Che fai, mi blocchi?

Redazione
09/11/2021

Carlo Calenda ha bannato da Twitter Roman Pastore, il 21enne che si era candidato con Azione al Municipio III di Roma e finito nella bufera per l'orologio di lusso mostrato in una foto durante la campagna elettorale.

Che fai, mi blocchi?

Che fai, mi blocchi? È finita così, con un ban su Twitter, l’intesa tra Carlo Calenda e Roman Pastore, il 21enne candidato alle ultime elezioni al Municipio III di Roma proprio con Azione e finito nella bufera durante la campagna elettorale per aver esibito  un orologio di lusso (si disse Rolex ma si trattava di un Audemars Piguet).

E alla fine Calenda bloccò Pastore

«Ma come? Mi candido con te, mettendoci la faccia a soli 21 anni. Ricevendo insulti, minacce e cattiveria. Mi chiamano stampa e tv e per evitare strumentalizzazioni mi faccio giustamente da parte. Ora perché esprimo perplessità su certe tue dichiarazioni mi blocchi?», si è lamentato Pastore sui social.

Roman Pastore e la bufera sul Rolex

Dopo averlo difeso dalle critiche per aver mostrato in foto l’orologio di lusso, eredità del padre scomparso, Calenda aveva strigliato il 21enne che si era fatto immortalare mentre il 10 settembre firmava per il referendum sull’eutanasia legale. Il prezioso ricordo del padre era così diventato in quattro e quattr’otto un «orrendo pataccone». «Ho difeso Roman a spada tratta, però anche basta con sto’ orrendo pataccone sempre in primo piano», cinguettò il leader di Azione. «Sei candidato al Municipio. Gambe in spalla e vai a prendere i voti. Evita di far parlare solo di questo. E che palle!! Pedalare».

Le critiche di Pastore a Calenda

Ma cosa avrebbe spinto ora Calenda a bloccare Pastore? A quali critiche si riferisce il 21enne? Scorrendo il suo profilo Twitter, ci si imbatte in un tweet leggermente polemico. Il 3 novembre Roman si era permesso di dissentire dal suo leader scrivendo: «@CarloCalenda non possiamo permetterci il lusso di dividerci. La prospettiva che abbiamo in vista delle #elezioni2023 è basata sull’unità delle forze riformiste. Basta attaccare». «Mo te blocca», aveva commentato con lungimiranza una utente. E così infatti è stato.

Il cartello di divieto di fumo alla buvette del Campidoglio

Evidentemente sono giorni nervosi per Calenda. Il 5 novembre il leader di Azione – a cui come rivelato da Tag43 il sindaco di Roma Roberto Gualtieri pensa di affidare la commissione per il Giubileo 2025 – era finito sotto i riflettori per aver rimosso il cartello di divieto di fumo nel cortile interno della buvette del Campidoglio. «Stavano tutti fumando compresa la giornalista di Repubblica e l’ex assessore al personale in un’area esterna alla bouvette prima fumatori e poi chiusa dai 5S», aveva prontamente chiarito l’interessato su Twitter. «Tutti pigiati dietro enormi condizionatori per non essere beccati. Li ho fatti uscire da lì».