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Stefano Grazioli
09/02/2022

Entrare nel mercato energetico europeo, facendo pressing sulla Germania con la minaccia di chiudere il Nord Stream 2. Continuando però a importare il petrolio dalla Russia. Le mire degli Usa dietro alla guerra del gas connessa alla crisi ucraina.

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Il duello tra Russia e Occidente si gioca su più tavoli, che si spesso e volentieri sovrappongo. Così il dossier sull‘Ucraina si può spacchettare tra guerra nel Donbass, espansione a Est della Nato e puzzle del gas. A sua volta la questione energetica, di cui si parla solo in riferimento all’oro azzurro e al gasdotto Nord Stream 2, è in realtà molto più ampia e comprende anche il petrolio che la Russia esporta perfino negli Usa, e il nucleare che in Ucraina soddisfa oltre la metà del fabbisogno interno, grazie però solo alla collaborazione con Mosca che è il principale fornitore di uranio dell’ex repubblica sovietica. È dunque evidente che la concentrazione del discorso, politico e mediatico, solo sul gas che passa nei tubi che collegano direttamente Russia e Germania è strumentale e propagandistica.

Biden e il silenzio sul petrolio russo esportato negli Usa

Se ne è avuta l’ennesima dimostrazione lunedì alla Casa Bianca quando, durante la conferenza stampa dopo l’incontro tra il presidente americano Joe Biden e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ha tranquillamente affermato che in caso di invasione russa gli Usa troveranno certamente il modo di fermare Nord Stream 2; e lo ha fatto con una sicurezza che se al suo posto ci fosse stato ancora Donald Trump mezzo mondo avrebbe parlato di una minaccia mafiosa. Non solo: Biden non ha risposto alla domanda di un giornalista tedesco che gli chiedeva se nelle eventuali sanzioni contro Mosca gli Stati Uniti avessero intenzione di inserire il blocco delle importazioni di petrolio dalla Russia. Negli ultimi anni, dall’inizio della crisi ucraina, l’import di greggio russo ha raggiunto i 540 mila barili al giorno nel 2020, passando dai 330 mila del 2014. Nel 2000, quando Vladimir Putin si è insediato al Cremlino, erano solo 72 mila. Un’ascesa costante, coincisa con la diminuzione dell’import dai Paesi del Golfo, che i venti della Guerra fredda non hanno certo bloccato, anzi. La Russia è oggi il terzo esportatore di petrolio negli Usa, dopo il Canada e il Messico, a pari merito con l’Arabia Saudita con una quota del 7 per cento. Spostando l’attenzione in Europa il quadro non cambia e, visto che un terzo del petrolio che giunge nell’Ue arriva proprio dalla Russia, appare alquanto strano che né Washington né Bruxelles abbiano invocato un embargo sull’oro nero.

cosa si nasconde dietro la guerra del gas tra Russia e Usa
Il presidente Usa Joe Biden e il cancelliere tedesco Olaf Scholz (Getty Images).

Perché Washington insiste sul blocco del Nord Stream 2

L’unica cosa che si deve fermare a tutti i costi è Nord Stream. E oltretutto solo Nord Stream 2, il secondo braccio che è pronto per l’export. Nessun blocco invece per Nord Stream 1, attivo dal 2011, né ovviamente per il gas che arriva attraverso Yamal e Druzhba, le due direttrici mitteleuropee che toccano Polonia e Ucraina. Insomma, il gas russo, anche in caso di invasione dell’Ucraina, arriverà in Europa da queste vie che nessuno ha intenzione di cassare, tanto meno Putin. Che in realtà potrebbe tranquillamente permettersi lo stop a Nord Stream 2, considerando il fatto che la Cina aspetta dalla Russia molto più gas di quello che viene fornito ora. Qual è allora il motivo di tanto baccano?

Le mire degli Usa sul mercato energetico europeo e il pressing sulla Germania

La risposta è solo in parte nel dossier energetico, con gli Stati Uniti che vogliono comunque entrare nel mercato europeo con il gnl (gas naturale liquido) estratto a casa propria. L’altra ragione si trova negli equilibri geopolitici che dopo la fine della Guerra fredda sono cambiati e a livello continentale i nemici del secolo breve, Russia e Germania, si sono ravvicinati. Troppo per chi era abituato a vedere l’Europa e la Germania completamente vassalla: benché saldamente ancorata nelle strutture occidentali, tra Unione europea e Nato, Berlino non ha perso né la vocazione egemonica, tradotta principalmente in una dominanza economica, né la volontà di perseguire i propri interessi nazionali che non necessariamente coincidono con quelli di Washington a tutte le latitudini. Rinsaldare il legame transatlantico e riportare la Germania in toto nella propria orbita è un imperativo per gli Stati Uniti che non possono permettersi fratture profonde in Europa.

L'Ucraina e la guerra del gas tra Europa Russia e Usa: cosa c'è dietro
Il Nord Stream 2 a Lubmin in Germania (Getty Images).

Nord Stream 2 simbolo del braccio di ferro tra Usa e Germania

Il Nord Stream 2 è diventato il simbolo del braccio di ferro tra Usa e Germania, un gasdotto che Angela Merkel prima e Olaf Scholz ora hanno difeso e difendono a tutti i costi, proprio perché nella battaglia con la Russia lo stop farebbe pagare solo ai tedeschi un prezzo che nessuno degli altri europei vuole pagare: gas e petrolio russo continuerebbero ad arrivare ovunque, ma Berlino sarebbe privata di una fonte essenziale per continuare ad agire in maniera dominante sul continente, a braccetto con Mosca. Il blocco di Nord Stream non servirebbe certo a fermare Putin, sarebbe solo un colpo basso alla Germania.