Figc, Gravina schiacciato tra caso Juventus e scandalo Aia

Sebastiano Venier
06/12/2022

L'OBOLO DI SAN PIETRO. Nessun provvedimento dopo l'arresto del procuratore degli arbitri D'Onofrio. L'inchiesta Juventus e la cena con Agnelli e i dirigenti di Serie A per parlare anche di plusvalenze. Così il numero uno della Federcalcio è rimasto invischiato tra scandali e indagini.

Figc, Gravina schiacciato tra caso Juventus e scandalo Aia

Nel ricco mondo del pallone c’è un enorme problema di giustizia e trasparenza. Lasciamo stare il Mondiale del Qatar che prima o poi finirà nel mirino di qualche inchiesta internazionale. In Italia (dimenticandoci per un attimo della vicenda Juventus), c’è anche il tema del numero uno della Figc, Gabriele Gravina. Un presidente che non ha fatto finta di dimettersi nemmeno dopo la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale.

L’arresto di D’Onofrio e la (non) reazione dell’Aia

Nelle settimane scorse è stato arrestato il procuratore capo dell’Aia (Associazione italiana arbitri), Rosario D’Onofrio, nell’ambito dell’inchiesta della Dia milanese per traffico internazionale di droga insieme ad altre 42 persone. Sarebbero stati introdotti in Lombardia, tra il 2019 e il 2021, sei tonnellate di marijuana e hashish. Durante questa operazione gli inquirenti hanno anche sequestrato più di mille ricariche per sigarette elettroniche a base di cannabinoidi. «L‘Aia prende atto con sorpresa e sgomento delle notizie diffuse a mezzo stampa relative all’arresto del Procuratore Rosario D’Onofrio», si è letto nel comunicato. «L’associazione è stata vittima e indotta in errore con una gravissima e dolosa omissione di comunicazioni previste dal Regolamento associativo. Un vero e proprio tradimento che ha creato un serio danno d’immagine». L’Aia è talmente scossa che se fosse stato per loro non sarebbe successo nulla. Tutti nell’ambiente calcistico si sarebbero aspettati un gesto di responsabilità da parte del vertice, artefice della nomina di D’Onofrio. Ma il presidente Alfredo Trentalange, così come il vicepresidente Duccio Baglioni, non hanno mostrato alcuna intenzione di lasciare il loro incarico. «Sono sconcertato», ha commentato Gravina. «Ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del procuratore, in quanto la sua nomina è di esclusiva pertinenza del comitato nazionale su proposta del presidente dell’Aia. Una cosa è certa, la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale». Entro il 15 dicembre l’associazione arbitri dovrà adeguare il proprio statuto nel senso che la giustizia sportiva arbitrale sarà trasferita in ambito federale così come per tutti i tesserati della Figc. Insomma, a parole, sembra un vero e proprio commissariamento. Ma il silenzio regna sovrano e Trentalange (l’arbitro che si allenava sui campi della Juventus) a dare le dimissioni non ci pensa proprio. E non finisce qui.

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Andrea Agnelli (Getty Images)

Così Gravina è finito indirettamente nell’inchiesta Juventus

Da come raccontano gli investigatori, Gravina è finito indirettamente anche nell’inchiesta Juventus. Il 23 settembre 2021 Andrea Agnelli ha organizzato, «in via riservata», un incontro nella casa di famiglia, all’interno del parco La Mandria, alle porte di Torino. C’erano rappresentanti di alcune big come Beppe Marotta per l’Inter (che però smentisce), Paolo Scaroni per il Milan e dirigenti di squadre medio-piccole: Luca Percassi (Atalanta), Enrico Preziosi (Genoa), Stefano Campoccia (Udinese) e Claudio Fenucci (Bologna). Soprattutto era presente Paolo Dal Pino, a quei tempi presidente della Lega calcio di serie A (adesso è Lorenzo Casini voluto principalmente da Napoli e Lazio) e proprio Gravina, numero uno della Federcalcio. Nella riunione si parlò di temi di interesse collettivo, tra media company e riforme del calcio. Tra cui ovviamente la questione delle plusvalenze. «Cena segreta? Cavolate, sono un uomo sereno», ha detto Gravina. «Abbiamo già chiarito perché c’è stata, era per parlare di calcio. Di incontri così ne ho fatti tantissimi». Nessuna rilevanza penale quindi ma un interrogativo. Perché queste discussioni non avvengono in Federazione? Va ricordato che la Procura federale aveva già sollevato il problema delle plusvalenze per la squadra bianconera e altre società ma il Tribunale sportivo aveva assolto tutti gli indagati e la Corte d’Appello respinto il ricorso. Ora la Procura ha appena aperto un nuovo procedimento sulle scritture private tra la Juventus e i suoi calciatori, attraverso le quali, secondo l’ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica di Torino, si sarebbe ottenuto un taglio fittizio degli stipendi e una riduzione dei costi nei bilanci del 30 giugno 2020 e 30 giugno 2021, omettendo la posizione debitoria nei confronti dei tesserati.

Figc, Gravina schiacciato tra caso Juventus e scandalo Aia
Da sinistra Giovanni Malagò, Andrea Abodi e Gabriele Gravina (Getty Images).

L’indagine Uefa per potenziali violazioni delle norme sulle licenze per club e sul fair play finanziario

Ma quello che preoccupa maggiormente è che la Uefa ha aperto un’indagine sulla Juventus per violazione del fair play finanziario dopo le accuse mosse dalla Procura di Torino e dalla Consob. «La Prima Camera del Cfcb (l’organo di controllo finanziario dei club Uefa) ha aperto un’indagine formale nei confronti della Juventus per potenziali violazioni delle norme sulle licenze per club e sul fair play finanziario», si legge in una nota. «L’inchiesta si concentrerà sulle presunte violazioni finanziarie recentemente rese pubbliche a seguito del procedimento condotto dalla Consob e dalla Procura della Repubblica di Torino». Nel mirino degli inquirenti esteri ci sarebbero alcuni «proventi da gestione diritti calciatori», ossia le plusvalenze derivate dalla compravendita dei giocatori, per un totale di circa 50 milioni. Si potrebbe arrivare a un paradosso: la Juve assolta in Italia e condannata in Europa. Uno scenario che avrebbe ripercussioni su tutto lo sport italiano che il neoministro Andrea Abodi e Giovanni Malagò, presidente del Coni, dovrebbero cercare di tutelare. E se il caso plusvalenze venisse a “sgonfiarsi” resta sempre il problema degli stipendi non pagati dalla Juventus, con relative false comunicazioni ai soci, aggiotaggio e falso in bilancio. In questo caso non si parla di politica di bilancio per salvare una squadra ma di un cda azzerato dalla Procura, dalla Consob e dall’azionista di maggioranza, di Borsa e di tutela del risparmio. Certo nessuno è colpevole finché non viene emessa una sentenza. Ma attendere i tempi biblici della giustizia civile è quasi impossibile. La federazione deve prendere presto una posizione che sia favore della Juve o contro la squadra bianconera. Prendere tempo (atteggiamento tipico italiano) non serve a nulla. In ballo c’è la credibilità del calcio.