Crisi Ucraina: tutte le volte che Salvini ha esaltato Putin

Redazione
24/02/2022

Oggi Salvini condanna l'aggressione in Ucraina senza citare né la Russia né Putin. Del resto la stima del segretario della Lega nei confronti dello 'zar' è di vecchia data. Nel 2014 salutò addirittura come un successo la vittoria elettorale dei separatisti a Lugansk e Donetsk.

Crisi Ucraina: tutte le volte che Salvini ha esaltato Putin

Stamani alle 4 ora italiana Vladimir Putin ha sferrato una «operazione militare» – il leader del Cremlino non ha usato le parole ‘guerra’ e ‘invasione’ – in Ucraina. Immediate le reazioni internazionali. In Italia il presidente del Consiglio Mario Draghi, condannando l’attacco, ha convocato il Cisr, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Duro anche il ministro degli Esteri Di Maio: «L’operazione militare russa è una gravissima e ingiustificata aggressione, non provocata, ai danni dell’Ucraina, che l’Italia condanna con fermezza. Una violazione del diritto internazionale. L’Italia è al fianco del popolo ucraino, insieme ai partner Ue e atlantici». «La comunità internazionale deve rispondere in maniera ferma e coesa», gli ha fatto eco il titolare della Difesa Lorenzo Guerini. «Ci stiamo confrontando coi nostri alleati e forniremo il nostro pieno supporto alle misure che insieme decideremo».

Salvini e Putin: la storia del rapporto tra i due
Salvini ancora in Piazza Rossa.

Il tweet di Matteo Salvini sull’aggressione russa in Ucraina

«Un giovedì orribile, immagini che non avremmo mai più voluto vedere, speriamo che tutto si fermi presto e che ragione prevalga», ha twittato invece Matteo Salvini. «La Lega condanna con fermezza ogni aggressione militare, auspicio è immediato stop alle violenze, sostegno a Draghi per una risposta comune degli alleati».

 

Salvini nel tweet di condanna non cita né Putin né la Russia

Il segretario della Lega nel suo messaggio non cita né Putin né la Russia. Dettaglio che non è passato inosservato ai commentatori. Nei giorni scorsi in Rete erano tra l’altro riapparsi i suoi vecchi post di appoggio a Vladimir Putin. Dichiarazioni che rilette alla luce di ciò che sta avvenendo nel cuore dell’Europa fanno pensare. Eccone alcune.

Quando Salvini salutava la vittoria dei filo-russi a Luhansk e Donetsk

Era il 3 novembre 2014, e Salvini allora europarlamentare salutava con favore la vittoria dei partiti filo-russi nelle repubbliche di Lugansk e Donetsk, le stesse che Putin ha riconosciuto ufficialmente pochi giorni fa.

Il referedum della Crimea salutato come segnale di indipendenza

Salvini si schierò con Putin anche quando il presidente russo decise di annettere la Crimea. Mentre la comunità internazionale condannava l’atto in modo pressoché unanime, il 12 ottobre 2014 sempre via social il leader leghista difendeva «il diritto di autodeterminazione dei popoli!». Aggiungendo, abbondando con i punti esclamativi: «Mi domando: perché per Usa e Unione Europea l’INDIPENDENZA di Bosnia e Kosovo andava bene, e invece quella della Crimea no???». E in sussulto di indipendentismo padano, ideale che ha via via abbandonato, scriveva: «Un abbraccio ai PATRIOTI VENETI che lavorano per l’Indipendenza. Crimea, Veneto, Catalogna, Scozia: giusto che i Popoli decidano per sé». Sempre nel 2014 Salvini durante il suo tour russo, poco dopo il referendum sull’indipendenza e le sanzioni contro Putin,  visitò proprio la penisola incontrando i vertici locali.

