Nella nuova Cdp non ci si Scanna

Occhio di Lince
07/06/2021

Draghi ha dato precise istruzioni al nuovo ad Dario Scannapieco: determinazione e prudenza. I primi interventi su ridefinizione degli obiettivi, riordino partecipazioni e taglio dei costi. Probabile l'uscita dei top manager di Cdp Equity e del vice direttore generale Alessandro Tonetti.

Nella nuova Cdp non ci si Scanna

Determinazione e prudenza. È questa la raccomandazione, solo apparentemente contradditoria, che Mario Draghi ha fatto a Dario Scannapieco – in un incontro riservato nella casa ai Parioli del presidente del Consiglio al quale era virtualmente presente anche il vostro Occhio di Lince – nel momento in cui l’ex vice presidente della Bei si accinge a prendere possesso della Cassa Depositi e Prestiti.

Riordino delle partecipazioni in Cdp Equity

Determinazione, perché il governo si attende almeno tre cose importanti dal nuovo amministratore delegato di Cdp: la ridefinizione strategica della mission; la conseguente pulizia del superfluo (ci sono diverse cose da vendere); un significativo taglio dei costi di gestione. Ma anche prudenza, perché si vuole evitare che sorga qualsiasi tipo di polemica. Insomma, vai di vaselina. E ce ne sarà bisogno, perché nella testa di Scanna, come lo chiamano quelli che hanno maggiore confidenza, ci sono già alcune precise mosse. La prima sarà dare il senso di un ritorno alla normalità nelle piccole cose quotidiane, dopo la grandeur di Fabrizio Palermo. Come, per esempio, riconsegnare all’uso di tutti, dipendenti e ospiti, l’ascensore che il suo predecessore aveva riservato solo a se stesso e ai suoi ospiti. Piccolo ma significativo segno di quell’understatement con cui il nuovo ad vuole caratterizzarsi. Ma la vera mossa fondamentale sarà di sostanza: mettere il naso dentro Cdp Equity, la holding di partecipazioni nata per investire capitale di rischio in aziende di “rilevante interesse nazionale”, dettame che, si teme, non sia stato seguito propriamente alla lettera.

draghi e le nuove linee per la cdp spiegate a scannapieco
Pierpaolo Di Stefano, ad di Cdp Equity (dal sito).

La possibile uscita di Di Stefano e del suo vice Lo Piccolo

Tanto è vero che corre già voce che l’amministratore delegato Pierpaolo Di Stefano, un banker con esperienze in molte banche d’affari internazionali voluto da Palermo, dotato di know-how finanziario ma privo di esperienza e conoscenze industriali, abbia pronta la lettera di dimissioni. E come lui il vice direttore generale Vito Luca Lo Piccolo, ex Deutsche Bank, Citi e Merrill Lynch. Successivamente, ma senza fretta, Scannapieco dovrà mettere mano al management team di Cdp. Con quali scelte? Come è logico che sia, il manager su questo non dice una parola. Allora non resta che tendere l’orecchio a “radio serva” di via Goito. La quale trasmette il seguente messaggio: le prime teste a saltare saranno quelle di coloro che con maggiore insistenza reverenziale hanno accolto il nuovo amministratore delegato, magari condita con qualche nota sgradevole di troppo sul predecessore, di cui fino a ieri si dichiaravano paladini. Chi sono? Il più gettonato è il vicedirettore generale Alessandro Tonetti. Tra i cambiamenti anche quello del capo delle relazioni esterne Davide Colaccino, in Cdp dal 2010, uno stimato professionista molto vicino al mondo delle Fondazioni bancarie. Verrà sostituito da Marco Santarelli, per 13 anni portavoce di Scanna alla Bei? Non subito. Memento Draghi: determinazione, prudenza, ma niente mosse affrettate.