Descalzi resta ad o parte la successione? Come sarà l’Eni targata Meloni

Andrea Muratore
21/09/2022

L'ad Claudio Descalzi è pronto per il quarto mandato. Ma la Meloni punta ad averlo come ministro di peso nel suo governo. Se così fosse, per la guida del Cane a sei zampe in ballo ci sono due interni: Guido Brusco, manager in grande ascesa. E Lapo Pistelli, capo delle relazioni istituzionali, che punta sul legame con Crosetto.

Descalzi resta ad o parte la successione? Come sarà l’Eni targata Meloni

Mentre naviga nella tempesta energetica globale, l’Eni comincia a pensare al suo futuro dopo che si sarà concluso nella primavera del 2023 il terzo mandato di Claudio Descalzi, amministratore delegato dal 2014 che, in caso di riconferma, supererebbe per longevità i due dirigenti che più a lungo hanno guidato la società: Paolo Scaroni, suo predecessore tra il 2005 e il 2014, e nientemeno che il padre fondatore Enrico Mattei, alla guida dell’Eni dal 1953 fino alla tragica morte avvenuta nel 1962.

L’ipotesi di Descalzi ministro: un po’ come Tillerson con Trump

Descalzi è dato come “blindato” in caso puntasse a un quarto mandato, qualora fosse il centrodestra a decidere la tornata di nomine nel 2023. Ma se Giorgia Meloni, in caso di vittoria e ascesa al governo, spingesse per avere il manager nella sua squadra, per l’ad del Cane a sei zampe le opzioni sono molteplici: per lui potrebbero aprirsi le porte del ministero dello Sviluppo economico, della Transizione ecologica o, ipotesi ancor più suggestiva, degli Esteri, in una riproposizione di quanto fatto da Donald Trump che nel 2017 nominò al dipartimento di Stato l’executive di ExxonMobil Rex Tillerson.

Cane a sei zampe - Descalzi ad o via alla successione? Come sarà l'Eni targata Meloni
Claudio Descalzi (Getty)

Rinnovo di Descalzi o meno, la partita per la successione è già aperta da tempo. E riguarda, molto da vicino, anche il posizionamento internazionale del Paese, di cui l’Eni dai tempi di Mattei è un ministero degli Esteri aggiunto. Nel progetto della Meloni e del centrodestra su Eni sono chiare le priorità: permettere all’azienda di San Donato Milanese di continuare a essere una punta di lancia della diversificazione energetica nazionale; promuovere un ricambio dirigenziale sostituendo le figure di maggior peso ritenute troppo legate alla galassia del Partito democratico; infine, portare al declino il percepito peso di un “partito francese” per consolidare la nuova rotta geopolitica di Eni, sempre più pro-Usa.

Il dossier EastMed può essere la chiave della successione

La corsa alla successione, in un gioco che vede al centro l’apparato vicino a Descalzi, è cominciata. Tanto che le varie cordate hanno già preso posizione sui dossier chiave. Primo tra tutti: il gasdotto EastMed che potrebbe portare il gas in Italia dal Mediterraneo orientale, aprire all’arrivo dell’oro blu da Egitto, Cipro, Grecia e Israele, far accelerare sulla diversificazione dalla Russia, realizzare un progetto geostrategico che ha il suo padre nell’ex Segretario di Stato Usa Mike Pompeo e un sostenitore, da maggio 2022, nel successore Tony BlinkenEastMed è «un’iniziativa nata quasi sette anni fa che ha avuto l’indubbio valore politico di far ragionare i Paesi dell’area per uno sviluppo congiunto e cooperativo delle risorse. Infatti a valle di questi sette anni la storia di successo è la cooperazione energetica tra Israele ed Egitto. Ma è giusto ricordare, per quanto riguarda l’Italia e l’Europa, che vi sono alternative in tempi più brevi e più economiche». Parole di Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, ex viceministro degli Esteri di Federica Mogherini e Paolo Gentiloni ai tempi del governo Renzi, già deputato e europarlamentare per Margherita e Pd. Pistelli ha parlato nel merito di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Attività produttive della Camera dei Deputati il 17 maggio 2022.

Di diverso avviso invece le parole pronunciate il 6 settembre a Milano alla prestigiosa conferenza internazionale Gastech 2022 da Guido Brusco, direttore generale Natural Resource di Eni. Brusco ha parlato dell’obiettivo Eni di smarcarsi dal gas russo entro il 2025 dicendo: «Abbiamo sempre creduto nel ruolo del Mediterraneo orientale come regione chiave per la diversificazione degli approvvigionamenti e la sicurezza energetica dell’Europa». Nessun riferimento esplicito a EastMed, ma si parla a nuora perché suocera intenda. Ed è interessante notare che la notizia sia filtrata più sui media ciprioti e greci, che ne hanno dato buon risalto, che su quelli italiani.

