La porti un turista a Firenze

Redazione
24/05/2021

A causa della pandemia e della scomparsa degli stranieri, gli orafi di Ponte Vecchio rischiano di chiudere i battenti. Il reportage del New York Times.

La porti un turista a Firenze

AAA turisti cercasi. A Firenze, le storiche gioiellerie di Ponte Vecchio attendono con ansia il ritorno delle folle di visitatori soprattutto esteri per riprendersi dal blocco causato dalla pandemia. Una attesa raccontata dal New York Times che dedica un lungo reportage dalla capitale italiana del Rinascimento. «Ponte Vecchio vive grazie agli americani», conferma al Nyt il direttore della boutique Gold Art Fadi Ayshoh mentre posiziona con un certo ottimismo un diamante da 160 mila euro in vetrina. «Questo rimarrà qui fino al ritorno degli americani poi si venderà in un batter d’occhio». La Gold Art è uno dei 48 negozi del ponte costruito nel 1345. Originariamente occupato da un mercato di strada, nel 1500 i Medici fecero trasferire macellai e pescivendoli assegnando le botteghe agli orafi e ai commercianti di gioielli. Da allora Ponte Vecchio è una vetrina del lusso che attira milioni di turisti da tutto il mondo. Almeno così è stato fino al Covid. Prima del 2020 le gioiellerie Gold Art guadagnavano circa 10 milioni di euro l’anno. Ora può capitare che non si registri una vendita per settimane. Restano invece le spese: ognuno dei tre negozi costa solo d’affitto dai 15 ai 25 mila euro. Il ritorno degli stranieri in città è l’unica ancora di salvezza per il settore. «In quale altro modo, se non con i turisti, un centro delle dimensioni di Firenze potrebbe permettersi un ponte pieno di prodotti di lusso?», allarga le braccia Roberto Vaggi, titolare dell’oreficeria di famiglia. Va anche detto che gli orafi e gli orefici fiorentini non hanno beneficiato del boom dell’e-commerce. Gli acquisti nelle botteghe storiche fanno parte dell’esperienza che un turista vuole vivere arrivando a Firenze. Insomma, fa parte del pacchetto. «Stiamo divorando i guadagni del passato», conclude Daniela Messeri, proprietaria di Nerdi Orafi, l’atelier che la sua famiglia gestisce dal 1948. «Per ora possiamo solo prepararci al ritorno dei turisti. Tutti noi nel centro di Firenze viviamo grazie a loro». Basta ricordare che che l’emergenza nel capoluogo toscano sta provocando danni enormi anche alla casse comunali. Il deficit si sta avvicinando ai 200 milioni a causa dei mancati incassi della tassa di soggiorno e imposte come i biglietti dei bus turistici.