L’Atlantide del mare del Nord

Fabrizio Grasso
03/08/2021

Uno tsunami 8 mila anni fa cancellò la piana di Doggerland e la sua popolazione, isolando il Regno Unito dal continente. Ora grazie a una mostra a Leiden è possibile riscoprire quel mondo perduto.

L’Atlantide del mare del Nord

Un’Atlantide perduta nel Mare del Nord. Dopo decenni di ricerche e ritrovamenti archeologici lungo la costa olandese, una grande mostra è ora in grado di offrire una finestra su Doggerland, una vasta distesa situata fra le isole britanniche e le coste olandesi che è stata sommersa a seguito di un imponente tsunami circa 8000 anni fa. La massa d’acqua, creatasi a seguito di una frana sottomarina al largo delle coste della Norvegia, ha isolato la Gran Bretagna dal resto del continente europeo.

La mostra, Doggerland: Lost World in the North Sea (Doggerland: il mondo perduto nel Mare del Nord), è stata allestita al Rijksmuseum van Oudheden (Museo nazionale delle antichità) di Leiden, nell’Olanda meridionale, e sarà visitabile fino al prossimo 31 ottobre. Nelle sale sono esposti più di 200 oggetti che comprendono ossa animali, antichi utensili da caccia e fossili umani, tra cui il frammento del cranio di un giovane Neanderthal.

Il prezioso lavoro degli archeologi dilettanti

Gli abitanti di Doggerland, cancellati da una delle peggiori calamità naturali della storia, stanno man mano tornando alla luce grazie al lavoro degli archeologi dilettanti. Le spiagge artificiali, costruite per proteggere le coste dalla violenza del mare, sono infatti aperte e offrono quotidianamente i resti di un mondo antico. «Abbiamo una meravigliosa comunità di archeologi dilettanti che quotidianamente percorrono queste spiagge alla ricerca di fossili e manufatti», ha dichiarato al Guardian Sasja van der Vaart-Verschoof, assistente curatrice del dipartimento di preistoria del museo. «Noi lavoriamo per analizzare e studiare questi reperti». Uno dei ritrovamenti più interessanti degli ultimi anni risale al 2016. Un infermiere, Willy van Wingerden trovò uno strumento di selce risalente a oltre 50 mila anni fa, usato probabilmente per radersi il capo. L’uomo, che ogni giorno passeggia sulla riva durante le pause dal lavoro, si è imbattuto anche in frammenti di crani umani e nei resti della mascella di una iena.

Il cuore dell’Europa distrutto dal cambiamento climatico

Come ricorda van der Vaart-Verschoof, Doggerland era anticamente una piana secca e asciutta, «un luogo meraviglioso per la vita e la sopravvivenza degli uomini cacciatori-raccoglitori. Era il cuore dell’Europa». Le ampie pianure erbose infatti ospitavano grandi mandrie di animali, tra cui renne, e grandi predatori come leoni, tigri dai denti a sciabola, lupi e iene delle caverne. «Doggerland è molto utile anche per imparare dal passato», ha concluso van der Vaart-Verschoof. «La sua storia ci mostra quanto possa essere distruttivo il cambiamento climatico. Gli effetti, oggi come allora, potrebbero essere devastanti».