Concetti ribaditi in una intervista al Nodo di Gordio: «Per il Kosovo sono intervenuti i bombardieri della Nato su Belgrado e si è trattato di un’indipendenza portata con le bombe e la guerra alla Serbia. Ricordo bene peraltro le critiche piovute sulla Lega allora e su Umberto Bossi che si era recato in missione di pace a Belgrado. Avevamo ragione noi, come si è visto», spiegava Salvini. «In Crimea invece il popolo ha voluto democraticamente abbandonare un territorio, quello ucraino, in cui un presidente eletto è stato costretto a fuggire a causa di un blitz armato a Kiev che ha esautorato con la forza il governo e il parlamento. Alla faccia della democrazia. Io sono sempre favorevole al principio di autodeterminazione dei popoli, ma è evidente che tra il Kosovo e la Crimea le differenze sono enormi».

L’incontro con Putin a Milano: «Nel 2014 si dialoga, non si minacciano guerre»

Nel 2014 Salvini incontrò Putin una ventina di minuti a margine del vertice Asem a Milano regalandogli una statutetta con il simbolo della Lega, Alberto da Giussano e una felpa con la scritta “no sanzioni”. Poco prima, l’allora presidente leghista della Lombardia, Roberto Maroni, aveva consegnato a Putin la traduzione in russo della delibera della giunta regionale, con cui si soccorrevano le imprese lombarde colpite dalle sanzioni. «Abbiamo parlato di immigrazione, di pace, di imprese italiane, di valori comuni, di un’altra Europa possibile», disse Salvini. «Nel 2014 si dialoga, non si minacciano guerre e sanzioni». E nel 2022?

putin e Salvini: le volte che il leader della Lega ha esaltato il presidente russo
Il post dall’Europarlamento di Strasburgo contro Mattarella.

La foto all’Europarlamento: «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!»

Resta (ahinoi) nella storia anche la foto che Salvini si scattò all’Europarlamento nel 2015 con la maglietta raffigurante Putin. «Qui Strasburgo. È appena intervenuto il Presidente Mattarella, che ha detto che chiudere e controllare le frontiere europee non serve. No, certo, facciamo entrare altri milioni di immigrati», commentava il leader della Lega. «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!». Salvo poi votare anni dopo per il secondo mandato del presidente della Repubblica. 

Quando le sanzioni contro Mosca erano un «suicidio politico ed economico»

Ma gli attestati di stima sono continuati per anni. Nel 2015 Salvini dichiarò senza mezzi termini che considerava Putin, in prima linea contro l’Isis, era «un nostro alleato». Schierandosi sempre contro le sanzioni dell’Ue nei confronti di Mosca: «Molti europarlamentari individuano il nemico in Putin e nella Russia, contro cui stiamo facendo una guerra economica e politica senza senso», diceva, «mentre sarebbe più utile averlo al tavolo contro chi veramente nega i diritti umani». Chissà cosa ne pensa adesso delle sanzioni.

Nel 2016 ‘l’incidente’ in Piazza Rossa

Nel novembre 2016 sempre a Mosca l’entusiasmo di Salvini creò qualche problema. Il leghista aveva srotolato in Piazza rossa un manifesto con su scritto: «Io voto No a dicembre Renzi a casa» facendosi fotografare con la maglietta del Milan. A quel punto era stato raggiunto da alcuni agenti di polizia. La legge russa infatti vieta di esporre striscioni politici senza autorizzazione.

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La foto di Salvini in Piazza Rossa con il cartellone anti-Renzi.

L’accordo quinquiennale siglato nel 2017 tra Lega e Russia Unita 

Nel marzo 2017 venne invece siglato un accordo tra la Lega e Russia Unita, il partito di Putin. Le parti s’impegnavano per la durata di cinque anni a scambiarsi informazioni su temi di attualità: dalle relazioni bilaterali e internazionali alle rispettive esperienze di partito. Tra gli strumenti di dialogo erano indicate non solo le delegazioni di partito ma anche «relazioni tra i deputati della Duma di Stato dell’Assemblea Federale della Federazione russa e l’organo legislativo della Repubblica italiana», “riunioni di esperti” e “tavole rotonde”.

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Le foto dell’accordo tra Lega e Russia Unita.

Putin? «È uno dei personaggi che lascerà traccia nella storia»

Ancora nel 2019 intervenendo a Fuori dal coro Salvini sosteneva con entusiasmo che Putin avrebbe lasciato traccia nella storia.