Green Pass: Bagnai e il giallo del voto di fiducia al Senato

Redazione
11/11/2021

Il senatore leghista attaccato sui social risponde postando una foto che lo ritrae a casa sua. Cosa è successo?

Green Pass: Bagnai e il giallo del voto di fiducia al Senato

Giallo ieri sera in Senato dove si è votata la fiducia al governo sulla conversione in legge dell’ultimo decreto Green pass, approvata con 199 voti favorevoli e 38 contrari. Il provvedimento, varato dall’esecutivo il 21 settembre scorso, disciplina le modalità per estendere l’obbligo della certificazione vaccinale nei luoghi di lavoro del settore pubblico e privato e verrà ora trasmesso alla Camera per la conversione definitiva.

Fiducia sul decreto Green Pass: assenti i 29 leghisti compreso Matteo Salvini

Assenti dal voto 29 eletti della Lega tra cui anche il segretario Matteo Salvini. Tredici di loro erano in “missione”, quindi assenti giustificati. Tra i votanti appartenenti al Carroccio – la votazione era a chiamata e palese – compariva però anche il sì di Alberto Bagnai, da sempre contrario all’estensione dell’obbligo di Green pass. Il senatore ha cambiato idea e alla fine ha votato la fiducia a Draghi proprio su una misura che ha sempre osteggiato come il Green Pass? È quello che hanno pensato molti sostenitori della Lega che si sono sentiti traditi da quel sì, tanto da attaccare Bagnai sui social. Per difendersi e tagliare la testa al toro, il senatore ha postato su Twitter una foto che lo ritrae nella cucina di casa sua. «Io sono a casa mia e non ho votato nessuna fiducia», ha ribadito.

In serata il senatore si è concesso uno sfogo sui social: «Ora per dessert mi serve una manciata di cretini che “Bagnai ha votato sì al greenpass” da bloccare. Ce ne sono ancora? Si ammettono delazioni (tanto ormai è degrado ovunque)…»

 

Il decreto Green pass ora passa alla Camera

E allora chi ha gridato a Palazzo Madama quel sì dopo la chiamata di Bagnai? Di sicuro l’economista non ha il dono dell’ubiquità. Il giallo quindi resta. Intanto dopo il sì del Senato, il decreto ora passa alla Camera dove però il voto si svolgerà in modo differente: non ci sarà più la chiamata dal posto, ma i deputati dovranno sfilare uno a uno per l’appello.