Covid, quante sono le reinfezioni e perché non preoccupano

Redazione
23/01/2022

Ormai superano il 3 per cento del totale. Complici le diverse varianti, chi è guarito dal Coronavirus rischia di riprenderlo. Ma con sintomi più lievi.

Covid, quante sono le reinfezioni e perché non preoccupano

Secondo il Ministero della Salute, conta come “reinfezione” chi, dopo una prima infezione da SARS-CoV-2 documentata da test molecolare o antigenico positivo, presenta una seconda infezione a distanza di almeno 90 giorni dalla prima diagnosi, oppure chi si ammala a meno di 90 giorni ma con ceppo virale diverso. Come reso noto dall’Istituto Superiore di Sanità sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Italia, sono 108.886 gli italiani che si sono reinfettati negli ultimi 5 mesi. «La percentuale (3,2 per cento) sul totale dei casi segnalati risulta stabile rispetto alla settimana precedente (3,4 per cento)», si può leggere nel report esteso. «La probabilità di contrarre una reinfezione risulta più elevata nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con almeno una dose e negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione». Complici le diverse varianti, è possibile contrarre più volte il Covid: ma il dato, in crescita negli ultimi mesi, non deve far preoccupare. Ecco perché.

Reinfezioni, più diffuse tra non immunizzati e operatori sanitari 

Nel periodo 17 dicembre – 16 gennaio, le reinfezioni hanno toccato soprattutto la fascia d’età 20-30 anni (38,9 per cento), le donne (53,2 per cento), residenti al Nord (74 per cento). La reinfezione di Covid colpisce soprattutto i non vaccinati e gli operatori sanitari. Per quanto riguarda i primi, sono stati registrati in questo periodo 21 mila i casi di reinfezione nei non immunizzati, 2.800 tra i vaccinati con almeno una dose al momento della prima diagnosi e 65 mila tra coloro che hanno ricevuto il vaccino dopo il primo dei contagi. Nella categoria degli operatori sanitari le reinfezioni sono state oltre 4 mila in un mese.

Covid, quante sono le reinfezioni. Ormai superano il 3 per cento del totale. Complici le diverse varianti, chi è guarito dal Coronavirus rischia di riprenderlo.
Covid, le reinfezioni sono il 3,2 per cento del totale (MENAHEM KAHANA/AFP via Getty Images)

Reinfezioni, con Omicron è 5 volte più probabile che con Delta

In base a una ricerca dell’Imperial College di Londra, effettuata tra novembre e dicembre, Omicron è associata ad un rischio di reinfezione 5,4 volte più grande rispetto a Delta. Premesso che è improbabile che i guariti da Omicron (fatta eccezione per i soggetti molto fragili o immunodepressi) possano contagiarsi due o più volte con la stessa variante, visto che l’organismo produce una risposta immunitaria specificamente diretta contro il virus responsabile, è certamente più probabile che contragga Omicron chi è guarito da Delta. Ma questo avviene nella maggior parte dei casi con sintomi più lievi, in quanto le cellule T, quelle della memoria immunologica, restano attive anche contro la nuova variante, evitando le forme gravi della malattia.