Impunità di gregge

Nicolò Delvecchio
12/10/2021

Un rapporto redatto dai parlamentari britannici di tutti gli schieramenti ha sottolineato le gravi inefficienze di Downing Street nella gestione iniziale della pandemia: «Il più grave fallimento sanitario nella storia del Regno Unito». Il premier Johnson nel mirino.

Impunità di gregge

La gestione iniziale della pandemia da Covid-19 da parte della Gran Bretagna è stato «uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia» del Paese. A scriverlo nero su bianco sono due ex ministri conservatori in un report redatto insieme ai parlamentari di tutti gli schieramenti politici e reso oggi pubblico. Nelle 151 pagine di Coronavirus: lezioni apprese fino a oggi, si legge di come l’approccio «lento e graduale» del governo abbia fatto sì che Londra se la sia cavata «significativamente peggio» rispetto ad altri Paesi.

La crisi, si legge sempre nel rapporto, ha messo in luce «grandi carenze nella macchina del governo», con gli enti pubblici incapaci di condividere informazioni fondamentali. Nonostante il Regno Unito sia stato tra i primi a sviluppare un test per il Covid già a gennaio 2020, ha «sprecato» il suo vantaggio, scivolando in uno stato di «crisi permanente». Le conseguenze sono state pesanti: «Per un Paese con un’esperienza nell’analisi dei dati di livello mondiale, affrontare la più grande crisi sanitaria degli ultimi 100 anni senza avere dati da analizzare è stata una battuta d’arresto quasi inimmaginabile».

Il Covid in Gran Bretagna e la risposta lenta di Boris Johnson

Boris Johnson ha ordinato un lockdown totale solo il 23 marzo 2020, ben due mesi dopo la prima riunione del comitato di consulenti scientifici del governo per affrontare il tema della diffusione del virus. «Questo approccio lento e graduale non è stato involontario, né riflette ritardi burocratici o disaccordi tra ministri e loro consiglieri. È stata una scelta politica precisa, proposta da consulenti scientifici e adottata dai governi di tutte le nazioni del Regno Unito», afferma il rapporto. «Ora è chiaro che questa era la politica sbagliata e che ha prodotto un numero iniziale di vittime più alto di quello che sarebbe risultato da scelte più radicali e più veloci».

Boris Johnson visita un ospedale di Leeds (Getty)

Le decisioni errate su lockdown e distanziamento sociale durante le prime settimane della pandemia «si classificano come uno dei più importanti fallimenti mai sperimentati dal Regno Unito nel settore della sanità pubblica», conclude il documento, sottolineando come «questo sia successo nonostante il Regno Unito possa contare su alcuni dei migliori professionisti al mondo». Il rapporto si basa su oltre 50 testimonianze, tra cui quella dell’ex segretario alla Salute Matt Hancock, i principali consulenti scientifici e medici del governo e figure di spicco della task force sui vaccini.

Il fallimento della politica dell’immunità di gregge

Per quanto il rapporto sottolinei alcuni aspetti positivi della gestione britannica della pandemia, come la rapidità nelle fasi di sviluppo, approvazione e consegna dei vaccini, in molti altri ambiti prevalgono gli aspetti negativi. Come, ad esempio, l’aver puntato all’inizio sull’immunità di gregge facendo circolare liberamente il virus. Il presidente del comitato tecnico-scientifico britannico, Greg Clark, difende però quella scelta: «Se non c’è la prospettiva di sviluppare un vaccino, se si pensa che le persone non rispetteranno il lockdown a lungo e se non c’è la possibilità di testare, rintracciare e isolare i positivi, l’immunità di gregge è l’unica soluzione percorribile».

Nel rapporto ci si domanda anche perché non siano stati consultati esperti anche di altri Paesi, e perché le misure che hanno funzionato altrove (come in Corea del Sud) non siano state introdotte anche nel Regno Unito quando si è discusso sulle restrizioni da fare entrare in vigore. Secondo l’agenzia governativa Public Health England, l’approccio sudcoreano è stato studiato e bocciato, ma ai parlamentari che hanno stilato il rapporto non sono state fornite prove in questo senso. «Dobbiamo concludere» si legge «che quelle soluzioni non sono state valutate. Una grande omissione frutto di negligenza, visto che il successo coreano nel contenimento della pandemia era all’epoca molto pubblicizzato».

L’ammissione dell’Nhs: «Poco preparati ad affrontare una pandemia»

La pubblicazione del rapporto sta ovviamente occupando uno spazio rilevante sui siti delle testate inglesi, e ha scatenato reazioni e commenti. Uno tra i più importanti viene direttamente da una funzionaria del National Health Service (Nhs), il servizio sanitario britannico: «Eravamo mal preparati a gestire una pandemia», ha ammesso Saffron Cordery all’Independent. «Dal governo non abbiamo avuto gli aiuti di cui avevamo bisogno abbastanza velocemente, come i tamponi o i dispositivi di protezione individuale». Un altro duro colpo per Boris Johnson in una giornata già abbastanza complicata per il suo esecutivo.

Gli altri ritardi nella gestione della pandemia

Sotto accusa anche la decisione di interrompere i test di massa già a marzo 2020, pochi giorni dopo un invito in senso opposto dell’Oms («un grave errore»), le inefficienze del sistema di contact tracing («lento, incerto e caotico»), aggravato dalla mancata condivisione di dati, e le scarse protezioni previste nei confronti di anziani nelle case di cura e minoranze etniche. Il governo, attraverso un portavoce, ha tuttavia respinto la bocciatura, sostenendo di aver fatto tutto il possibile per garantire la salute dei suoi cittadini. Anzi, Downing Street ritiene che la rapidità delle azioni dell’esecutivo abbia evitato il collasso del sistema sanitario e una pronta somministrazione dei vaccini in tempi più rapidi rispetto ad altri Paesi.