Plutonio alla coreana

Redazione
30/08/2021

La centrale nucleare di Yongbyon, nel Nord della penisola, era ferma dal 2018, ma negli scorsi mesi ha ripreso le attività. A comunicarlo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica per la quale la situazione è «profondamente preoccupante».

Plutonio alla coreana

Gli occhi del mondo tornano ad essere puntati sulla Corea del Nord. Nel Paese governato da Kim Jong-un a preoccupare è la ripresa delle attività all’interno del reattore nucleare da cinque megawatt di Yongbyon, noto per la lavorazione e la produzione del plutonio. L’impianto considerato centrale nel programma di sviluppo nucleare del Paese, ma anche ormai datato, era fermo dal 2018, risultato parziale di un incontro tra l’allora presidente americano Donald Trump e Kim. Proprio all’interno delle trattative tra i due leader, infatti, pare che Trump abbia rifiutato la proposta di dismissione totale, in cambio di una riduzione delle sanzioni nei confronti del Paese asiatico. Un braccio di ferro confluito nella definitiva rottura dei rapporti tra i due durante vertice di Hanoi nel 2019.

La notizia diffida dall’Agenzia per l’energia atomica

A comunicare la notizia, definita «profondamente preoccupante» è stata l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Nel rapporto annuale, diffuso lo scorso venerdì in vista dell’incontro tra i rappresentanti degli stati membri, l’Aiea ha affermato come la struttura, dopo tre anni di stop, abbia dato segni di risveglio. Questi si tradurrebbero soprattutto nel ritorno in funzione dello scarico di raffreddamento. Il condizionale in ogni caso resta d’obbligo. Dall’espulsione dei propri rappresentanti, avvenuta nel 2009, l’Eia non è più operativa sul territorio coreano e le uniche informazioni provengono dalle foto scattate attraverso i satelliti. Proprio con il supporto di tali strumenti nel tempo si è riuscito a scoprire come i test nucleari nel Paese siano proseguiti fino al 2017. Da giugno, poi, nell’impianto sarebbero ripresi i lavori per la separazione del plutonio dal combustibile rimasto all’interno del reattore. Non solo perché altre tracce di attività simile proverrebbero dall’impianto di Pyongsan. Novità per certi versi inattese, dato che nell’ultimo periodo, la Corea era salita alla ribalta per gli appelli di ben altro tenore lanciati da Kim. Dall’ammissione dell’esistenza del Covid a quella del fallimento del piano quinquennale per rilanciare l’economia, passando per l’sos sulla fame patita dalla popolazione, in tanti avevano notato un cambiamento nelle strategie del leader. Che evidentemente almeno sul tema non è disposto a indietreggiare.

La reazione della Corea del Sud

Sulla questione è intervenuto il ministro degli Esteri della Corea del Sud che ha dichiarato come il governo di Seoul «monitori costantemente la situazione delle attività nucleari del Nord, in un rapporto di stretta collaborazione con gli Usa». Dall’amministrazione Biden, intanto, è atteso un segnale, sebbene il presidente non abbia fino a oggi inserito la Corea del Nord all’elenco delle priorità.