Chi dopo Descalzi? Brusco e Pistelli, destini opposti

Dalle parole di Brusco molti addetti ai lavori hanno ricavato l’idea che siano partite in grande stile le manovre per la successione a Descalzi, argomento che si porrebbe in tempi brevi se lo schema di un passaggio al governo del top manager dovesse concretizzarsi. E per il chief operating officer del gruppo il panel di riferimento è stata un’investitura diplomatica, dato che ha parlato a Milano al fianco di figure del calibro di Laura Lochman, vicesegretario dell’Ufficio per le risorse energetiche del Dipartimento di Stato americano, Tarek El Molla, ministro del petrolio egiziano, e Oama Mobarez, segretario generale del Forum del Gas del Mediterraneo Orientale. Brusco, classe 1970, in Eni dal 2005, garantirebbe un focus operativo e una conoscenza delle dinamiche del mercato energetico certamente preziosi in questa fase. Un “apprendistato” il suo molto simile a quello compiuto da Descalzi in maniera felpata negli anni finali dell’era Scaroni. E che porta molti osservatori del dossier Eni a ritenere che il vero successore possa essere lui.

Brusco - Descalzi ad o via alla successione? Come sarà l'Eni targata Meloni
Guido Brusco (dal sito Eni)

Ognuno, come detto, gioca la sua partita. Descalzi ha interesse a uscire, ora o in futuro, a testa alta come manager capace di plasmare il futuro di Eni e ha la volontà di giocare un ruolo nella scelta del suo successore. Un passaggio alla Farnesina in una fase critica per la partita energetica avrebbe inoltre il senso di consolidare gli effetti della graduale svolta atlantica del Cane a sei zampe che la premiazione di Descalzi con il Distinguished Business Leadership Award 2022 a fianco di Mario Draghi all’Atlantic Council nel maggio scorso ha certificato. Una sua permanenza in Eni ora appare maggiormente legata a progetti futuri come EastMed in cui Brusco avrebbe ulteriore esposizione e visibilità. Pistelli, dalla sua, gioca la sua partita per restare al vertice di Eni e evitare di essere messo da parte in un futuro round dove sarà il centrodestra a orientare le nomine. 

L’Eni sempre più atlantica e anti-Russia verso il futuro

Un’Eni sempre più convintamente anti-russa e in cui la ri-nazionalizzazione della strategica energetica dell’Italia andrebbe di pari passo con la ricerca di una sintonia con Washington sull’agenda da promuovere. Di cui EastMed appare un pivot cruciale. Per la poltrona della presidenza un governo Meloni farebbe venire meno l’opzione di spostare all’Eni la direttrice del Dis Elisabetta Belloni e nel centrodestra starebbe prendendo piede l’idea di sostituire Lucia Calvosa, nominata in quota cinque stelle del 2020, con un nome più prestigioso e capace di garantire un alto standing istituzionale. La cui selezione sarà un banco di prova per l’ingresso del mondo vicino a Meloni nelle stanze del potere italiane.

Pistelli - Descalzi ad o via alla successione? Come sarà l'Eni targata Meloni
Lapo Pistelli (al centro) ai tempi del governo Renzi (STRINGER/AFP via Getty Images)

Chi quindi si trova oggigiorno in bilico è Pistelli, il quale vuole però giocare la carta dell’accreditamento che legittimamente vanta per aver, nel 2020, contribuito con forza al rinnovo di Descalzi facendo pressione sul governo Conte II attraverso i legami con Dario Franceschini e Simone Guerrini, suo ex compagno di militanza tra i giovani democristiani e direttore dell’Ufficio di segreteria di Sergio Mattarella. Oggi invece la mediazione con il centrodestra è tentata attraverso la stretta nei rapporti con un altro ex giovane democristiano, Guido Crosetto, tra i consiglieri più ascoltati di Giorgia Meloni. Certamente è apparso ampiamente allusivo il fatto che nella giornata del 20 settembre Pistelli in un tweet abbia pubblicato un elogio alla trilogia di Antonio Scurati su Benito Mussolini.

Allusivo perché lo scrittore giusto poco più di un mese fa ha segnato un solco importante nelle critiche alla leader di Fratelli d’Italia, da lui definita «nel solco del populismo di Mussolini». Sarà decisamente dura, con queste premesse, trovare una quadra in caso di vittoria della coalizione conservatrice. La Meloni, in caso di ascesa al governo, si troverà a dover gestire un’Eni in cui cordate e gruppi di pressione lavorano per tirare acqua al proprio mulino. E in cui il centrodestra potrebbe essere atteso da una prima prova di maturità sulle nomine, la continuità aziendale, il futuro delle partecipate più strategiche e il loro ruolo come garanti dell’adesione del Paese ai trend dominanti e più importanti del sistema-globale. Che oggi vedono nell’Eni, antica nemica delle Sette Sorelle anglosassoni e pontiere dell’asse energetico tra Italia e Russia, un presidio fondamentale su cui gli Usa puntano per consolidare l’alleanza con l’Italia nei dossier di comune interesse.