Droga, il nome del senatore Tommaso Cerno nell’inchiesta romana: «È stato il mio ex»

Redazione
16/02/2022

Sono state quattro le consegne di cocaina effettuate, tra ottobre e novembre 2019, a casa del politico, che si dichiara estraneo ai fatti e afferma: «Ero fidanzato con un ragazzo che aveva problemi»

Droga, il nome del senatore Tommaso Cerno nell’inchiesta romana: «È stato il mio ex»

«All’epoca ero fidanzato con un ragazzo che aveva dei problemi. Evidentemente quando non ero a casa ha ricevuto gli spacciatori presso la mia abitazione per farsi consegnare cocaina». Così il senatore del Partito Democratico Tommaso Cerno, giornalista ed ex direttore de L’Espresso, ha spiegato perché il suo nome appare nell’inchiesta dei Nas sul traffico di stupefacenti a Roma. Cerno, nell’inchiesta della procura capitolina, figura come presunto cliente della cosiddetta «famiglia romana», duo composto dagli indagati Danny Beccaria e Clarissa Capone, che avrebbero effettuato ben quattro consegne di cocaina a casa sua tra ottobre e novembre 2019, per un ammontare complessivo di 930 euro circa. Gli inquirenti sottolineano che non ci sono accuse a carico del senatore. Cerno ribadisce la sua estraneità ai fatti e anche di aver collaborato subito con i carabinieri, appena avuta la notizia tre settimane fa. Poi racconta la storia di quelle “consegne”, che passa per una relazione sentimentale ormai finita.

Perché la cocaina è stata consegnata a casa di Cerno

Tommaso Cerno ha spiegato che nel periodo preso in esame dall’inchiesta era fidanzato con un ragazzo che evidentemente – il senatore sottolinea di averlo scoperto solo ora – aveva problemi di droga e probabilmente, quando lui non era presente, usava la sua casa come indirizzo per gli spacciatori. «Io non ne sapevo nulla, né ho mai avuto rapporti con nessuno di loro», sottolinea Cerno. «Quando mi hanno avvisato, i carabinieri mi hanno anche detto di informarli se ci fossero stati problemi ma nessuno mi ha mai avvicinato. Ho voluto bene a questa persona e sono molto dispiaciuto per lui anche se la nostra storia è finita da tempo». Le intercettazioni telefoniche confermano il ruolo avuto dall’ex fidanzato, che faceva gli ordini con il suo nome. A menzionare Cerno sono stati poi gli spacciatori che, al telefono, lo chiamavano solo «il politico» o «il senatore».

Droga, il nome del Senatore Tommaso Cerno nell'inchiesta sul traffico di stupefacenti a Roma
Veduta aerea di piazza Venezia a Roma (Getty Images)

Come venivano effettuate le consegne di droga a casa

L’inchiesta riguarda fatti accaduti tra ottobre e novembre 2019, per un totale di 290 spedizioni tracciate e un giro d’affari stimato in poco meno di 5 milioni di euro. Ad oggi, sono trentanove le persone arrestate. Nell’inchiesta, figurano vigili urbani, funzionari di banca e dell’Agenzia regionale delle case popolari. C’è anche Claudia Rivelli, sorella di Ornella Muti. Per lei l’accusa non riguarda l’acquisto di cocaina, ma di quattro flaconi di Ghb, la droga dello stupro, che sarebbe stata poi spedita al figlio. Claudia Rivelli si è difesa, affermando di non sapere cosa ci fosse in quei flaconi, che ha dichiarato di aver usato per lucidare l’argenteria. La versione non ha convinto i giudici. Le indagini hanno portato anche a un alto nome dell’esercito che per le consegne aveva dato l’indirizzo della caserma.  Le consegne venivano effettuate a domicilio per superare i limiti imposti dal lockdown, ma avvenivano anche a casa dei pusher o in alcuni locali capitolini nella zona del centro storico, principalmente tra piazza Venezia, piazza Navona e piazza Risorgimento. La più “ordinata” era proprio la droga dello stupro, ma i Nas hanno registrato anche 16 nuove sostanze, mai arrivate prima nel nostro Paese.