Cina di gala

Giovanni Sofia
10/02/2022

Pechino è la prima città a ospitare i Giochi estivi e invernali. Un record che testimonia lo sviluppo del Paese. Grandi opere e organizzazione impeccabile, però, alimentano la propaganda e servono per controllare e reprimere ogni voce dissidente.

Cina di gala

Se il discorso si fermasse a un’analisi squisitamente climatica, forse non sarebbe Pechino la città più adatta in assoluto a ospitare un’edizione dei Giochi olimpici estivi e invernali. Ma il primato della Capitale cinese rende bene la grandezza, non solo geografica, di uno Stato protagonista delle dinamiche internazionali. Basterebbe la traduzione dall’idioma locale del nome Zhongguo, paese di mezzo, per inquadrare il ruolo strategico del Dragone. Una crescita inarrestabile da Mao Zedong arriva all’attuale leader Xi Jinping, ma a ben vedere scava le sue radici ben più indietro nel tempo. Lo testimoniano le 12 dinastie alternatesi alla guida di quel territorio per migliaia di anni, capaci tra tante imprese, anche di costruire un intero esercito di terracotta che accompagnasse l’imperatore Qin Shi Huang nel viaggio nell’aldilà.

Mao Zedong e l’ampliamento di piazza Tienanmen per renderla la più grande al mondo

La passione per opere mastodontiche ha infatti radici antiche ed è giunta intatta fino a noi. La racconta nel suo libro, Mandate of Heaven, Orville Schell, che, tra le pagine spiega come Mao, alla guida della rivoluzione comunista, abbia ampliato piazza Tienanmen negli Anni 50, con l’obiettivo portarla a 100 acri, 404 metri quadrati, e renderla la più vasta al mondo. Cinque volte più grande della piazza Rossa, per ammorbidire l’amaro boccone del sorpasso ai russi il Grande timoniere scelse di adottare un’architettura in stile sovietico, coronata dal capolavoro della Grande Sala del Popolo. A impreziosire il complesso, dal 1976, l’imponente mausoleo eretto per lo stesso Mao.

Dall'allargamento di piaza Tienanmen con Mao al progetto della via della Seta: la strategia di Pechino per controllare la popolazione
Piazza Tienanmen (Getty)

A Pechino cattura l’attenzione dei visitatori anche China Central Tv, torre alta 234 metri e nota con l’epiteto di Big Underpants (mutande), per il suo insolito design. Da una certa prospettiva infatti la forma ricorda due gambe. Secondo l’architetto Rem Koolhaa «l’edificio non sarebbe mai potuto essere concepito dai cinesi e costruito dagli europei». Insomma, è un ibrido per definizione, testimonianza di un Paese in grado di assorbire il meglio degli altri. Opere enormi, a cui si aggiungono 40 mila chilometri di linee ferroviarie ad alta velocità, oltre alla scommessa della Nuova via della Seta, finalizzata a potenziare i collegamenti e le rotte commerciali tra il Dragone e l’Europa. A detta di molti è il più grande progetto di costruzione della storia e comprende porti, autostrade, ferrovie e infrastrutture di vario tipo. In un quadro simile, si inserisce anche la lotta al Covid. Dalla tempestività nel bloccare milioni di persone all’interno di sterminate metropoli alla costruzione di ospedali da mille posti letto in appena 10 giorni, il mondo si è confrontato con l’ennesimo saggio della laboriosità cinese.

I finanziamenti cinesi per studenti stranieri e professionisti

Ma non ci sono solo monumenti e strutture. «La politica della grandezza», come è stata definita da Maria Repnikova, esperta di Cina alla Gerogia State University, riguarda anche borse di studio per studenti stranieri, aiuti economici e scambi formativi all’estero indirizzati ai professionisti. «L’idea è impressionare gli avventori, far passare il messaggio che nessuno è in grado di di competere ad armi pari», ha spiegato. La finalità di una simile filosofia è doppia: «Persuadere il pubblico della legittimità del regime e dimostrare il potere dello Stato», ha spegato in una e-mail Sheena Greitens, ricercatrice all’università di Austin, Texas. Ragion per cui «durante l’Olimpiade verranno presentate al pubblico storie di riscatto sociale di gente comune, testimonianze della bontà dell’operato del Partito comunista». Propaganda, insomma.

Dall'allargamento di piaza Tienanmen con Mao al progetto della via della Seta: la strategia di Pechino per controllare la popolazione
L’ospedale anti-covid costruito a Wuhan (Getty)

La strategia del ‘governo spaziale’ adottata dalla Cina per controllare i cittadini

Eppure il partito continua a esercitare sulle persone un controllo capillare come spiega ad Ap News, Diana Fu, altra esperta del colosso asiatico dell’ateneo di Toronto: «Lo chiamano governo spaziale ed è la strategia utilizzata per agevolare la repressione di ogni forma di pensiero dissidente. Dal punto di vista pratico, si traduce in grandi viali e un’organizzazione delle strade fortemente geometrica, fondamentale per sorvegliare la popolazione». Per i Giochi estivi, Pechino riuscì persino a condizionare il meteo, schiarendo i cieli inquinati e allontanando il rischio di pioggia. Fuori dalla città con lanciarazzi e cannoni antiaerei veniva sparato in aria ioduro d’argento, con lo scopo di deviare i temporali. Ma, avvertono gli esperti, il grande rischio di tali politiche è la celebrazione e l’autocelebrazione di un Paese in cui mancano garanzie sui diritti fondamentali. «Leader e Paesi autoritari cercano di trasmette un senso di inattaccabilità. Simboli e manifestazioni servono a infondere il convincimento che ogni sfida al potere costituito sia inutile e destinata a finire male».