L’enigma del mostro di Firenze, stasera su Nove: la storia vera del serial killer

Redazione
19/03/2022

Al centro del documentario L'enigma del mostro di Firenze, in onda stasera, sabato 19 marzo 2022 alle 23.35 su Nove, la ricostruzione di uno dei casi di più efferati della cronaca italiana.

L’enigma del mostro di Firenze, stasera su Nove: la storia vera del serial killer

La prima serata di Nove propone L’enigma del mostro di Firenze in onda questa sera, sabato 19 marzo 2022, a partire dalle 23.35. Attraverso materiale d’archivio, il documentario si propone di ricostruire la storia di uno dei serial killer più efferati della scena del crimine italiano, autore di delitti che hanno terrorizzato il Paese dal 1968 al 1984. E sui quali rimane una folta coltre di mistero.

L’enigma del mostro di Firenze: cosa sapere sul caso al centro del documentario in onda su Nove alle 23.35

L’enigma del mostro di Firenze: chi è il Mostro di Firenze

Il Mostro di Firenze è il nome con cui la stampa italiana ha soprannominato il serial killer che, tra il 1968 e il 1985, si è macchiato di otto duplici omicidi, tutti commessi nella provincia di Firenze. Vittime della sua furia giovani coppie di fidanzati che si appartavano in auto nelle campagne fiorentine per trascorrere del tempo insieme, lontani da sguardi indiscreti. Scene macabre e raccapriccianti che hanno portato i criminologi a riconoscere il caso come il primo esempio di delitti seriali in Italia, una storia intricata e confusa, che rimane ancora ambigua agli occhi degli inquirenti. 

L’enigma del mostro di Firenze: il modus operandi dell’assassino

Oltre alla tipologia della vittima, gli omicidi avevano come comune denominatore anche l’arma utilizzata per freddare i ragazzi e le ragazze: si trattava di una calibro 22 Long Rifle, caricata con munizioni Winchester marchiate sul fondello del bossolo e riconoscibili da una sigla, la lettera H. Oltre ai fori dei proiettili, i cadaveri presentavano anche ferite d’arma bianca e, in diversi casi, inquietanti mutilazioni di parti del corpo: in particolare, ad alcune delle donne era stato asportato il pube o il seno sinistro. I luoghi interessati dal rinvenimento delle salme hanno suggerito agli investigatori, sin dall’inizio, che il mostro avesse una conoscenza approfondita del posto e un modus operandi per niente casuale: spesso, infatti, sembrava quasi pedinare le persone che aveva in mente di uccidere. 

L’enigma del mostro di Firenze: i delitti

Era il 21 agosto 1968 quando, attorno a mezzanotte, Barbara Locci e Antonio Lo Bianco venivano uccisi da 8 colpi di pistola. Nascosti in una strada nei dintorni del cimitero di Signa, i due, entrambi sposati, si frequentavano clandestinamente. Il primo indiziato fu il marito della donna che, dopo aver cambiato più e più volte versione, confessò e venne condannato. Tuttavia, a distanza di 15 anni, il caso è stato riaperto e collegato ai successivi delitti compiuti dal mostro. A partire dal 1974, finirono nel suo radar Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, Stefano Baldi e Susanna Cambi, Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch (due turisti tedeschi di sesso maschile, di cui uno, probabilmente per i capelli lunghi, confuso con una donna), Claudio Stefanacci e Pia Gilda Rontini e Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot. 

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L’enigma del mostro di Firenze: Pietro Pacciani, il sospettato numero uno

Le indagini delle procure di Firenze e di Perugia, per lungo tempo, non hanno portato a risultati concreti: diversi erano stati gli indagati, tutti puntualmente scarcerati. Nel 1991, tuttavia, è arrivata una svolta: le forze dell’ordine che si erano dedicate a ricostruire solo ed esclusivamente quegli omicidi seriali, riunitesi nella SAM (Squadra Anti-Mostro), avevano deciso di concentrarsi su Pietro Pacciani. All’epoca, l’indagato si trovava in prigione per aver stuprato le figlie e aveva già scontato una condanna di tredici anni per aver ucciso l’amante della fidanzata: li aveva sorpresi in atteggiamenti intimi e, dopo aver accoltellato l’uomo, aveva costretto la ragazza ad avere un rapporto sessuale davanti al cadavere. In una delle prime deposizioni dopo l’arresto, Pacciani aveva confessato di aver avuto un raptus perché aveva visto la fidanzata denudarsi, davanti all’amante, il seno sinistro.

Cosa sapere sulla storia del mostro di Firenze
Pietro Pacciani (Twitter)

Erano state diverse le piste che avevano condotto al suo nome, tra cui una lettera anonima in cui si consigliava di tenerlo d’occhio per la sua personalità brutale e irascibile. Raccolti e verificati gli indizi, è stato arrestato nel gennaio 1993 con l’accusa di omicidio e, un anno dopo, il tribunale di Firenze lo ha condannato all’ergastolo per sette degli otto delitti, assolvendolo per quello del 1968. Sentenza che si era ripetuta in appello. Poi in Cassazione l’annullamento che aveva richiesto un nuovo processo. L’indagato non ebbe modo di presenziarvi: morì, infatti, il 22 febbraio 1998 in circostanze poco chiare. Qualche anno dopo, è emerso un elemento trascurato per anni: i grossi movimenti di denaro rilevati sul suo conto e incompatibili col mestiere di agricoltore hanno fatto pensare che ricevesse denaro per eseguire omicidi su commissione.

Cosa sapere sulla storia del mostro di Firenze
Pacciani in una foto di repertorio (Twitter)

L’enigma del mostro di Firenze: le indagini proseguono

Le indagini così sono andate avanti anche dopo la morte di Pacciani. Diversi furono i depistaggi, altrettante le ipotesi rivelatesi senza fondamento. Tuttavia, la pista del conto in banca ha consentito di individuare alcuni amici di Pacciani, i cosiddetti ‘compagni di merende’, presumibilmente coinvolti nei suoi misfatti: Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Fernando Pucci e Giovanni Faggi. Faggi venne assolto in tutti e tre i gradi di giudizio, mentre Pucci accusò gli altri due indiziati, dicendo di essere stato testimone oculare di due degli otto delitti. Si arrivò, dunque, alla teoria secondo cui Pacciani, Vanni e Lotti fossero gli esecutori materiali e alla condanna dei due per quattro degli otto assassinii. Si fece, di conseguenza, strada l’ipotesi che ci fossero dei mandanti e il movente del mostro fosse di natura magico-esoterica.

L’enigma del mostro di Firenze: le verità che rimangono nascoste 

L’inchiesta rimane ancora irrisolta. Negli ultimi anni, si è aperto un nuovo filone che rimanderebbe a Giampiero Vigilanti, ex legionario, e al suo medico perché possessore di diverse pistole, tra cui la calibro 22 adoperata dall’assassino. A oggi, tuttavia, non c’è ancora nulla di certo, se non che l’arma ha ucciso ben 16 vittime, 4 omicidi sono stati attribuiti ai compagni di merende ma di 3 non si è mai trovato il colpevole.