Condé Nasty

Giovanna Predoni
28/05/2021

Per la casa editrice del lusso i giornalisti sono un lusso che non ci si può più permettere. Perciò sono disposti a liquidarli con tre anni di stipendio netto purché si tolgano dai piedi. Incerto anche il futuro dei direttori, si salva solo Simone Marchetti di Vanity Fair.

Condé Nasty

C’è il branded content e l’utilizzo del contenuto per vendere prodotti di lusso, prevalentemente moda, beauty e tecnologia, e la centralizzazione a Londra della produzione di contenuti europei (Regno Unito, Francia, Italia, Germania e Spagna) nel futuro di Condé Nast. Il piano di riorganizzazione per il Vecchio Continente del gruppo editoriale americano prende forma sotto la guida dell’amministratore delegato Europa Natalia Gamero del Castillo, ex ad Condé Nast Spagna, e ha una linea ben precisa: i giornalisti non sono necessari. Questo vuol dire ancora tagli: su 69 professionisti in organico in Italia sono stati già individuati 26 esuberi. Per raggiungere l’obiettivo Condé Nast ha proposto un piano di incentivi all’uscita di 36 mesi netti di stipendio per i giornalisti e di 24 mesi netti per i grafici. Al momento la proposta non sta riscuotendo molto successo soprattutto se paragonata a quanto offerto da Hearst Italia, l’altro gruppo editoriale americano presente nel nostro Paese che ha l’obiettivo di dimezzare gli organici, e che propone a tutti 48 mesi di stipendio che salgono a 52 con 15 anni di anzianità e a 58 mesi con oltre 15 anni.

il piano di riorganizzazione di conde nast
L’ad di Condé Nast Europa Natalia Gamero del Castillo (dal sito Condé Nast).

Per la galassia Vogue si prospetta una soluzione a metà

Tolti di mezzo i giornalisti, le testate di Condè Nast pare non chiuderanno. E questo è il paradosso. Secondo le indiscrezioni, il piano editoriale prevede che Traveller, GQ e AD siano centralizzate con contenuti uguali per tutti i Paesi in cui è presente Condé Nast. Per la galassia Vogue si prospetta una soluzione a metà perché, in fin dei conti, l’Italia è la patria della moda. Dovrebbe, invece, restare in Italia la produzione dei contenuti di Vanity Fair, unica testata risparmiata dalla normalizzazione, anche grazie al ruolo Simone Marchetti che oltre a essere il direttore dell’edizione italiana è anche direttore editoriale europeo di Vanity Fair.

il piano di riorganizzazione condé nast e tagli ai giornalisti
Simone Marchetti, direttore di Vanity Fair (Getty Images).

Non è ancora chiaro quale sarà il destino di Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia, Vogue Uomo e AD; Maddalena Fossati Dondero, direttore di Traveller e Cucina Italiana; Giovanni Audiffredi, direttore di GQ e della UOR, l’unità organizzativa redazionale creata lo scorso anno per realizzare progetti speciali e libri. I giornalisti Condé Nast, che hanno già proclamato una giornata di sciopero il 14 maggio 2021, sciopereranno ancora. Proclamato lo stato di agitazione e affidato al Cdr un pacchetto di altri quattro giorni di astensione dal lavoro.