Bhutan male per il Covid

Redazione
28/07/2021

Il piccolo Regno himalayano ha immunizzato il 90 per cento della popolazione in una settimana. Impresa complicatissima, considerata la difficoltà di raggiungere molti villaggi di montagna e il blocco dell'export di dosi da parte dell'India.

Bhutan male per il Covid

In appena una settimana, il Bhutan ha immunizzato il 90 per cento degli adulti contro il Covid 19, un’impresa definita dall’Unicef un «faro di speranza» per gli altri Paesi asiatici. Il piccolo regno dell’Asia meridionale ha una popolazione di 770 mila persone e si trova tra le alture dell’Himalaya tra India e Cina. L’altitudine, i villaggi di montagna remoti, il gran numero di pastori nomadi e le condizioni meteorologiche estreme hanno messo gli operatori sanitari davanti a sfide molto complicate per consegnare i vaccini in modo sicuro in tutto il Paese.

Bhutan, una campagna vaccinale efficiente

La campagna delle seconde dosi, iniziata il 20 luglio, ha comportato – come ricorda la Cnn – mesi di preparazione per installare le strutture di stoccaggio della catena del freddo in cliniche difficili da raggiungere, consegnare i vaccini nelle località più remote con elicotteri e mettere in piedi un esercito di volontari per distribuire i vaccini lungo i sentieri di montagna. Entro il 27 luglio 480 mila persone sulle 530 mila disponibili avevano ricevuto la seconda dose. «È stata probabilmente la campagna di vaccinazione più veloce eseguita durante la pandemia», ha detto il rappresentante dell’Unicef in Buthan Will Parks. In queste operazioni sono stati coinvolti oltre 2400 operatori sanitari e 22 mila volontari.

Ma distribuire i vaccini alla popolazione non ha rappresentato l’unica difficoltà, perché ancora più complicato è stato far arrivare le dosi in Bhutan. Atterrare a Paro, l’unico aeroporto internazionale del Paese posto a oltre 2 mila metri sul livello del mare, è tra le manovre più difficili al mondo, perché bisogna passare per un ripido pendio tra le vette himalayane prima di arrivare a una pista abbastanza corta: meno di 20 piloti hanno la certificazione per effettuare l’atterraggio.

Bhutan, una storia di solidarietà vaccinale

Tra marzo e aprile il Bhutan ha somministrato circa 500 mila vaccini AstraZeneca provenienti dall’India, ma quando Nuova Delhi ha bloccato l’export per fronteggiare la sua devastante ondata di contagi, il Regno ha cercato aiuto altrove: 500 mila dosi di Moderna sono arrivati dagli Stati Uniti attraverso il programma Covax delle Nazioni Unite. La Danimarca ha donato 250 mila dosi di AstraZeneca (Copenaghen ne ha bloccato la somministrazione ad aprile), la Cina 50 mila di Sinopharm. Martedì 27 luglio erano in arrivo oltre 100 mila dosi di AstraZeneca da vari Paesi dell’Est Europa. Entro la fine dell’anno dovrebbero arrivare anche 200 mila dosi di Pfizer, già acquistate, che serviranno per vaccinare i bambini.

Bhutan, un esempio nella regione

Negli ultimi anni, il Bhutan ha compiuto grandi passi avanti nella riduzione della povertà, passando dal 36 per cento della popolazione nel 2007 al 12 per cento nel 2017, secondo la Banca Mondiale. La principale attività resta l’agricoltura, ma nel corso degli anni l’economia si è diversificata: l’energia idroelettrica, ad esempio, è diventata una delle maggiori fonti di crescita per il Paese e ha contribuito a finanziare servizi sociali come l’istruzione. Non solo. Il Regno è stato uno dei più efficienti nella lotta al Covid, grazie a una pianificazione anticipata e a una risposta rapida che ha comportato la chiusura dei confini, test di massa, tracciamento dei contatti e distanziamento sociale, nonché rigorose misure di lockdown e quarantena. Con poco più di 300 medici prima della pandemia, il Bhutan ha formato migliaia di operatori sanitari e implementato un piano nazionale di risposta al Covid: in totale i casi sono stati meno di 2500, i morti solo due.