L’esilio dei Duchobory

Redazione
25/06/2021

La minoranza etnico-religiosa fuggì dalla Russia per via della repressione dell'impero zarista, trasferendosi in Nord-America. Qui i membri continuano a coltivarne le tradizioni e diffondere un messaggio di pace.

L’esilio dei Duchobory

Originari della Russia del 1700 e perseguitati per oltre due secoli dall’impero zarista, i Duchobory, piccola minoranza etnico-religiosa, sono i protagonisti di una delle più grandi migrazioni di massa della storia.

Dalla Russia al Canada, una migrazione di massa

Nati come movimento di protesta contro la Chiesa cristiana ortodossa e la brutalità della società dell’epoca, i Duchobory decisero, visto l’aggravarsi della situazione in patria, di trasferirsi in massa nel Nord-America. Era il 1899, quando giunsero in Canada. Stabilitisi per un certo periodo nella provincia del Saskatchewan, si trasferirono, poi, nella Columbia Britannica, nel distretto regionale di Kootenay, formando la comunità Brilliant. Convinti sostenitori dei messaggi di non violenza e uguaglianza, hanno sempre adottato uno stile di vita povero, legato alla spiritualità e lontano dalla ricerca forsennata di beni materiali. Si riconoscevano nell’ascetismo dello scrittore Lev Tolstoj, che alla loro causa donò, addirittura, le royalty del suo romanzo Resurrezione per finanziare il viaggio di oltre 7500 persone.

I Duchobory nella società moderna

Diventati celebri in terra canadese per il loro pacifismo, la dedizione alla causa vegetariana e la melodia dei loro canti corali, i Duchobory differiscono profondamente da ogni altra minoranza. Alcuni studiosi hanno individuato similitudini con i Quaccheri e i Mennoniti. Altri, invece, ne hanno parlato come degli antenati degli hippy, ma nessuna popolazione sembra incarnarne a pieno lo spirito. Lavoratori instancabili, negli anni si sono distinti per un particolare talento nella falegnameria e nelle attività agricole. Qualità che, nel 1899, si sono rivelate preziose per il governo canadese. Impiegati nella costruzione e successiva gestione delle fattorie, è grazie alla loro opera che si è riuscito ad arricchire un entroterra altrimenti brullo e spoglio.

Il rapporto con la religione dei Duchobory

Il loro approccio alla religione è particolare e, per questo, facilmente scambiato per controverso: «I Duchobory credono che lo spirito di Dio abiti in ognuno di noi, considerano la Bibbia un’opera storica, non un testo sacro, cantano i salmi e pregano in stanze spartane più che nelle chiese», ha spiegato alla Bbc Ryan Dutchak, direttore del Doukhobor Discovery Centre. «Questo implica automaticamente un rifiuto delle icone religiose, per dare priorità all’uguaglianza e alla diffusione di un messaggio di pace». Nato e cresciuto in una famiglia cattolica ma con una nonna discendente dai Duchobory, Dutchak vi si è avvicinato dopo aver partecipato al Castlegar’s Peter’s Day Festival. Si tratta di un’occasione di preghiera, canti e riscoperta della cucina russa organizzata, ogni anno, nel mese di giugno. «Sono rimasto affascinato dalle loro idee, da quel pacifismo così radicato e profondo che, ancora oggi, è il caposaldo della loro identità».

Duchobory, il nome nato da un’offesa

Chiamati offensivamente Duchobory, lottatori contro lo spirito, da un arcivescovo ortodosso nel XVIII secolo, col tempo hanno imparato ad accettare quel nome, conferendogli un’accezione positiva. Oggi, il villaggio di Brilliant, che prima ospitava più di 6000 abitanti, ne accoglie molti di meno, ma rimane un polo culturale importante, salvaguardato dall’attività della Union of Spiritual Communities of Christ (USCC), un ente che si occupa di beneficienza e lavora per mantenerne in vita l’eredità attraverso iniziative culturali.

Religione e banchetti, così i Duchobory resistono

Dividendosi tra il ruolo di hub comunitario e centro religioso, l’associazione organizza incontri di preghiera, banchetti, spettacoli, matrimoni e funerali. «Ogni domenica si svolge una funzione religiosa, mentre gruppi di due o tre persone si occupano di allestire i banchetti a base di pane, lapsha (spaghetti simili a noodles) e borshch (minestra di barbabietola)», ha aggiunto Vera Kanigan, una dei membri più longevi della comunità di Duchobory di Castlegar. «Ci sono vari cori, gruppi che promuovono attività di giustizia sociale e attivismo ambientale. Addirittura un centro culturale che offre ripetizioni e lezioni di russo».

Contrasti sulla proprietà delle terre occupate e sull’assimilazione alla cultura canadese hanno progressivamente portato alla graduale scomparsa dei villaggi tradizionali e all’inclusione del gruppo etnico nel tessuto cittadino locale. Attualmente, in Canada vivono tra i 20mila e i 30mila Duchobory, divisi tra Grand Forks, Columbia britannica e Calgary, di cui solo un decimo ancora legato alle pratiche religiose e alla vita povera e comunitaria delle origini. Le tradizioni, però, non sono scomparse: le nuove generazioni contribuiscono a tenerle vive con festival, show cooking e performance che, Covid permettendo, solitamente attraggono un cospicuo numero di turisti.