Clima, l’aumento degli eventi meteo estremi e l’immobilismo dell’Italia

Giulio Cavalli
31/12/2022

Nel 2022 sono cresciuti enormemente alluvioni, ondate di caldo anomalo e di gelo intenso, frane, mareggiate, siccità, grandinate. Anche nel nostro Paese. E i governi di solito agiscono solo nell'emergenza, ignorando la prevenzione. Così pure la Meloni non ha stanziato fondi nella lotta alla crisi climatica.

Clima, l’aumento degli eventi meteo estremi e l’immobilismo dell’Italia

Non c’è un bel clima, no, nell’anno che passa. Alluvioni, ondate di caldo anomalo e di gelo intenso, frane, mareggiate, siccità, grandinate: il 2022 è stato un anno nero per il clima, segnato da un’accelerazione degli eventi meteo estremi nel mondo e anche in Italia, segnata quest’anno da più caldo e siccità. Come raccontano i dati di bilancio dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol, e sintetizzati nella mappa del rischio climatico. Nel 2022 la Penisola ha registrato un incremento del 55 per cento di casi rispetto al 2021: 310 fenomeni estremi che quest’anno hanno provocato impatti e danni da Nord a Sud e causato 29 morti. Nello specifico si sono verificati 104 casi di allagamenti e alluvioni da piogge intense, 81 casi di danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 29 da grandinate, 28 da siccità prolungata, 18 da mareggiate, 14 eventi con l’interessamento di infrastrutture, 13 esondazioni fluviali, 11 casi di frane causate da piogge intense, 8 casi di temperature estreme in città e 4 eventi con impatti sul patrimonio storico.

Clima, l'aumento degli eventi meteo estremi e l'immobilismo dell'Italia
I danni degli eventi meteo estremi in Italia. (Getty)

Il Nord Italia l’area più colpita, in particolare la Lombardia

Molti gli eventi che riguardano due o più categorie, per esempio casi in cui esondazioni fluviali o allagamenti da piogge intense provocano danni anche alle infrastrutture. Nel 2022 sono aumentati, rispetto allo scorso anno, i danni da siccità, che passano da 6 nel 2021 a 28 nel 2022 (+367 per cento), quelli provocati da grandinate da 14 nel 2021 a 29 nel 2022 (+107 per cento), i danni da trombe d’aria e raffiche di vento, che passano da 46 nel 2021 a 81 nel 2022 (+76 per cento), allagamenti e alluvioni, da 88 nel 2021 a 104 nel 2022 (+19 per cento). A livello territoriale, quest’anno il Nord della Penisola è stata l’area più colpita, seguita dal Sud e dal Centro. A livello regionale, la Lombardia è la regione che registra più casi, 37, seguita dal Lazio e dalla Sicilia, con rispettivamente 33 e 31. Rilevanti anche i casi registrati in Toscana, 25, Campania, 23, Emilia-Romagna, 22, e Piemonte, 20, Veneto, 19, Puglia, 18. Tra le province, quella di Roma risulta quella più colpita con 23 eventi meteo-idro, seguita da Salerno con 11, Trapani con 9, Trento, Venezia, Genova e Messina con 8 casi. Tra le città, Roma (13) e Palermo (4).

Nella lotta alla crisi climatica siamo in grave ritardo

Per Legambiente, «i dati del bilancio dell’Osservatorio CittàClima indicano ancora una volta l’urgenza per l’Italia di un deciso cambio di passo nella lotta alla crisi climatica attraverso politiche climatiche più ambiziose e interventi concreti non più rimandabili. A tal riguardo l’associazione ambientalista, tra le azioni urgenti da mettere in campo, chiede l’approvazione in tempi rapidi del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici aggiornato e pubblicato nei giorni scorsi sul sito del Mase, e che ora dovrà essere oggetto di consultazione pubblica secondo quanto previsto dalla procedura di valutazione ambientale strategica». Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, sottolinea che «la fotografia scattata dal nostro Osservatorio CittàClima ci restituisce un quadro preoccupante di un anno difficilissimo, concluso con le notizie sulle temperature primaverili di fine dicembre in Italia, sulla tempesta artica che ha colpito il Nord America, causando decine di morti, e sull’ondata di freddo in Giappone. Nella lotta alla crisi climatica il nostro Paese è ancora in grave ritardo, rincorre le emergenze senza una strategia di prevenzione, che farebbe risparmiare il 75 per cento delle risorse spese per riparare i danni».

Clima, l'aumento degli eventi meteo estremi e l'immobilismo dell'Italia
Acqua alta a Venezia. (Getty)

Meno gas, impianti eolici, Piano nazionale: le cose da fare

Quindi l’appello al governo Meloni: «Al posto di nuovi investimenti sul gas, chiediamo cinque azioni urgenti da mettere al centro dell’agenda dei primi mesi del 2023: a una veloce approvazione del Piano nazionale di adattamento climatico, devono seguire lo stanziamento di adeguate risorse economiche per attuarlo, non previste dalla legge di bilancio approvata; l’aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) agli obiettivi europei di riduzione dei gas climalteranti del RePowerEu, dimenticato dal governo Draghi; nuove semplificazioni per tutti gli impianti a fonti rinnovabili, a partire dal repowering per gli impianti eolici esistenti; la velocizzazione degli iter autorizzativi con nuove linee guida del ministero della Cultura per le Sovrintendenze e una forte azione di sostegno e sollecitazione alle Regioni per potenziare gli uffici che autorizzano gli impianti». Tutti i dati dell’Osservatorio Città Clima sono raccolti nella mappa online del rischio climatico, aggiornata nel layout e nella grafica e con un focus sul progetto europeo Life+AGreeNet che ha l’obiettivo di rendere le città della costa del Medio Adriatico più resilienti al cambiamento climatico attraverso vari interventi. Intorno a tutto questo ci sono i negazionisti climatici, che scrivono pensosi editoriali su presunti autorevoli giornali, che non hanno ancora imparato la differenza tra clima e temperature, che usano una bufera di neve per dirci che il surriscaldamento non esiste. Intanto un altro anno è passato.