Tutte le spine di Cdp dopo la caduta di Draghi

Luca Di Carmine
25/07/2022

L'addio di Di Stefano per i contrasti sulle partecipate. I mal di pancia delle Fondazioni per la possibile riduzione dei dividendi. La fine del governo Draghi che era suo sponsor e la possibile vittoria del centrodestra alle Politiche. Per Dario Scannapieco, capo di Cdp, si preannunciano giorni di fuoco.

Tutte le spine di Cdp dopo la caduta di Draghi

Estate rovente, e non solo per il meteo, per Cassa Depositi e Prestiti e il suo amministratore delegato. Chiuso nel suo grande ufficio foderato di boiserie con libreria soppalcata Dario Scannapieco è impegnato a risolvere alcune grane, e a prepararsi ad affrontare, nei prossimi mesi e da solo, il mare aperto in tempesta. Il primo problema è l’uscita di Pierpaolo Di Stefano, chief investment officer di Cdp e amministratore delegato di Cdp Equity e Cdp Industria, che deve essere sostituito con persona di pari valore. E ciò in tempi abbastanza brevi dato che tra lui e Scannapieco la relazione non è proprio così fluida, e che i dossier sul tavolo sono molti e importanti, come ad esempio quello tribolatissimo della Rete unica.

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Pierpaolo di Stefano.

Il disaccordo su alcuni punti dell’operazione Rete Unica

Nei corridoi di via Goito, quartier generale romano della Cassa, le motivazioni del divorzio tra Scannapieco e Di Stefano sono appena sussurrate, come si confà a una grande istituzione. Di Stefano, scelto dal precedente ad Fabrizio Palermo e appena riconfermato alla fine dello scorso aprile da Scannapieco, avrebbe deciso di lasciare i suoi incarichi perché non sarebbe stato d’accordo su alcuni punti dell’operazione Rete Unica, il matrimonio tra le reti di Tim e Open Fiber, e quindi non desidererebbe continuare le trattative in corso. E anche la vicenda Saipem, default della società e successivo aumento di capitale monstre, ha incrinato il rapporto tra i due. Chi conosce Di Stefano sa che mai avrebbe accettato di lasciare Francesco Caio come amministratore delegato della società richiedere al mercato i due miliardi di euro necessari per la ricapitalizzazione, dopo aver detto nel 2021, e per ben due volte, che tutto andava bene. Tra Scannapieco e Di Stefano in quest’anno di convivenza era nata una certa empatia, tanto che i collaboratori del secondo si sono un po’ stupiti quando su La Repubblica è apparsa la notizia della prossima uscita del loro capo. La simpatia era più dell’ad di Cassa verso Di Stefano, tanto che il primo diceva del secondo: «Io ci lavoro bene ma il giorno che se ne andrà me lo dirà all’ultimo momento», facendo capire che da parte del secondo non ci fosse così tanta vicinanza.

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Pierroberto Folgiero (da Dagospia).

Il diverbio sulla nomina di Folgiero in Fincantieri

Nei mesi scorsi c’era però stato un altro episodio che ha lasciato strascichi. Scannapieco avrebbe redarguito Di Stefano, durante una importante riunione alla presenza del team management di Cassa, perché non lo avrebbe informato che il nuovo amministratore delegato scelto per Fincantieri, Pierroberto Folgiero, era stato indicato ai cacciatori di testa proprio da Di Stefano. Il ceo di Cdp Equity gli avrebbe risposto a tono ricordandogli che meglio Folgiero che la nomina di Fabio Barchiesi a consigliere di amministrazione di Ansaldo Energia, nome indicato da Scannapieco. Barchiesi è un fisioterapista, molto conosciuto a Roma da politici e da presidenti del consiglio, che ha conseguito recentemente una laurea triennale in economia e che un anno fa è stato nominato da Scannapieco a capo del suo staff. Le tensioni tra i due alla fine ingrasseranno i cacciatori di teste che dovranno proporre il sostituto di Di Stefano, cioè il capo di tutte le partecipazioni in equity di Cassa che ammontano a circa 37 miliardi di euro.

