C’è un nuovo governatore della Banca centrale, che dovrà operare praticamente senza fondi, e ci sono dei nomi in lizza per le cariche più importanti, ma nulla più. Il volto più noto delle milizie è quello di Zabihullah Mujahid, il portavoce che ha già parlato in due occasioni con i media occidentali: nella prima conferenza stampa ha rassicurato tutti che l’Afghanistan sarebbe stato un Paese pacifico, che i diritti delle donne sarebbero stati rispettati «nell’ambito della sharia», che non ci sarebbero state ritorsioni nei confronti di chi ha collaborato con le forze di occupazione.

I talebani hanno invitato le donne a restare a casa e vietano la musica

La realtà sembra molto diversa: lo stesso Mujahid ha subito detto, nella seconda conferenza del 24 agosto, che per ora alle donne non è permesso tornare a lavoro «per la loro sicurezza», e che la musica sarà vietata perché l’Islam non lo prevede. L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha riferito di «esecuzioni sommarie da parte dei talebani nei confronti di civili e soldati afghani», secondo quanto riportano «fonti attendibili». Il 26 agosto, nello stesso giorno in cui i servizi segreti di Usa, Gran Bretagna e Germania avevano avvertito della possibilità di un attentato dell’Isis, un attacco suicida al di fuori dell’aeroporto di Kabul ha interrotto le operazioni di evacuazione: secondo Al Arabiya ci sarebbero svariati morti (più di 60, tra cui alcuni soldati americani) e diversi feriti. E nel frattempo i talebani hanno già mostrato le immagini del loro nuovo corpo speciale, il Battaglione Badri 313. L’aria nel Paese è pesantissima, e lo è ancora di più nei luoghi diversi da Kabul nei quali non arrivano le telecamere internazionali.

Il Battaglione Badri 313, le forze speciali legate ad Haqqani

Sui social media sono già comparse le immagine del Battaglione Badri 313, le forze speciali dell’Emirato esteticamente lontanissime dall’immagine-tipo dei talebani: niente turbanti, sandali, abiti tradizionali o kalashnikov Ak-47, ma vestiti di tutto punto come fossero soldati occidentali. E in effetti è così, visto che armi e attrezzature sono state saccheggiate dall’esercito americano e dai militari afghani arresi o sconfitti. Li si può vedere con modernissimi fucili M4 made in Usa, stivali ultramoderni, occhiali per la visione notturna e mirini modernissimi. Come riporta un esperto militare citato da Afp, si tratta «probabilmente di alcuni dei combattenti meglio addestrati ed equipaggiati dei talebani, ma c’è anche un certo grado di sensazionalismo». Sempre secondo altre fonti citate dall’agenzia, infatti, il Battaglione non potrebbe competere con le forze speciali occidentali, e nemmeno contro quelle di India e Pakistan. Ma «sono più efficaci dei normali talebani e sicuramente più delle truppe standard dell’esercito nazionale afghano di un paio di settimane fa».

Al momento il loro compito è principalmente quello di pattugliare le strade, garantire l’ordine ed evitare il caos. In questi giorni hanno anche operato nei pressi dell’aeroporto di Kabul, per impedire ai civili di raggiungerlo, e c’è stato il rischio di un confronto con le truppe Usa. Prendono il nome dalla leggendaria battaglia di Badr del 624, quando il profeta Maometto sconfisse l’esercito della Mecca con soli 313 soldati. Secondo gli esperti contano su migliaia di uomini, e probabilmente nel nuovo Afghanistan post-americano svolgeranno compiti di polizia per far rispettare le leggi talebane e la sharia.

Si ritiene inoltre che Badri 313 abbia beneficiato dell’addestramento della Rete Haqqani, il gruppo militante più spietato e temuto dell’Afghanistan, responsabile di tantissimi attacchi suicidi contro obiettivi civili. La base principale del gruppo è nell’Afghanistan orientale, ma si ritiene che abbia roccaforti anche in Pakistan. Il gruppo è diventato più influente nella leadership talebana degli ultimi anni, ed è sospettato di legami con funzionari militari pakistani, al punto che l’ammiraglio americano Mike Mullen, nel 2011, li descrisse come il «vero e proprio braccio» dell’intelligence di Islamabad. Accuse che i vicini hanno però sempre negato.

Le donne in Afghanistan e il divieto di uscire

È l’argomento che più preoccupa soprattutto chi rimane in Afghanistan, ma anche chi guarda all’evoluzione delle cose da questa parte del mondo. Nella prima esperienza dell’Emirato Islamico (1996-2001) le donne non avevano alcun diritto: non potevano studiare, lavorare, uscire di casa se non accompagnate da un uomo, e con indosso il burqa che lascia scoperti solamente gli occhi. Negli ultimi 20 anni hanno però riconquistato gli spazi pubblici, hanno studiato e trovato lavoro ai livelli più alti, hanno partecipato alla ricostruzione del Paese. Con il ritorno dei talebani in molte si sono spontaneamente richiuse in casa, altre hanno “sfidato” i nuovi occupanti – come le giornaliste – rimanendo al proprio posto, per le strade delle città.

Il portavoce dei talebani pare aver chiarito che il rispetto dei diritti delle donne «nell’ambito della sharia» significa che è loro dovere, almeno per adesso, non uscire di casa e lasciare libero il proprio posto di lavoro. «È per la loro sicurezza», spiega Mujahid, «e si tratta di una procedura temporanea. Le forze di sicurezza in questo momento non sono addestrate nell’affrontare la donna o semplicemente nel parlarci, per questo vanno trattenute in casa fino a quando non ci sarà un sistema appropriato che consentirà loro di lavorare e tornare a ricevere lo stipendio». Alcune hanno raccontato di essersi presentare a lavoro e di essere state rimandate a casa. Al massimo, un parente maschio avrebbe potuto prendere il loro posto.

I disordini e le violenze lontano da Kabul

Se già ciò che arriva di Kabul restituisce parte del dramma afghano, ancora peggiore è la situazione di chi vive lontano dalla capitale e dai suoi riflettori. Lo testimonia il video postato su Twitter dal giornalista Natiq Malikzada, che mostra il caos nella città di Spin Boldak, al confine tra Pakistan e Afghanistan: migliaia di persone che spingono per fuggire e chiedere asilo, una situazione «molto peggiore di quella dell’aeroporto di Kabul perché non ci sono forze straniere e non ci sono media internazionali». Quello dell’esodo degli afghani in punti diversi dall’aeroporto della capitale è uno dei temi sui quali i talebani promettono di non fare sconti: lo stesso Mujahid, nell’annunciare la chiusura dell’aeroporto internazionale ai civili, ha detto che le migliori personalità del Paese dovrebbero rimanere per partecipare alla sua ricostruzione. Se già dove ci sono le telecamere sono morte oltre 20 persone, dove non ci sono la situazione è decisamente peggiore.