Elezioni in Angola, vince ancora l’Mpla: João Lourenço resta presidente

Matteo Innocenti
26/08/2022

Le elezioni nel Paese africano sono state vinte di nuovo dall'Mpla, al governo da quasi mezzo secolo: resta presidente João Lourenço. Dopo il boom economico di inizio Anni 2000, è arrivata la crisi: spreco di fondi statali, corruzione, violenza e povertà estrema.

Elezioni in Angola, vince ancora l’Mpla: João Lourenço resta presidente

Il 24 agosto gli angolani sono tornati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica e i deputati dell’Assemblea nazionale. Si trattava della quarta volta dalla fine della lunghissima guerra civile terminata nel 2002. Otto i partiti politici in corsa, due quelli realmente in grado di conquistare il potere: con circa dieci punti di vantaggio ha vinto ancora il Movimento popolare di liberazione dell’Angola (Mpla), guidato dal presidente della Repubblica João Lourenço, che dunque rimane in carica. Niente da fare per Adalberto Costa Junior, leader dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (Unita).

Elezioni in Angola, vince ancora l'Mpla: João Lourenço resta presidente. La situazione nel Paese africano.
Donna angolana si prepara al voto (JOHN WESSELS/AFP via Getty Images)

Margine ridotto, ma ancora vittoria dell’Mpla

Mpla e Unita, opposte nella guerra civile e poi, come sempre, alle elezioni angolane. «A força do Povo» (“La forza del Popolo”) lo slogan del primo partito, «A hora é Agora» (“È adesso il momento”), quello del secondo. Le elezioni del 2017 erano state vinte dall’Mpla con una larga percentuale, 61 per cento, ma in calo rispetto al 72 per cento della tornata precedente (2012). Questo secondo il conteggio ufficiale, contestato da Unita. Nonostante il servizio di sondaggi AngoBarómetro avesse previsto una vittoria di Unita in caso di competizione equa, le prime elezioni in cui hanno votato i cittadini nati dopo la guerra civile sono finite come cinque anni fa: forbice meno larga (51 contro 44 per cento), ma nuova vittoria del partito guidato da Lourenço, come d’altra parte è sempre successo dall’indipendenza dal Portogallo arrivata a metà Anni Settanta.

Elezioni in Angola, vince ancora l'Mpla: João Lourenço resta presidente. La situazione nel Paese africano.
Le elezioni del 24 agosto hanno premiato ancora una volta l’Mpla (JOHN WESSELS/AFP via Getty Images)

Inflazione, povertà, proteste: tanti grattacapi per Lourenço

Scelto personalmente dal suo predecessore José Eduardo dos Santos, che si era dimesso dopo 38 anni di governo, Lourenço è diventato presidente nel 2017. Entrato in carica nel periodo di recessione post boom, Lourenço ha preso le distanza da dos Santos, presentatosi come un uomo in grado di inaugurare una nuova epoca per il Paese. Ma le sue sono rimaste, soprattutto, promesse. Cattiva gestione delle risorse dello Stato, corruzione, povertà estrema, forti diseguaglianze, brutalità della polizia: oggi come cinque anni fa, sono ancora questi i tristi “punti fermi” dell’Angola, attanagliata da una crisi economica aumentata dalla pandemia.

Elezioni in Angola, vince ancora l'Mpla: João Lourenço resta presidente. La situazione nel Paese africano.
Sono sempre più gli angolani che vivono in povertà (DANIEL GARELO PENSADOR/AFP via Getty Images)

Le elezioni si sono svolte in un clima infuocato, viste le manifestazioni sempre più frequenti nella capitale Luanda e nelle altre città del Paese, dove si sta verificando un aumento incontrollato dei prezzi. Sono sempre più gli angolani che vivono al di sotto della soglia della povertà e il contrasto tra i pochi ricchi e i tanti poveri è evidente a Luanda, mai diventata la “nuova Dubai” sognata dall’Mpla. Frequenti gli scioperi dei lavoratori, come i docenti e i tassisti, scesi spesso in piazza contro le restrizioni imposte dal governo durante la pandemia. Le dimostrazioni sono ultimamente sfociate in episodi di violenza, con numerosi arresti.

Elezioni in Angola, vince ancora l'Mpla: João Lourenço resta presidente. La situazione nel Paese africano.
Un quartiere povero della capitale Luanda (SAUL LOEB/AFP via Getty Images)

Angola, un Paese dove la ricchezza è per pochi

Angola, E pensare che, in linea teorica, l’Angola sarebbe un Paese ricco. Terzo produttore di petrolio in Africa, la sua economia era cresciuta mediamente del 17 per cento ogni anno dal 2004 al 2008. Nel 2014, l’Angola aveva il terzo Pil dell’Africa sub-sahariana, dopo Nigeria e Sudafrica. Ovviamente, già in questo periodo la ricchezza si è concentra sempre di più nelle mani di pochi: ad esempio Isabel dos Santos, figlia maggiore dell’ex presidente José Eduardo, che posta a capo della società petrolifera statale è ben presto diventata la donna più ricca d’Africa, con un patrimonio superiore a due miliardi di dollari, secondo Forbes. Dopo un periodo di eccezionale crescita, con il calo del prezzo del petrolio l’Angola è entrato in una grave crisi economica.

L’Angola, che dipende dalle esportazioni di materie prime più di qualsiasi altra nazione dell’Africa sub-sahariana, sta oggi pagando il prezzo di questa dipendenza in modo pesante. La crisi sta avendo importanti ripercussioni, anche sanitarie: la mortalità infantile è ancora a livelli altissimi (l’Angola nel 2009 era al terzo posto in questa triste graduatoria mondiale), così come lo sono i tassi di malnutrizione di analfabetismo.

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Un gruppo di sostenitori del presidente Lourenço (JULIO PACHECO NTELA/AFP via Getty Images)

Angola, i passi in avanti nei diritti umani

In anni di crisi, l’Angola ha fatto almeno qualche passo avanti nei diritti umani: il codice penale entrato in vigore nel 2021 non considera più un reato le relazioni omosessuali, criminalizza le mutilazioni genitali e le molestie sessuali, amplia le circostanze in cui l’aborto è legalmente consentito. Sul fronte dei diritti umani, il tasto dolente è rappresentato ancora dalle forze di sicurezza dello Stato, ancora troppo spesso coinvolte in gravi violazioni: uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, detenzioni arbitrarie, persino esecuzioni sommarie. Male tra i confini, un po’ meglio fuori: l’Angola negli ultimi anni ha continuato i propri sforzi nella risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace in tutta l’Africa centrale. E, in tempo di pandemia, nel suo discorso alla 76a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre 2021, il presidente Lourenço ha spinto per un accesso universale ai vaccini anti-Covid, per «consentire una produzione più ampia e una distribuzione equa su scala globale», invitando inoltre la comunità internazionale a intraprendere «azioni adeguate e sufficienti» per scoraggiare i colpi di Stato militari in Africa, come quelli avvenuti in Mali e Guinea.