Turchia, così Erdogan si prepara in vista delle elezioni del 2023

Guido Mariani
05/07/2022

Popolarità in calo, inflazione alle stelle, lira in picchiata. Un vicolo cieco dal quale Erdogan cerca di uscire in vista delle elezioni del 2023, puntando su mega infrastrutture e politica estera.

Turchia, così Erdogan si prepara in vista delle elezioni del 2023

Sondaggi in calo, una valuta in picchiata, inflazione alle stelle. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan sembra essersi rinchiuso in un vicolo cieco da cui ha l’assoluta necessità di uscire prima delle prossime elezioni presidenziali, in programma nel giugno del 2023.

Inflazione alle stelle e lira turca in picchiata

I dati ufficiali di maggio danno in Turchia un’inflazione al 73,5 per cento, la percentuale più alta da quando Erdogan è al potere. Ma l’osservatorio ENAGroup che calcola l’inflazione in maniera indipendente, ha rilevato un aumento dei prezzi al consumo su base annua del 160,76 per cento; a maggio il dato registrerebbe un +5,46 per cento, con un preoccupante rialzo mensile di più del 12 per cento per le bollette di gas, luce e acqua. La lira turca è in picchiata da anni. A dicembre 2021 per avere un euro erano necessarie 20,55 lire turche, il massimo storico. A gennaio 2020 il cambio era a 6,67 lire per un euro. La scorsa settimana alcune prese di posizione dell’autorità bancaria nazionale sulla concessione di prestiti hanno cercato di rinforzare la moneta, ma i risultati sono tutti da vedere. Per gli analisti una delle ragioni di questa crisi è la politica monetaria imposta proprio da Erdogan alla Banca Centrale che, succube del volere del Presidente, non avrebbe mai attuato politiche aggressive sui tassi d’interesse per porre un freno all’inflazione. Con una lira così svalutata le risorse su cui puntare diventano soprattutto le esportazioni e il turismo. Quest’ultima voce rappresenta sicuramente una nota lieta per il Paese. Secondo i dati del ministero del Turismo, a maggio del 2022 le presenze sono cresciute del 308,48 per cento rispetto al dato dello stesso mese dell’anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2022 la Turchia ha accolto 12,7 milioni di stranieri e si spera, prima della fine dell’anno di raggiungere i 42 milioni, ritornando ai livelli pre-pandemici.

Covid, Erdogan e la moglie positivi alla variante Omicron. Il presidente della Turchia è appena rientrato dall’Ucraina.
Recep Tayyip Erdogan (Getty Images).

La popolarità di Erdogan è in calo: l’AKP testa a testa con il CHP

I dati forse che preoccupano di più il presidente Erdogan sono i sondaggi che non solo danno la sua popolarità e il suo appeal elettorale in forte calo, ma il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi – AKP) testa a testa con il Partito Popolare Repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi – CHP), con una notevole crescita anche di un’altra formazione di opposizione, il Buon Partito (İYİ Parti – İYİ) guidato dalla leader Meral Akşener.

Ankara alza il tiro in politica estera

Il presidente ha così già lanciato la sua campagna elettorale presentando un’agenda politica che rafforza tutti i suoi cavalli di battaglia. In ambito internazionale Erdogan ha cominciato a mostrare i muscoli, alzando abilmente la posta sull’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia, riaccendendo a suon di minacce la vecchia polemica con la Grecia riguardo alle isole dell’Egeo, ribadendo l’interesse strategico nei confronti della Libia, cercando il ruolo di mediatore tra Russia e Ucraina e annunciando un’intensificazione delle operazioni militari nel nord della Siria con l’obiettivo ormai dichiarato di occupare un’intera fascia di frontiera e creare una “zona di sicurezza” in cui sarebbero anche “riallocati” i profughi siriani.

Turchia, così Erdogan si prepara in vista delle elezioni del 2023
Vladimir Putin e Recep Tayyip (Getty Images).

