COP26, cosa è stato deciso a Glasgow

Redazione
14/11/2021

Firmato accordo al ribasso per accontentare India e Cina sulla decarbonizzazione. Il presidente Sharma in lacrime. L’attacco di Greta Thunberg.

COP26, cosa è stato deciso a Glasgow

Alla fine, alla COP26, l’accordo è stato raggiunto. Ma al ribasso, con la soddisfazione di pochissimi Paesi: ovvero India e Cina, i due che si sono impuntati sul carbone. Un “patto di Glasgow” annacquato, insomma, rispetto a quello che era lecito aspettarsi prima del vertice in terra scozzese. E che per questo ha provocato critiche e persino lacrime.

COP26, obiettivo 1,5 gradi

Iniziamo con le notizie positive. I Paesi già firmatari dell’Accordo di Parigi si sono impegnati a contenere l’aumento delle temperature globali medie sotto 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali ri: prima il target era fissato a 2 gradi, dunque è un (mezzo) passo avanti. Il documento finale fissa l’obiettivo minimo di decarbonizzazione al 2030, con un taglio del 45 per cento delle emissioni di CO2 rispetto al 2010. L’obiettivo zero emissioni è invece da raggiungere entro metà secolo. Il “patto di Glasgow” chiede agli Stati di aggiornare i loro impegni di decarbonizzazione (Ndc) entro il 2022.

COP26, la frenata sul carbone

Ed è su questo punto che le trattative hanno subito un rallentamento. Le tre bozze iniziali del documento prevedevano un invito ai Paesi ad eliminare al più presto le centrali a carbone e i sussidi alle fonti fossili, ma alla fine il testo è stato annacquato con un compromesso nel passaggio che riguarda la fine del carbone: ‘India è riuscita a ottenere un cambiamento all’ultimo minuto, con la formula “phase-out” (“eliminazione graduale”) sostituita da “phase-down” (“riduzione graduale”).

COP26, accordi raggiunti e mancati

Non è l’unico punto critico. I Paesi meno sviluppati hanno firmato, pur non ottenendo un fondo, richiesto a gran voce, per ristorare i danni e le perdite dovute al cambiamento climatico. E nel testo non ci sono impegni per il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno, previsto dall’Accordo di Parigi per aiutare a decarbonizzare e mai attuato. Durante la conferenza sono stati raggiunti anche diversi accordi settoriali, stipulati non all’unanimità, ma tra vari gruppi di Paesi. Un grosso accordo per la deforestazione è stato firmato ad esempio da oltre 100 Stati, che promettono di fermarla entro il 2030. In 108 si sono accordati sulla riduzione del 30 per cento delle emissioni di metano entro il 2030. Un altro accordo, firmato tra 22 Paesi, prevede che tra il 2035 e il 2040 tutti i nuovi autoveicoli venduti saranno elettrici.

COP26, lacrime e rabbia

In lacrime il presidente della Cop26, il britannico Alok Sharma: «Abbiamo mantenuto 1,5 gradi a portata di mano, ma l’impulso è debole e sopravviverà solo se manterremo i nostri impegni», ha detto, definendo quella di Glasgow «una fragile vittoria». Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha twittato: «È un passo importante, ma non basta. È ora di entrare in modalità di emergenza. La battaglia per il clima è la battaglia delle nostre vite e quella battaglia deve essere vinta».


L’inviato Usa, John Kerry: «Ha qualche problema, ma tutto sommato è un accordo molto buono». Decisamente di diverso avviso Greta Thunberg: «Solo bla bla bla, il lavoro vero comincia fuori da quelle stanze. E non ci arrenderemo mai».