Ucraina, quanto valgono gli scambi commerciali tra l’Italia e Kiev

Stefano Iannaccone
17/02/2022

Nei primi 10 mesi del 2021, l'Italia ha esportato in Ucraina merci per 1 miliardo e 429 milioni e ha importato prodotti per 2 miliardi 461 milioni. Tra cui il cereale, il cui prezzo è cresciuto nell'ultima settimana del 5 per cento. Il punto sull'interscambio commerciale tra i due Paesi.

Ucraina, quanto valgono gli scambi commerciali tra l’Italia e Kiev

Quattro miliardi di euro. A tanto ammonta il volume di affari tra Italia e Ucraina. E tanti sono i buoni motivi affinché non scoppi un conflitto, che avrebbe ripercussioni significative anche sull’economia italiana. L’eventuale invasione da parte della Russia, che avrebbe effetti imprevedibili dal punto di vista economico a livello globale, si trascinerebbe dietro un ulteriore certezza, quella di incidere sensibilmente sul business tra due Paesi che intrattengono scambi commerciali significativi.

Metallurgia e grano: cosa importa l’Italia dall’Ucraina

Lungo l’asse Kiev-Roma, a fare la parte del leone è la metallurgia: l’Italia acquista merci per quasi un miliardo di euro dall’Ucraina. Ma ha la sua importanza pure il comparto alimentare, visto che il Paese dell’Est Europa è per definizione il granaio del Vecchio continente. Nella Penisola, così, arrivano prodotti per una somma pari a circa 300 milioni di euro. Non stupisce, pertanto, che la Coldiretti abbia subito lanciato l’allarme sui possibili rincari di alcune merci alle prime avvisaglie di un’eventuale invasione. Le quotazioni internazionali di grano per il pane e mais per l’alimentazione animale hanno fatto registrare un incremento tra il 4,5 e il 5 per cento in una sola settimana, secondo le rilevazioni dell’associazione degli agricoltori. Il termometro di quello che può accadere in caso di una recrudescenza delle tensioni.

Quanto valgono gli scambi commerciali tra Italia e Ucraina e quali sono le aziende del nostro Paese presenti a Kiev
La ruota panoramica a Kiev (Getty)

In Ucraina ci sono 175 aziende italiane

Insomma, tra Italia e Ucraina c’è un interscambio intenso. Sono 175 – secondo gli ultimi dati disponibili (che risalgono però al 2017) – le società italiane operanti soprattutto nei settori alimentare, tessile, legno, calzature, ceramica e finanziario. I lavoratori sul territorio sono 6.692 con un fatturato complessivo di 433 milioni di euro. Le aziende italiane sul territorio ucraino sono ovviamente legate ai settori in cui i rapporti commerciali sono più intensi. In molti casi sono i soliti colossi. C’è l’Eni Ukraine, mentre per Saipem, dal 2014, c’è solo un ufficio di rappresentanza. Ma tra le società figurano anche la Mapei, per i prodotti chimici, la Buzzi Uncem per le costruzioni, e la Inblu per gli articoli di abbigliamento. Per quanto riguarda il settore finanziario, spicca la presenza di Intesa Sanpaolo con Pravex Bank, mentre la Selex si occupa dei mezzi di trasporto, dalle navi alle locomotive, dagli aerei ai veicoli spaziali.

Quanto valgono gli scambi commerciali tra Italia e Ucraina e quali sono le aziende del nostro Paese presenti a Kiev
Tir al confine tra Ucraina e Bielorussia (Getty)

I dati ufficiali sottolineano dunque un’importante partnership sull’asse Roma-Kiev. L’Ucraina è infatti il quarto mercato dell’export italiano, secondo i rilevamenti effettuati da gennaio a novembre dello scorso anno, coprendo il 5,1 per cento del totale. Inoltre, la Penisola figura come ottavo fornitore per l’Ucraina per una percentuale pari al 3,6. In termini economici, nei primi 10 mesi del 2021, l’Italia ha esportato merci per un miliardo e 429 milioni, mentre ha importato prodotti per 2 miliardi 461 milioni.

Italia-Ucraina, una partnership economica rinsaldata dopo la pandemia

Negli ultimi mesi il rapporto tra i due Paesi è diventato più stretto. O meglio è stato recuperato. Le esportazioni italiane, dopo una battuta d’arresto nel 2020 legata principalmente alla pandemia, sono tornate sui livelli del 2017, giusto qualche zero-virgola in meno. Secondo l’Osservatorio della Farnesina «il sistema moda/persona, le forniture di macchinari per l’industria e per l’edilizia, di materiali per costruzioni, di dotazioni per abitazioni e spazi commerciali, e di apparecchi per uso domestico» sono i comparti più interessati.

Nel dettaglio le vendite di macchinari movimentano 400 milioni di euro all’anno. Poi ci sono settori storicamente forti del Made in Italy, come la moda che pesa, comprensiva degli articoli in pelle, oltre 200 milioni di euro e l’arredamento che impatta per oltre 50 milioni di euro. Le relazioni industriali attengono, inoltre, i campi economici tradizionali, come la siderurgia, insieme a quelli del confezionamento di prodotti alimentari e alla lavorazione del legno. «L’Italia è il primo fornitore di macchinari per la realizzazione di piastrelle, e di altri articoli a base di ceramica (sanitari e boiler)», evidenziano ancora dalla Ministero degli Esteri. In termini economici, la macrocategoria dei macchinari vale, per l’export, un totale di 376 milioni. Sul piano delle importazioni, l’Italia è sbilanciata in gran parte sul metallurgico e l’alimentare, come già raccontato. Ma non è proprio secondario il comparto dell’estrazione dei minerali, che pesa 169 milioni di euro. Un motivo in più per augurarsi di non dover fare i conti con un conflitto.