Il ritorno del «progetti folli» del sultano

Erdogan non rinuncia neppure a quelli che a suo tempo definì i suoi «progetti folli»: mastodontiche opere pubbliche, simbolo delle sue ambizioni e delle sue mire neo-ottomane. Nel 2016 è stato inaugurato il terzo ponte sul Bosforo intitolato, se qualcuno avesse dubbi sui modelli politici, al sultano cinquecentesco Selim “Il Crudele” che per decidere la sua successione fece uccidere i suoi fratelli, sette nipoti e cinque dei suoi stessi figli. Nel 2018 è entrato in funzione il nuovo aeroporto internazionale a nord di Istanbul, un hub che dovrebbe diventare il più grande del mondo. Per realizzare queste due opere sono stati disboscati 150 chilometri quadrati di foreste (due volte e mezzo l’estensione di Manhattan), il 7 per cento di tutto il patrimonio forestale. In queste settimane le ruspe sono entrate al vecchio aeroporto Atatürk che verrà demolito per lasciare spazio ufficialmente a un parco, ma che, visto il prestigio dell’area che si affaccia sul Mare di Marmara, potrebbe diventare oggetto di una ghiotta speculazione edilizia a vantaggio degli sceicchi del Golfo, Insieme al vecchio scalo si distrugge simbolicamente un luogo celebrativo del “padre dei Turchi”, Mustafa Kemal, fondatore della Turchia moderna la cui visione rigorosamente laica del Paese ora è nascosta come lo sono, a Istanbul, i mosaici bizantini nelle chiese di Santa Sofia o di San Salvatore in Chora (oggi peraltro chiusa fino a data da destinarsi) ritornate a essere moschee per volere del nuovo sultano.

Turchia, così Erdogan si prepara in vista delle elezioni del 2023
Lavori all’ex aeroporto Ataturk (Getty Images).

Il nuovo canale sul Bosforo renderà il centro storico di Istanbul un’isola

Infine è iniziato l’anno scorso il lavoro al progetto ancora più “folle”: quello del nuovo canale sul Bosforo che creerebbe un secondo stretto tra Mar Nero e Mediterraneo e renderebbe la parte storica di Istanbul un’isola. Sarà la più grande opera infrastrutturale nella storia della Turchia: 45 chilometri di lunghezza, 21 metri di profondità e dai 275 ai 350 metri di larghezza per un costo stimato di 15 miliardi di dollari che comporterà il trasferimento di migliaia di residenti, un’ulteriore feroce disboscamento e numerose incognite ambientali. Istanbul perderebbe i legami con la terraferma, ma anche due importanti bacini acquiferi con rischi di contaminazione delle falde. Inoltre, si chiedono in molti, c’è davvero bisogno di un’altra via d’acqua parallela al Bosforo? Ma Erdogan in questo progetto ha investito parte della sua reputazione e ha già detto: «Che vi piaccia o no il canale verrà completato». I media di opposizione hanno calcolato in 10 miliardi di euro il valore delle infrastrutture che verranno sbriciolate dai bulldozer.

Turchia, così Erdogan si prepara in vista delle elezioni del 2023
L’aeroporto Ataturk verrà trasformato in un parco (Getty Images).

Così Erdogan ha ‘fatto fuori’ i contendenti alla presidenza

Gli esperti si chiedono oggi se qualcuno è davvero convinto che le elezioni del 2023 possano portare a un cambiamento. Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul del CHP eletto a sorpresa nel 2019, rischia una condanna per aver insultato la Commissione elettorale nazionale. Il suo caso verrà deciso a settembre e potrebbe costargli la possibilità di correre per la Presidenza. Canan Kaftancioglu, leader del CHP di Istanbul e una delle artefici della vittoria di Imamoglu, è già stata condannata a 9 anni (pena poi ridotta a 4 anni senza detenzione) per aver insultato il presidente ed è fuori dai giochi. Selahattin Demirtaş, leader del Partito Democratico dei Popoli (Halkların Demokratik Partisi – HDP) è in carcere dal 2016 con l’accusa di aver sostenuto delle proteste filo curde. Possibili contendenti potrebbero essere Kemal Kılıçdaroğlu il 73enne leader del CHP, Meral Akşener leader dell’ İYİ o il sindaco di Ankara Mansur Yavaş, eletto da una coalizione di partiti di opposizione e che attualmente è, secondo alcuni sondaggi, il politico in carica più popolare del Paese. Intanto Recep Tayyip Erdogan in alcuni discorsi elettorali tenuti nelle scorse settimane a Smirne e Van ha sfidato l’opposizione a nominare subito il suo rivale. Ma la strategia migliore è attendere. Molti temono infatti una trappola sapendo i trascorsi di Erdogan e ricordandosi che il suo modello non è il riformista laico Kemal, ma l’assolutista spietato Califfo dell’Islam Selim.