Due tesi e due misure

Giovanni Sofia
28/10/2021

Bettel, primo ministro lussemburghese, è accusato di aver copiato l'elaborato finale di un master. Da Lucia Azzolina a Ursula von der Leyen, passando per l'ex presidente ungherese Pal Schmitt, le ipotesi di plagio tra i membri delle istituzioni.

Due tesi e due misure

Cinquantasei pagine frutto di sudore e sacrifici. L’introduzione, le conclusioni e giusto un paio di paragrafi. Il resto scopiazzato qua e la. È l’accusa, piuttosto pesante, rivolta al primo ministro lussemburghese. Xavier Bettel, secondo quando riporta il locale quotidiano online Reporter, avrebbe fatto propri contenuti scritti da altri per la tesi di un master. Il lavoro, avente per oggetto una potenziale riforma del sistema elettorale relativo al Parlamento europeo, risale al 1999, quando, studente all’ateneo di Nancy-II, nella Francia orientale, aveva appena vent’anni. L’ipotesi, confermata da alcuni esperti, ha costretto il premier a una parziale ammissione: «Ho fatto tutto al meglio delle mie conoscenze e convinzioni dell’epoca», ha detto. Salvo poi aggiungere «che il lavoro sarebbe dovuto essere fatto diversamente».

Scendendo nello specifico, ci sarebbero ben venti pagine estrapolate di sana pianta dal sito del Parlamento europeo, ma senza alcun riferimento alla fonte. Altre nove, invece, coinciderebbero con un rapporto dell’eurodeputato Georgios Anastassopoulos. Sulla questione è intervenuto anche il docente dell’epoca di Bettel, Etienne Criqui: «Può darsi che alcuni passaggi siano stati presi da Internet». Un’attività possibile, ha aggiunto, anche grazie agli strumenti tecnici, allora non in grado di identificare potenziali plagi.

Gli altri politici accusati di aver copiato la tesi

Una situazione imbarazzante, ma non un inedito assoluto. Bettel, infatti, è in buona compagnia. Dall’ex ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, tra tante smentite e qualche conferma, sarebbero tanti i nomi eccellenti delle istituzioni che avrebbero ceduto alla tentazione, almeno secondo gli accusatori. Passata alla storia per i banchi a rotelle, rimedio parecchio criticato per garantire il distanziamento in tempi di pandemia, Azzolina nell’occhio del ciclone, in realtà, ci era già finita. Colpa della tesi «Un caso di ritardo lieve associato a disturbi depressivi», 41 pagine messe insieme a conclusione del percorso di studi presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana.

Il premier lussemburghese Bettel accusato di aver copiato la tesi da Lucia Azzolina a Ursula von der Leyen, chi sono gli altri
Lucia Azzolina (Getty)

Sotto la lente di ingrandimento, agli albori del 2020, finirono quattro estratti, provenienti da diversi manuali mai citati, neppure nella bibliografia. Sorpresa dalla bufera mentre accompagnava alcune classi in Polonia per un viaggio tra i luoghi dell’olocausto, alle richieste di dimissioni replicò, secca: «Non fatevi prendere in giro, non è né una tesi di laurea, né un plagio». Da una ministra all’altra, due anni prima era toccato a Marianna Madia, allora al dicastero della Pubblica Amministrazione. Nell’occasione, a mettere una pietra tombale al caso fu una commissione di saggi, incaricata dalla scuola IMT Alti Studi di Lucca, che validò il gradò di originalità dell’elaborato.

Anche Ursula von der Leyen accusata di aver copiato la tesi

Lancette indietro fino al 2015, per rintracciare un’altra ipotesi di plagio. Autrice sarebbe stata l’attuale presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. All’epoca ministro della Difesa, avrebbe «oltrepassato il limite», per la stesura del lavoro finale del percorso di specializzazione in ginecologia, seguito presso l’università di Hannover, nel 1991. Parola del cacciatore di plagi Martin Heidingsfelder, lo stesso che precedentemente aveva denunciato Annette Schavan e Karl-Theodor zu Guttenberg, ministri rispettivamente dell’Istruzione e della Difesa, entrambi costretti a lasciare l’incarico. Eventualità mai presa in considerazione da von der Leyen, rimasta saldamente in sella al dicastero e decisa nel rispedire al mittente ogni illazione. A puntare il dito contro Pedro Sanchez, nel 2018, fu invece il quotidiano conservatore Abc. Il premier spagnolo venne accusato di plagio per la tesi di dottorato, conseguita Università Camilo José Cela di Madrid sulle innovazioni della diplomazia economica spagnola. Il testo, secondo i detrattori, avrebbe attinto a piene mani da articoli dei professori Julio Cervino e Jaime Rivera, senza riconoscerne la paternità.

Il premier lussemburghese Bettel accusato di aver copiato la tesi da Lucia Azzolina a Ursula von der Leyen, chi sono gli altri
Ursula von der Leyen (Getty)

Pedro Sanchez accusato di autoplagio nella stesura della tesi

Non solo perché aggiungevano da Abc «Ha anche commesso quello che viene chiamato autoplagio o contenuto duplicato, inserendo due articoli nella sua tesi che aveva pubblicato mesi prima su riviste scientifiche con un altro professore». La replica, nella circostanza, venne affidata a Twitter «Le informazioni apparse sui media sono assolutamente false», scrisse. Andò peggio due giorni prima alla ministra della Sanità Carmen Monton, che, per identico motivo, lasciò l’incarico. Lo stesso fece il presidente ungherese Pal Schmitt, seppur al culmine di una strenua difesa. Campione olimpico di scherma nel 1968 e nel 1972, con gli studi non ebbe uguale fortuna. La tesi di dottorato sui programmi dei Giochi, considerata copiata all’80 per cento, gli costò la poltrona. Una sconfitta dura da digerire, specialmente per uno sportivo.

Il premier lussemburghese Bettel accusato di aver copiato la tesi da Lucia Azzolina a Ursula von der Leyen, chi sono gli altri
Pedro Sanchez (Getty)