Arresto del narco Otoniel: la storia del cartello del Golfo e i possibili successori

Redazione
24/10/2021

Nato in una famiglia di 15 figli, il boss arrestato oggi ha passato l'adolescenza nei gruppi paramilitari. Fino a prendere il comando del cartello del Golfo con Don Mario. La storia

Arresto del narco Otoniel: la storia del cartello del Golfo e i possibili successori

L’arresto di Dairo Antonio Usuga, conosciuto come Otoniel, il capo del cartello del Golfo, una delle organizzazioni criminali più pericolose della Colombia, ha segnato uno dei maggiori successi dello Stato contro i narcotrafficanti dai tempi di Pablo Escobar, ucciso nel 1993.

Otoniel, una latitanza durata 12 anni

Otoniel era ricercato dall’aprile 2009, dopo l’arresto, sempre a Necoclì, nella provincia di Antioquia (nel nord-ovest della Colombia vicino al confine con Panama) di Daniel Rendón Herrera (Don Mario), il cofondatore del cartello. Da quel momento Otoniel e il fratello Juan de Dios Úsuga David (detto Giovany) divennero i nuovi capi (jefe) degli Urabeños, come era conosciuto il clan a quel tempo.

Il passaggio di Usuga dall’Epl all’Agc fino al controllo del cartello

Úsuga è nato il 15 settembre 1971 nel comune di Turbo, in una famiglia contadina con 15 figli. All’età di 15 anni, come scrive El Colombiano, fu reclutato dall’Esercito popolare di Liberazione della Colombia attivo al confine tra Antioquia-Chocó. Nel 1991 partecipò alla smobilitazione del gruppo dopo la firma della pace con il governo di César Gaviria. Tuttavia, Otoniel e Giovany non cambiarono vita e si unirono alle Forze di autodifesa unite della Colombia (Auc). Úsuga fu inviato al blocco Centauros, nelle Pianure Orientali, agli ordini dei comandanti Miguel Arroyave e Don Mario. Creò così i legami che avrebbero portato lui e quest’ultimo a guidare il clan. Nel 2005 anche l’Auc si smobilitò nell’ambito dei negoziati con il presidente Álvaro Uribe, ma l’anno successivo Otoniel si unì a don Mario e ad altri ex capi paramilitari di Urabá sotto un’altra bandiera: l’Agc, le Forze di autodifesa gaitanista della Colombia, un gruppo paramilitare e dedito al narcotraffico. Nel 2011, il governo degli Stati Uniti chiese la sua estradizione con l’accusa di traffico transnazionale di droga, e successivamente mise sulla sua testa una taglia da 5 milioni di dollari. Nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio 2012 la Polizia uccise ad Acandì, a Chocó, Giovany. Otoniel così prese in mano la guida del cartello insieme ad altri cinque comandanti.

La guerra del cartello con i gruppi paramilitari e l’espansione del business

Il 2 febbraio 2015 nell’operazione Agamennone, la più imponente nella storia recente della Colombia contro la criminalità organizzata che vide il supporto di Usa, Europol e dei servizi segreti britannici MI6, il governo di Bogotà cerco di decapitare l’organizzazione. Il piano però fallì: Otoniel conoscendo il territorio riuscì a fuggire. Da super latitante ha così guidato l’espansione del cartello creando reti in almeno 23 province e basi logistiche a Panama, in Venezuela e in Spagna. In questo periodo il cartello del Golfo si scontrò con l’Esercito di liberazione nazionale, le Farc e altri gruppi paramilitari insanguinando la provincia di Antioqua, Chocó, Nariño, Córdoba e Valle. Sul piano internazionale, Otoniel era legato ai cartelli messicani, centroamericani ed europei, e utilizzava il Golfo di Urabá come base per esportare la cocaina via mare insieme con quelli di Buenaventura, Barranquilla e Cartagena e alcune spiagge delle coste caraibiche e del Pacifico. Il clan del Golfo contava al tempo circa 6 mila membri, combattenti armati, reti di supporto e bande locali subappaltate a mo di franchising. Uomini reclutati da gruppi paramilitari di estrema destra e addestrati in Argentina, Brasile, Honduras, Perù e Spagna.

Nel 2017 l’offerta di trattare con il presidente Santos

Il governo trasformò l’operazione Agamennone in una vera e propria campagna militare e di polizia uccidendo negli anni membri di spicco come Guagua (2016), Gavilán e Inglaterra (2017), el Indio Aristides (2018) e Marihuano (2021 ). Negli scontri Otoniel ha perso più di 20 familiari. I suoi fratelli La Negra e Cuarentano sono invece in carcere. Nel settembre 2017, in occasione della visita di papa Francesco in Colombia, Otoniel è apparso in un video, annunciando la sua intenzione di avviare colloqui di pace con la presidenza della Colombia per trattare la sua resa. Il presidente Juan Manuel Santos aveva delegato alle trattative il vicepresidente Óscar Naranjo. Tuttavia, gli incontri sono stati congelati quando Iván Duque è diventato presidente.

La rete di informatori nella polizia e nell’esercito

Nei suoi ultimi tre anni di libertà, Otoniel ha cambiato più volte il suo covo spostandosi spesso a dorso di mulo tra la giungla del Darien, la catena montuosa dell’Abibe e il Paramillo. Con lui una scorta personale di tre uomini e un piccolo esercito di 20. Il boss è sempre sfuggito anche grazie alla rete di informatori nelle forze dell’ordine, come rese noto lo scorso anno El Colombiano. Negli ultimi cinque anni circa 200 membri di Polizia ed Esercito sono andati a processo per presunti legami con il clan, tra cui il vicecomandante della polizia di Buenaventura e un maggiore della polizia di Antioquia, condannato a sei anni nel 2018.

I possibili successori di Otoniel alla guida del cartello del Golfo

Secondo i dossier della polizia, tra i candidati a prendere il posto di Otoniel ci sono: Jobanis de Jesús Ávila Villadiego (Chiquito Malo) considerato il numero due del cartello del Golfo e ricercato anche dagli Usa; Wilmar Antonio Giraldo Quiroz (Siopas), ex guerrigliero delle Farc, e attuale comandante del blocco del Clan del Pacifico, con influenza da Chocó a Nariño; José Gonzalo Sánchez Sánchez (Gonzalito), cugino adottivo di Otoniel.