Difficile sotto elezioni trovare il sostituto di Di Stefano

Individuare il nuovo responsabile non sarà semplice per due motivi: il primo è legato al fatto che il vertice di Cdp tra pochi mesi potrebbe essere messo in discussione dal nuovo governo che nascerà entro ottobre-novembre. Se sarà a guida Pd, per l’attuale ad tutto sarà semplice. Se invece dalle urne uscirà vincente il centrodestra probabilmente l’attuale capo di Cassa dovrà fare le valigie in quanto uomo di Draghi e molto vicino al Partito Democratico. Scannapieco, caduto il governo Draghi, da qualche giorno ha cominciato a dire che lui è una «figura indipendente e autorevole». I suoi interlocutori, in una Roma assolata, lo guardano silenziosi. È difficile quindi che un bravo manager possa accettare di sostituire Di Stefano prima di capire quale governo uscirà dal voto per prossimo 25 settembre. Il secondo motivo della difficoltà è sull’impostazione della ricerca del nuovo vertice; alcuni osservatori romano-milanesi riflettono sul fatto che la figura che sostituirà Di Stefano non dovrebbe essere un investment banker ma un esperto dei settori su cui mette soldi Cdp, cioè le infrastrutture, le costruzioni, i sistemi di pagamento, l’hôtellerie, l’industria delle turbine, la finanza, e così via. Insomma, un manager che conosca anche i settori di attività e la gestione delle aziende e non abbia solo esperienza di fusioni, acquisizioni e vendita di asset, come Di Stefano e tutta la sua squadra.

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Fabio Barchiesi.

Le nomine di Barchiesi in Ansaldo Energia e Soldi in Nexi

Il rischio, commentano gli osservatori, è che una volta fatta l’acquisizione di un’azienda, la parte gestionale di quest’ultima sia completamente lasciata al management scelto, che può fare il bello e il cattivo tempo senza avere alcun contraltare presso gli azionisti. Attività che normalmente dovrebbe essere svolta anche dai consiglieri di amministrazione delle singole società; ma in questa fase a guida Scannapieco molte volte ciò non è stato possibile, viste le nomine fatte recentemente da Cdp. Oltre a Barchiesi in Ansaldo Energia, che nulla conosce di una fabbrica, di una turbina, del mercato della produzione di elettricità, quella in Nexi della presidente della Rai Marinella Soldi, che è molto esperta di format, palinsesti e programmi televisivi, ma che nulla sa di banche, sistemi di pagamento e informatica. La non conoscenza sembra comunque una prassi in Cassa. Se ne sono accorti i dipendenti, almeno quelli che leggono la rassegna stampa, preparata dal servizio Comunicazione guidato dal fidato Marco Santarelli. Alcuni articoli, e solo quelli che parlano negativamente di Cassa e di Scannapieco, vengono tolti dalla rassegna. Una censura che ricorda la prassi in vigore nelle partecipazioni statali degli Anni 80, quando comandavano i boiardi di Stato. Tra gli ultimi, uno apparso domenica 24 luglio su Il Fatto Quotidiano in cui si riportava, in un ampio pezzo sulle nomine delle partecipate statali in scadenza nella primavera del 2023, che Scannapieco è stato fortemente voluto da Draghi. O alcuni articoli de La Verità di Maurizio Belpietro.

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Giovanni Gorno Tempini.

Il mal di pancia delle Fondazioni sui dividendi

La terza grana che Scannapieco deve affrontare è con le Fondazioni, azioniste di Cassa Depositi e Prestiti per circa il 16 per cento, cui spetta la nomina del presidente, oggi carica occupata da Giovanni Gorno Tempini. Qui gli attriti sono multipli. Il primo è relativo all’uscita di Cdp Equity dall’azionariato della società BF, la più grande azienda agricola italiana, che ha fatto arrabbiare Giuseppe Guzzetti, l’ex presidente della fondazione Cariplo ancora molto influente sia nelle Fondazioni sia nel mondo bancario. Il secondo problema è legato al fatto che Scannapieco ha informato le Fondazioni di voler diminuire il monte dividendi, che nel 2022 è stato quasi 1 miliardo 300 milioni di euro, poiché vuole ripatrimonializzare Cassa. Le Fondazioni gli avrebbero già fatto capire che la sua proposta sarebbe poco ben vista e lo avrebbero esortato a fare come il suo predecessore Palermo, cioè cercare business, fare efficienze, darsi da fare per mantenere o migliorare l’ammontare del 2022. Alcune personalità espressione delle Fondazioni avrebbero iniziato a sottolineare che il nuovo amministratore di Cassa sia più abituato a parlare come un professore universitario piuttosto che ad agire come un capo azienda; e riportano, tra gli altri esempi, l’intervista di Scannapieco al Corriere della Sera dei primi di luglio, in cui l’ex vice presidente della Bei pontificava sulla possibilità di costruire dissalatori in Italia per risolvere il problema della mancanza d’acqua; gli osservatori annotavano  che dal momento della nomina, un anno fa, non aveva fatto nulla sul tema, neppure iniziato alcun progetto per attuarne la costruzione. E se i sondaggi delle Politiche saranno confermati, con molta probabilità Scannapieco non ne avrà più il tempo.