Da Macron a Biden passando per Renzi: chi riabilita Bin Salman

Debora Faravelli
29/07/2022

Macron è finito nell'occhio del ciclone per aver ricevuto MbS su cui pesa l'ombra dell'omicidio Khashoggi. Lo stesso è accaduto a Renzi, menestrello del neo rinascimento saudita, e qualche giorno fa a Joe Biden volato a Gedda per trattare sul petrolio. Continua la riabilitazione del principe ereditario.

Da Macron a Biden passando per Renzi: chi riabilita Bin Salman

Tra i primi a gettare il cuore oltre i principi era stato Matteo Renzi, che a inizio 2021 in un colloquio con Mohamed bin Salman aveva dipinto l’Arabia Saudita come culla del «nuovo Rinascimento». Il leader di Italia viva, nel board della Future Investment Initiative (Fii), fondazione riconducibile all’erede al trono, fu bersagliato dalle critiche. Su MbS infatti pesava e pesa ancora l’ombra dell’omicidio Khashoggi, per non parlare dei diritti negati in quel di Riad.

Polemiche per la visita di MbS a Parigi

Ora tocca a Emmanuel Macron che ha accolto a Parigi il principe ereditario saudita per «una cena di lavoro». Si tratta della prima visita in Europa del principe dopo l’assassinio del giornalista firma del Washington Post, il cui corpo fu smembrato nel consolato saudita a Istanbul nel 2018. Omicidio di cui bin Salman è accusato dall’intelligence Usa e non solo di essere il mandante. L’accoglienza del ministro dell’Economia Bruno Le Maire all’aeroporto di Orly, la stretta di mano col presidente nonché il tappeto rosso steso in suo onore hanno suscitato un’onda di indignazione. L’ex candidato alle Presidenziali, il Verde Yannick Jadot, non ha usato giri di parole: «Che cosa ci sarà nel menu della cena tra Emmanuel Macron e MbS? Il corpo smembrato del giornalista Khashoggi? Il caos climatico? La pace e i diritti umani? No! Petrolio e armi! Esattamente il contrario di ciò che bisogna fare», ha twittato.

A fargli eco diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani come Reporter senza frontiere, Human Rights Watch e Amnesty International, «profondamente turbata dalla visita per ciò che questo significa per il nostro mondo e per persone come Jamal». Due Ong, Democracy for the Arab World Now (Dawn) e Trial International, hanno addirittura sporto denuncia contro MbS in un tribunale parigino spiegando che «non beneficia dell’immunità in quanto è principe ereditario e non capo di Stato». Durissima anche la compagna di Khashoggi, Hatice Cengiz, che si è detta «scandalizzata e indignata» per il ricevimento «con tutti gli onori al carnefice del mio fidanzato».

«Dialogare non significa essere compiacenti», ha dichiarato invece la premier francese Elisabeth Borne, spezzando una lancia in favore di Macron insieme con Aurore Bergé, capogruppo di Renaissance all’Assemblea Nazionale, che ha aggiunto: «Teniamo conto del contesto in cui viviamo, legato alla crisi ucraina e alle enormi sfide energetiche che ci attendono». Insomma, per usare le parole di Mario Draghi, con questi «dittatori bisogna essere pronti a cooperare». Soprattutto nei momenti di difficoltà.

Quando Macron strinse la mano a Bin Salman

Non è però la prima volta che il presidente francese riabilita il saudita. Il 4 dicembre scorso i due si strinsero la mano a Riad. Anche in quell’occasione fioccarono le critiche a cui però l’inquilino dell’Eliseo rispose facendo notare che nessuna potenza si era sognata di boicottare il G20 che si era tenuto in Arabia l’anno successivo all’omicidio del giornalista. Da quel momento l’ostracismo internazionale nei confronti di Bin Salman aveva cominciato ad alleggerirsi.

Joe Biden a Gedda nonostante le promesse della campagna elettorale

Macron non è stato certo l’unico leader occidentale a incontrare il principe saudita. Il 15 luglio scorso il presidente statunitense Joe Biden era volato a Gedda per chiedere a MbS l’aumento del 50 per cento della produzione di petrolio. Scambiandosi con il principe un saluto con il pugno, come vecchi amici. Una visita che per molti osservatori è stata una vera e propria umiliazione visto che Biden durante la campagna elettorale del 2020 aveva promesso di voler rendere il regime di Riyad un «paria» a livello internazionale. Anche per questo il presidente Usa è stato travolto dalle critiche soprattutto tra i dem.

Il caso Draghi

Insomma, con dittatori e autocrati è necessario scendere a compromessi. Lo stesso Mario Draghi il 5 luglio scorso era volato ad Ankara per incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.«Italia e Turchia sono partner, amici, alleati», aveva dichiarato in conferenza stampa il presidente del Consiglio. «Abbiamo davanti grandi sfide, a partire dalla guerra in Ucraina, e vogliamo lavorare insieme per affrontarle». Poco più di un anno fa, però, quell’alleato era stato definito per «quello che è, cioè un dittatore».

Di fronte al rischio che la guerra in Ucraina causi una crisi energetica senza precedenti e che l’economia globale precipiti, un accento può fare la differenza: i princìpi lasciano spazio ai prìncipi.