Nuovo cinema Mogadiscio

Redazione
23/09/2021

Il Teatro Nazionale della Somalia ha proiettato il primo film dopo 30 anni di chiusura totale delle sale a causa della guerra civile. Tra le preoccupazioni per la sicurezza e la voglia di tornare a vivere, il Paese prova a riassaporare la normalità.

Nuovo cinema Mogadiscio

Quando si parla di film che fanno la storia, normalmente si intende quella cinematografica. In Somalia, invece, la semplice proiezione di una pellicola in un cinema rappresenta un momento cruciale, per il semplice fatto che le sale, prima del 22 settembre, erano rimaste completamente chiuse per 30 anni. L’evento si è tenuto nel Teatro Nazionale della Somalia, a Mogadiscio, un luogo che forse più di altri rappresenta la storia travagliata del Paese africano.

Il Teatro Nazionale della Somalia (Getty)

Per la prima serata sono stati proiettati due cortometraggi del regista somalo Ibrahim Cm, Hoos e Date from Hell, con biglietti venduti a circa 8,50 euro, non un prezzo accessibile a tutti. «È una notte storica per il popolo somalo, le nostre speranze sono state finalmente rianimate dopo tanti anni difficili», ha detto alla Afp il regista teatrale Abdikadir Abdi Yusuf. «Questo posto offre l’opportunità agli artisti di tutto il Paese di mostrare a tutti il proprio talento». Per la prima volta nella storia, il Teatro ha proiettato un film somalo. Mogadiscio, fino al 1991, è stata una Capitale vivace e ricca di vita, con cinema e teatri sempre aperti e gente in giro fino a tardi. Il Teatro Nazionale, costruito nel 1967 da ingegneri cinesi come dono di Mao Tse Tung, era il centro più attivo della città. Le cose sono drasticamente cambiate con lo scoppio della guerra civile, ufficialmente ancora in corso, che di fatto ha distrutto il Paese.

Il Teatro Nazionale, luogo-simbolo della Somalia

A partire dal 1991, nella fase più violenta della guerra civile iniziata nel 1986, il Teatro Nazionale fu costantemente preso di mira dagli attentatori suicidi, per poi essere utilizzato come base per i signori della guerra locali. Fu proprio a partire da questo periodo che l’edificio cadde in rovina: nel 2012, in seguito alla formazione di un governo federale, la sala riaprì per appena due settimane: i terroristi islamisti di al-Shabaab, principale minaccia per l’esecutivo, lo fecero subito saltare in aria. Per il gruppo legato ad al-Qaeda, e in generale per tutte le milizie jihadiste, l’intrattenimento è vietato. Il gruppo è stato cacciato da Mogadiscio un decennio fa, ma mantiene il controllo di alcune aree di campagna. Come movimento clandestino, poi, continua ad organizzare attentati e attività contro le istituzioni: l’ultimo, il 24 agosto, ha portato alla temporanea conquista della città di Amara, poi ripresa dall’esercito regolare.

Quanto al Teatro, le autorità hanno annunciato in settimana di volerlo riaprire per la prima proiezione, al termine di un restauro durato anni. Per molti somali è stato come tornare indietro nel tempo: «Ai bei vecchi tempi guardavo concerti, tragedie, spettacoli pop, danze popolari e film qui al Teatro Nazionale», ha detto ad Afp uno dei primi clienti. «Mi sento male quando vedo che a Mogadiscio manca la vita notturna che c’era una volta. Ma questo è un buon inizio».

Il cinema a Mogadiscio sottoposto a stringenti controlli di sicurezza

La preoccupazione però resta alta. Gli spettatori hanno dovuto superare diversi controlli di sicurezza prima di arrivare in sala, situata in un complesso sorvegliatissimo che comprende anche il palazzo presidenziale e il parlamento. Certo, i disagi e i rischi non reggono il confronto con la possibilità di vedere un film dal vivo dopo 30 anni. «Non ho mai avuto l’occasione di assistere a concerti, film e spettacolo dal vivo prima d’ora, perché ero ancora un bambino», ha raccontato un altro spettatore. «Ma posso solo immaginare quanto fosse bello. Voglio provarlo per la prima volta per capire com’è guardare un film con centinaia di persone attorno».

Il pubblico del Teatro Nazionale alla prima proiezione cinematografica in 30 anni (Getty)

La guerra civile in Somalia non è mai finita

Sono circa 35 anni che la Somalia fa i conti con una costante instabilità. La guerra civile, come accennato mai ufficialmente finita, iniziò nel 1986, come rivolta nei confronti del regime di Siad Barre, al potere dal 1969. Questa prima fase durò fino al 1991, quando entrarono in gioco i signori della guerra che cercarono di colmare il vuoto di potere. Gli scontri successivi, violentissimi, durarono fino al 2000, e la crisi umanitaria che ne derivò fu talmente grave che l’Onu decise di intervenire con i caschi blu: come in tante altre occasioni, l’intervento delle Nazioni Unite non risolse nulla. Dal 2000 al 2012 il Paese ha avuto un governo nazionale di transizione, uno federale di transizione e, infine, un nuovo definitivo esecutivo federale. A partire dal 2006, però, sono entrati in scena i gruppi jihadisti: prima i ribelli dell’Unione delle corti islamiche, poi al-Shabaab. Dall’inizio della guerra si stima siano morte 500 mila persone.