La Cina riduce la produzione di magnesio e mette a rischio l’industria europea

Redazione
26/10/2021

Il 38 per cento della produzione è usato nelle leghe di alluminio. E Pechino, che produce la quasi totalità dell’elemento rappresenta un nuovo potenziale disastro per l’Europa

La Cina riduce la produzione di magnesio e mette a rischio l’industria europea

Il nuovo oro si chiama magnesio. Lo produce quasi interamente la Cina e ora ha deciso di mettere uno stop alla sua vendita. Trema l’industria dei metalli, che lo impiega per tante applicazioni diverse: il 38 per cento del magnesio prodotto a livello mondiale serve per le leghe di alluminio, il 36 per cento nella pressofusione e il 12 per cento nell’industria del ferro e dell’acciaio.

Magnesio: da novembre a rischio le scorte

Secondo l’associazione tedesca WV Metalle, che per prima ha lanciato l’allarme, se Pechino non riaprirà i “rubinetti” della produzione di magnesio le scorte si esauriranno nel giro di pochissime settimane, al più tardi alla fine di novembre di quest’anno.

Magnesio: perché la Cina vuole tagliarne la produzione

Da più di un mese Pechino ha deciso di ridurre – o in certi casi addirittura chiudere – la produzione di magnesio nelle fabbriche per tagliare i costi dell’energia e raggiungere gli stringenti obiettivi che si è posta a livello energetico. La Cina rappresenta l’87 per cento della produzione mondiale, mentre Russia, Kazakistan, Israele e Brasile producono il resto.

Perché l’Europa andrà in crisi

L’industria del Vecchio Continente è totalmente dipendente dalla Cina: il 95 per cento del totale del magnesio impiegato, infatti, arriva proprio dal Paese guidato da Xi Jinping. Nei giorni scorsi, dunque, un gruppo di 12 associazioni europee che producono e impiegano i metalli ha emesso un appello all’Unione Europea per fare in modo che si arrivi a un’interruzione delle produzioni in tutto il territorio dell’Unione. Altrimenti, si legge nella nota congiunta – come citato da expometals.net – si rischia di dover affrontare una «crisi di approvvigionamento di dimensioni senza precedenti, con ramificazioni di vasta portata su intere catene di valore, compresi settori chiave come l’automobile, l’edilizia e l’imballaggio». La dipendenza dal magnesio cinese era già stato portato all’attenzione lo scorso anno.