Assicurazioni contro il Climate Change

URS BAERTSCHI
23/08/2021

Il surriscaldamento può causare perdite fino al 10 per cento del Pil globale. Per questo occorre cambiare rotta. E il settore può giocare un ruolo fondamentale nella transizione. L'intervento.

Assicurazioni contro il Climate Change

Anche in questa estate abbiamo dovuto assistere a una serie lunghissima e tristissima di catastrofi naturali. Al G20 di Napoli c’è stato un accordo sul clima. E, a valle del G7 del mese scorso, i media hanno parlato molto degli accordi fiscali e dalle tensioni post-Brexit, ma poco degli impegni presi sull’ambiente. Eppure, anche in tale occasione, i leader hanno congiuntamente concordato sulla necessita di una “rivoluzione verde” e, per questo, intensificato le azioni di contrasto al cambiamento climatico, riaffermando la necessità di stanziare 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi più in difficoltà nel percorso di riduzione delle emissioni. I leader del pianeta hanno assunto questo impegno con l’obiettivo che la ripartenza nel post pandemia sia equilibrata e sostenibile.

Il 10 per cento Pil globale è a rischio

L’Economics of Climate Change è un rapporto dello Swiss Re Institute in cui, per la prima volta, viene quantificata la perdita economica legata al surriscaldamento globale. La nostra analisi mostra infatti che entro la metà del secolo il mondo rischia di perdere il 10 per cento del Pil complessivo a causa del cambiamento climatico. L’aumento di temperature ed eventi meteorologici estremi provocherà danni alle economie, verranno danneggiate proprietà, si interromperanno i flussi commerciali, verrà persa una quota consistente di produttività. Serve, evidentemente, un’azione coraggiosa, immediata e congiunta di istituzioni e imprese per limitare gli impatti nefasti del cambiamento climatico, oltre che sul Pianeta, anche sull’economia. Un’economia più rispettosa dell’ambiente andrebbe ovviamente a beneficio di tutti, ma naturalmente bisogna considerare il “costo di transizione”. Passare da sistema legato ai combustibili fossili e ad alte emissioni di carbonio ad uno più “sostenibile” non è indolore. Tuttavia, il costo ambientale ed economico del non fare nulla, del non agire, è ancora più alto.

Il Sud Est asiatico è l’area maggiormente esposta

Il nostro rapporto si basa su uno stress test effettuato sui 48 Paesi del mondo che rappresentano il 90 per cento dell’economia mondiale. Se tutti i Paesi saranno colpiti, alcuni lo saranno più di altri. Con danni enormi. Le economie del Sud Est asiatico sono le più esposte. Nello scenario peggiore, alcuni Paesi di quell’area potrebbero infatti arrivare a perdere il 50 per cento del loro Pil entro il 2048. Anche se meno esposta, l’Europa potrebbe comunque perdere circa l’8 per cento. Nel Vecchio Continente alcune economie, come la Germania, corrono meno rischi mentre altre, come per esempio l’Italia, lo sono di più. I Paesi dell’Europa orientale e della Scandinavia soffrono meno il surriscaldamento globale, ma anch’essi verranno colpiti da fenomeni quali siccità, grandine, inondazioni. Tanto è vero che negli ultimi anni questi eventi sono aumentati di frequenza e intensità. E oggi siamo tutti esposti, visto che possono colpire ovunque. Migliorare la nostra comprensione dei rischi legati a questi fenomeni si basa su una più precisa migliore raccolta e analisi dei dati, un processo che il comparto assicurativo ha il compito di sostenere. Quantificando il costo economico del cambiamento climatico, speriamo di spingere tutti i Paesi a prendere azioni più immediate e decise.

Investire in economia verde conviene

Nel loro comunicato finale, i Paesi del G7 si sono impegnati a «considerare integralmente i dati sul cambiamento climatico e sulla perdita della biodiversità in ogni decisione». Inoltre, è stato espresso sostegno alla divulgazione di informazioni che illustrano i costi legati cambiamento climatico, oltre a sottolineare la necessità di un report globale sulla sostenibilità. Molti Paesi e molte aziende hanno già fissato obiettivi “net-zero”, ma il progresso è troppo lento. La tutela dell’ambiente non può essere considerata opzionale e tempo e denaro spesi a tale proposito non dovrebbero mai essere visti come un costo, ma come investimenti nel futuro. Per esempio, l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che, con un investimento globale di 1 miliardo di dollari all’anno nell’economia verde da qui al 2023, verrebbero creati circa 9 milioni di posti di lavoro all’anno. Questo investimento rappresenta solo lo 0,7 per cento dell’attuale Pil globale, ma produrrebbe 1,1 punti percentuali di crescita aggiuntiva, in pratica ripagandosi da solo.

Il ruolo delle assicurazioni nella transizione

Come detto, la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio presenta i rischi legati alla transizione, specialmente nel breve periodo. Qui l’industria assicurativa deve fare la propria parte, fornendo intuizioni e analisi che possono aiutare a mitigare gli effetti collaterali di questa transizione. Condividendo la risk intelligence, le compagnie possono però fornire un quadro più completo e, quindi, influenzare le decisioni e contribuire a creare un sistema più resiliente. L’underwriting che pone attenzione alla green economy aiuta assicuratori e assicurati ad allontanarsi dall’economia del carbonio. Passi che nel tempo saranno cruciali per raggiungere una economia a zero emissioni. L’industria assicurativa deve inoltre sostenere gli investimenti responsabili di lungo periodo, così come il processo di trasferimento dei rischi verso processi produttivi a basse emissioni di carbonio. Questo consentirà di sostenere lo sviluppo di tutte quelle tecnologie che incentivano e fanno prosperare una economia più “verde”. Dobbiamo capitalizzare lo slancio, raccogliendo e iniettando ancora più energia nella lotta, sistemica, contro il cambiamento climatico. La COP26 di quest’anno rappresenta un’altra significativa pietra miliare in questo percorso e un’enorme opportunità per allargare il processo ad un gruppo molto più ampio di paesi. Dopo tutto, il cambiamento climatico interesserà tutti noi, e le soluzioni devono essere inclusive. Raggiungere gli obiettivi di un’economia a zero emissioni di carbonio richiede che tutte le parti interessate – (ri)assicuratori, insieme ai governi, alle imprese e alla società – prendano le loro responsabilità e siano partecipi a una pianificazione di lungo termine. Insieme, lavoreremo per mitigare gli effetti del surriscaldamento globale, sostenendo le tecnologie più innovative, portando avanti ogni iniziativa che conduca ad un mondo a zero emissioni. È nell’interesse e a beneficio di tutti noi.

 

*Urs Baertschi è CEO Reinsurance EMEA e Presidente EMEA di Swiss Re