L’ultima ruota del calcio

Matteo Innocenti
11/11/2021

Sono la parte passionale, usati per pubblicizzare gli eventi e all'occorrenza spremuti come limoni. Il caso Dazn è solo l'ultimo di una lunga serie. Dalla Superlega al campionato spezzatino, i provvedimenti che hanno allontanato i tifosi e svuotato gli stadi.

L’ultima ruota del calcio

Il calcio è dei tifosi. Bello slogan, ma niente di più falso. Duole dirlo. Nel nome di una fede, sono davvero tanti i rospi che gli appassionati hanno dovuto ingoiare nel corso degli anni. L’ultimo in ordine di tempo, la mossa a sorpresa di DAZN, che con un colpo di spugna ha cancellato la concurrency, ovvero la possibilità di vedere in contemporanea su due dispositivi lo stesso evento in diretta. E pensare che proprio su questo, la scorsa estate, aveva puntato forte la campagna abbonamenti.

Perché DAZN ha deciso di eliminare la doppia utenza

La piattaforma di streaming, che detiene i diritti di tutto il campionato fino al 2024, eliminerà dunque la doppia utenza per singolo abbonamento. L’intenzione di DAZN è di farlo entro metà dicembre, per combattere al più presto la pirateria: per ogni partita si registra infatti un 20 per cento di utilizzo non conforme, mentre sul web proliferano i siti che facilitano la condivisione della visione. Resterà almeno consentito l’utilizzo congiunto a due device che si collegano dallo stesso IP, in famiglia insomma. Il succo non cambia: si tratta di un cambio in corsa ad abbonamento sottoscritto, che giustamente ha fatto infuriare i tifosi. Il Codacons ha presentato un esposto ad Agcom e Antitrust «per accertare se l’eventuale stop agli abbonamenti multiuso possa violare le norme contrattuali e il Codice del consumo, con conseguente lesione dei diritti dei consumatori». E il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti, ha già convocato i vertici dell’azienda, che hanno accettato l’invito, per il prossimo 16 novembre con l’obiettivo di «Fare chiarezza». Così la questione è immediatamente diventata politica. Sul tavolo c’è l’ipotesi di uno slittamento delle modifiche alla prossima stagione. In tanti, d’altronde, starebbero già pensando alla disdetta: secondo la ricerca Boom Video Streaming di Sensemakers, mezzo milione di abbonati potrebbero presto lasciare DAZN. Uno su quattro. D’altra parte, come evidenziato dallo stesso studio, il 30 per cento gli utenti nella fascia 18-34 anni ha sottoscritto l’abbonamento proprio per la possibilità di condividere un account.

Dazn, tifosi costretti a buffering continui, black out e costi elevati

Il discorso della condivisione si lega a quello dei costi. L’abbonamento mensile a DAZN ha un prezzo di 30 euro. Troppo, a detta di tanti, per il servizio che viene offerto, tra buffering continui, ritardi, black-out improvvisi e problemi di avvio della app. Il 23 settembre, ad esempio, gli abbonati non sono riusciti ad assistere ai primi tempi di Sampdoria-Napoli e Lazio-Torino. La piattaforma si è scusata, promettendo un rimborso per gli utenti interessati dal malfunzionamento. Ma va da sé che non può essere sempre questa la soluzione. E ogni problema sarebbe più tollerabile, se la spesa fosse minore.

Già, la spesa. Gli abbonamenti relativi al calcio hanno fatto come pani e pesci e in estate si sono moltiplicati. DAZN si è aggiudicato i diritti del campionato di Serie A per le stagioni 2021/24. Per vedere interamente la Champions League servono però Sky (che dopo aver perso il ruolo di pivot, in Serie A conserva tre partite a turno in co-esclusiva) oppure Infinity+, piattaforma streaming di Mediaset che torna così nel calcio pay dopo l’esperienza sfortunata di Premium. A una delle due bisogna poi aggiungere Prime Video di Amazon, che si è aggiudicata l’esclusiva di 16 match di Champions League del mercoledì.

Il campionato spezzatino, il prossimo weekend dieci partite in nove orari diversi

Roba da far venire il mal di testa. Esattamente come la suddivisione di ogni singola giornata di campionato. In estate, DAZN aveva espresso la volontà di trasmettere dieci partite in altrettanti differenti orari. Levata di scudi, assolutamente impossibile. Ebbene, basta dare un’occhiata al weekend calcistico dopo la sosta per le nazionali: dieci partite, spalmate dal venerdì al lunedì in nove orari diversi. Le uniche in contemporanea saranno Salernitana-Sampdoria e Bologna-Venezia alle 15 di domenica. Insomma, Serie A sulle orme della Liga spagnola, dove lo spezzatino è già diventato totale.

