Velo rappo

Camilla Curcio
14/02/2022

Tutto è iniziato ascoltando Eminem. Poi i primi pezzi fino alla telefonata di un vero produttore. Così Eva B si è trasformata in una delle voci più promettenti della scena rap pakistana. La sua storia.

Velo rappo

Dalla baraccopoli di Lyari al milione di visualizzazioni su Youtube. Quella di Eva B è la storia di una cantante che, grazie a un indiscutibile talento e a un incastro di coincidenze fortunate, è riuscita a realizzare un sogno. Diventando a tutti gli effetti il fenomeno più fresco del nuovo panorama musicale made in Pakistan.

La storia di Eva B, la prima rapper donna pakistana col velo

La sua ascesa si accompagna a un’interessante collezione di primati: non si tratta, infatti, solo della prima rapper donna pakistana a conquistare il centro della scena, ma anche della prima artista rap appartenente alla minoranza Baloch a emergere ad alti livelli e a esibirsi con indosso il velo. Un elemento che, inizialmente percepito come un’imposizione, si è trasformato in una parte fondamentale della sua identità artistica. «Quando ho iniziato a muovere i primi passi nella musica, mio fratello mi ha fatto capire che, se non avessi accettato di indossarlo, non avrei potuto fare rap», ha raccontato in un’intervista al Guardian. «Ora, però, è cambiato tutto. Non mi sento a mio agio, non canto bene se non ce l’ho. Non è affatto un limite: mi copre il viso ma non può nascondere né cancellare il talento». La grande occasione che le ha permesso di emergere è arrivata quando, impegnata a registrare un brano sul telefono, ha ricevuto la chiamata di un produttore musicale di Coke Studio, trasmissione radiofonica che, dal 2008, trasmette la discografia e i concerti live di alcuni dei nomi più famosi della musica nazionale: «Al tempo non ricevevo così tante chiamate come ora e ho deciso di rispondere», ha spiegato la 22enne. «Si è presentato e mi ha chiesto se avessi voglia di cantare per il franchise. Ovviamente, ho accettato: chi mai rifiuterebbe una proposta del genere?».

La storia di Eva B, la prima rapper donna pakistana con il velo
La rapper Eva B (Instagram)

Eva B, dai primi tentativi da autodidatta al successo su YouTube 

Qualche mese dopo, l’inizio della magia: il suo primo singolo, Kaya Yaari, è stato accolto più che positivamente dal pubblico. E il videoclip, a soli tre giorni dall’uscita, ha conquistato il primo posto nelle tendenze di YouTube e oltre 3,2 milioni di view. Da allora ha iniziato a farsi chiamare ufficialmente Eva B (un nome nato dall’accostamento di Eva, omaggio alla prima donna, e B per Baloch, il ceppo etnico-linguistico a cui appartiene) e a scrivere rime in urdu e lingua beluci, raccontando senza filtri i problemi quotidiani della società in cui vive. Temi perfettamente sviluppati in pezzi come Qalam Bolega (The Pen Shall Speak) e Tera Jism Meri Marzi (My Body, Your Rights). A spingerla a tentare la carriera da cantautrice rap sono state le canzoni di Eminem. Quando le ha ascoltate la prima volta, non aveva idea di che genere fosse ma è rimasta affascinata dalla fluidità del ritmo e dall’originalità dello stile. Così, incuriosita, ha chiesto ai suoi conoscenti se avessero idea di cosa si trattasse. «È rap», le dicevano, «la perfetta mescolanza di parole e melodia». Non le sono serviti troppi tentativi di convincimento per lanciarsi in un’avventura che, da autodidatta, l’avrebbe presto portata a scrivere i primi testi nel 2014. Con il solo aiuto di qualche video sul web.

Gli scontri con il fratello e lo stop

«Con la mia musica, volevo che la gente ascoltasse la mia storia e quella delle altre donne di Lyari», ha sottolineato. «Vengo da un posto dove sono poche le ragazze che godono del privilegio di lavorare e dove una donna che si dedica al rap non viene vista di buon occhio. Volevo sfatare questo pregiudizio». Una battaglia che si è trovata a combattere anche tra le mura di casa: mentre la mamma l’ha immediatamente appoggiata e supportata, il fratello le ha chiesto di rinunciare, ripetendole quanto non fosse appropriato per la sua reputazione. Differenze di vedute che, a lungo andare, si sono trasformate in scontri sempre più accesi e che, per oltre quattro anni, dal 2015 al 2019, l’hanno costretta a mollare tutto per tutelare la pace familiare. «I vicini di casa ci sentivano litigare tutto il giorno», ha dichiarato. «Ho deciso di interrompere ma ho continuato a scrivere. Mi sentivo in gabbia e provavo a sfogarmi componendo su temi come le restrizioni imposte alle donne in Pakistan, a Lyari e ovunque».

La storia di Eva B, la prima rapper donna pakistana con il velo
La rapper negli studi di Coke Studio (Twitter)

La seconda chance, la fama e la battaglia in nome delle donne

Eva B però non ha mollato la presa. Nel 2019, infatti, è stata invitata da Patari, la piattaforma di streaming più famosa in Pakistan, a scrivere una canzone e a inciderla. Sprovvista di mezzi professionali, ha provato a sfruttare al meglio le potenzialità del suo smartphone, registrando una demo di Gully Girl, una versione musicata del film Gully Boy, la storia di un ragazzo nato e cresciuto in un ghetto di Mumbai che sogna di diventare un grande rapper. «Non è stato per nulla semplice», ha aggiunto. «Quando andavo in studio di registrazione, mentivo a mio fratello e gli dicevo che andavo all’università per seguire le lezioni. Anche quando mi hanno chiamato da Coke Studio, ho fatto lo stesso, usando la scusa del matrimonio di un’amica. Provavo a farmi fissare gli appuntamenti prima di sera, in modo da trovare giustificazioni credibili a casa».

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Un percorso difficile che, dopo i primi risultati, le ha regalato una bella soddisfazione: l’endorsement di tutti i familiari (compreso il fratello) e la possibilità di farsi portavoce della causa femminile, sfruttando la fama che è riuscita a ottenere al pari di altre colleghe del settore. «Veniamo ancora considerate inferiori, dipendenti dalla controparte maschile, con un’identità limitata all’essere figlia, sorella o moglie di qualcuno», ha concluso. «Ogni nostra mossa viene giudicata e per guadagnarci uno spazio, dobbiamo lavorare il doppio. Nulla ci viene garantito, ogni obiettivo è frutto di sacrifici inimmaginabili».