In Cina c’è un nuovo virus: il LayV ha contagiato 35 persone

Redazione
09/08/2022

Un pool di scienziati ha riscontrato il Langya henipavirus in 35 casi di febbre, affaticamento, tosse e mialgia. Ma può portare alla morte nel 75 per cento dei casi, con complicanze a fegato e reni.

In Cina c’è un nuovo virus: il LayV ha contagiato 35 persone

A oltre due anni e mezzo dall’arrivo del Covid, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a una nuova minaccia. In Cina sarebbero 35 le persone contagiate da un nuovo virus di origine animale. Come si legge sul New England Journal of Medicine, nelle province cinesi dello Shandong e dell’Henan sarebbe stato scoperto il virus da un pool di scienziati, provenienti da Cina e Singapore. Si chiama LayV, che deriva da Langya henipavirus, cioè il responsabile del contagio.

In Cina c'è un nuovo virus: il LayV ha contagiato 35 persone. Si chiama Langya henipavirus e ha origine animale
Il pool di scienziati di Cina e Singapore sta studiando il caso (Twitter)

Allarme henipavirus: non esistono vaccini

L’Oms inserisce gli henipavirus, da cui deriva il Langya, al livello 4 nella graduatoria relativa alla biosicurezza. Si tratta di virus che possono causare malattie anche gravi negli animali e nell’uomo. Alto anche il tasso di mortalità, nettamente superiore a quello del coronavirus. Si parla di picchi dal 40 al 75 per cento dei casi: 3 persone su 4, quindi, rischiano la vita in caso di contagio. Il problema più grave è che non esistono ancora né vaccini né alcun medicinale che possa combattere la malattia sviluppata dal contatto con un henipavirus. Tra i sintomi sviluppati, oltre a febbre, anoressia, mialgia e affaticamento, ci possono essere gravi complicazioni a fegato e reni.

In Cina c'è un nuovo virus: il LayV ha contagiato 35 persone. Si chiama Langya henipavirus e ha origine animale
Un laboratorio in Cina (Twitter)

In Cina 35 casi: febbre, tosse, mialgia

Il pool di scienziati che ha studiato il caso, ha riscontrato almeno 35 persone contagiate dal nuovo virus Langya. Il LayV, come viene abbreviato il nome dell’henipavirus, avrebbe fatto sviluppare loro non soltanto febbre alta, ma anche affaticamento, tosse, anoressia, mialgia e nausea. Fino ad oggi non era chiaro (e non lo è tuttora) se il contagio tra gli essere umani sia possibile. Intanto l’Oms monitora la situazione insieme alle autorità cinesi, che puntano i fari sulle province dello Shandong e dell’Henan. Per Wang Linfa, uno dei professori coinvolti nello studio, docente della Duke-NUS Medical School, «i casi di Langya henipavirus finora non sono stati fatali o molto gravi, quindi non c’è bisogno di farsi prendere dal panico».