La Superlega e la scomparsa della meritocrazia nel calcio

Altro schiaffo ai tifosi, al momento rispedito ai mittenti: la Superlega, alternativa alla Champions League annunciata il 20 aprile 2021 da Juventus, Inter, Milan, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham, forti di un’offerta da 3,5 miliardi da parte di JP Morgan. Il progetto si è arenato dopo le proteste dei tifosi, ma è destinato, prima o poi, a tornare d’attualità. Nonostante contro si siano mossi oltre ai supporter, calciatori e allenatori, persino delle squadre direttamente interessate. L’ipotesi di un campionato parallelo, chiuso a pochi privilegiati, senza promozioni o retrocessioni, a detta di molti eliminerebbe l’essenza stessa del pallone e la sua meritocrazia. Sarebbe il colpo di grazia ai sogni di gloria delle squadre più piccole e azzererebbe le soprese e le storie da copertina, come l’Atalanta in Champions o il Leicester campione d’Inghilterra. Nell’occasione, soprattutto all’estero, qualcuno almeno si prese la briga di chiedere scusa ai fans.

Caro biglietti, per un abbonamento in curva alla Juventus servono 650 euro

E coda dire del caro biglietti, praticato dalle società con la scusa, solo parzialmente accettabile, della pandemia? La Juventus, già nel 2019, aveva alzato il prezzo degli abbonamenti in curva a 650 euro. Recentemente, le poltroncine rosse del Meazza per il derby d’Italia tra Inter e Juventus costavano 350 euro (in un match in cui servivano 50 euro per un posto al terzo anello). Per il suo ritorno in Champions League, avversario l’Atletico Madrid, il Milan ha venduto il secondo anello di San Siro a 120 euro. Aumenti anche a Bologna, Bergamo, Cagliari, Genova e Torino sponda granata, pari a circa il 30 per centro. Colpa del Covid, dicevamo: da una parte il bisogno di ricominciare a fare soldi, dall’altra le capienze limitate. Fatto sta che andare allo stadio è diventato un vero lusso.

La tessera del tifoso, perché mandò su tutte le furie gli ultras

Per qualche anno, vedere le partite dal vivo in modo “occasionale” era invece diventata una mission impossible. Colpa della tessera del tifoso, introdotta a partire dal 2010 per fidelizzare, ma soprattutto identificare gli spettatori, al fine di aumentare la sicurezza negli impianti. Fortemente osteggiata dal mondo ultras, che la riteneva una limitazione anticostituzionale alla libertà di spostamento, in pochi anni (è stata abolita nel 2017) aveva portato a un calo nella media spettatori di 3.562 unità, quasi il 14 per cento. Serviva come condizione necessaria per sottoscrivere l’abbonamento o andare in trasferta, le cui singole partite potevano essere cedute ai non abbonati, purché anch’essi tesserati. In generale il meccanismo di compravendita e cessione, aggravato dalla pressoché contestuale introduzione del biglietto nominale, risultava estremamente macchinoso, stancante. In grado di far passare la voglia di vedere la partita allo stadio. Le lacune piuttosto evidenti, portarono nel giro di sei stagioni alla sostituzione della tessera del tifoso con la Fidelity Card, che permette di ottenere agevolazioni sui prezzi dei biglietti e prelazioni per partite di cartello, senza però essere obbligatoria.

Stadi a capienza limitata, l’ultima lotta dei tifosi

Dopo quasi due anni di stadi vuoti, infine, la Serie A è ripartita con impianti al 50 per cento della capienza, portata recentemente al 75. Per entrare serve il Green Pass e sebbene si tratti di spettacoli all’aperto, il tutto esaurito è vietato. Una contraddizione inaccettabile per molti: «Non è possibile avere nel cinema al chiuso il 100 per cento del pubblico e negli stadi il 75 per cento. In Inghilterra da agosto sono al cento per cento e hanno 20 mila contagi al giorno, in Spagna da inizio ottobre hanno piena capienza e in proporzione alla popolazione hanno un numero di contagi simile al nostro», ha sottolineato il presidente della Lega A Paolo Dal Pino. Tra l’altro, questa limitazione ha portato nel giro di pochi giorni allo scioglimento di due tifoserie organizzate, fedeli al principio del tutti o nessuno: prima la Curva Nord Pisani, cuore caldo del tifo atalantino, poi la Blue Generation Empoli, storica frangia ultras toscana, che invece di decidere chi dovesse entrare o meno allo stadio, hanno ammainato per sempre striscioni e bandiere. In segno di protesta contro un calcio che, evidentemente, non è più loro.