Conte: “Doppio mandato non è un diktat, noi altro rispetto al Pd”

Debora Faravelli
27/07/2022

Mentre in settimana il M5S deciderà come comportarsi sul doppio mandato, Conte ha rimarcato la sua distanza dal Partito Democratico. 

Conte: “Doppio mandato non è un diktat, noi altro rispetto al Pd”

Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha lasciato intendere segnali di apertura rispetto alla regola del doppio mandato istituita da Grillo: pur assicurando la salvaguardia dello spirito della norma, ha dichiarato che “non è un diktat“.

Conte: “Siamo un’altra cosa rispetto al Pd”

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex premier si è espresso sulla crisi di governo aperta dopo il mancato voto sul Decreto Aiuti e ha rimarcato la distanza del M5S dal Partito Democratico: “Auguro al Pd e a tutti i suoi numerosi compagni di viaggio buona fortuna, ne avranno bisogno. Noi siamo un’altra cosa rispetto a questa affollata e confusa compagnia“. A tal proposito ha specificato che, mentre i dem pensano di contrastare il centrodestra e vincere nei collegi uninominali “imbarcando tutto e il contrario di tutto“, i pentastellati puntano a vincere “con la forza e la serietà delle proposte.

Ha infatti confermato che “saremo in tre a contenderci la guida del paese” esplicitando una mancata alleanza con i democratici. Ciò che il Movimento propone in antitesi al centrodestra e al campo dell’agenda Draghi è quello che ha definito un “campo giusto”, quello della giustizia sociale. Di fronte a due che “stanno già litigando per chi deve fare il premier“, Conte ha in mente di costruire un terzo polo da aprire alla società civile, a tutti coloro che difendono i valori della Costituzione e a quanticredono nella vera transizione ecologica.

Conte sul doppio mandato

Quanto alla regola del doppio mandato, ha spiegato che “questa settimana chiuderemo la partita” ma che comunque “non è un diktat“. A chi gli ha chiesto se big come Roberto Fico, Paola Taverna e Alfonso Bonafede resteranno dentro o fuori il Parlamento, ha genericamente risposto che “non manderemo in soffitta chi per dieci anni ha preso insulti per difendere i nostri ideali e per contribuire nelle Aule a realizzare le nostre battaglie“.