Antonio Ingroia, la storia del nuovo legale di Gina Lollobrigida

Redazione
13/11/2021

Allievo di Paolo Borsellino, procuratore antimafia, politico,adesso avvocato della grande attrice. Le tante svolte della carriera.

Antonio Ingroia, la storia del nuovo legale di Gina Lollobrigida

«Esigo il mio legittimo diritto di invecchiare senza essere derubata perché ho 94 anni e qualcuno sostiene che io non sarei abbastanza lucida per amministrare il mio patrimonio». Questa la denuncia di Gina Lollobrigida, da tempo alle prese con grattacapi famigliari e giudiziari, arrivata tramite Facebook. Con sorpresa: accanto a lei è infatti apparso Antonio Ingroia, che come è stato reso noto è il suo nuovo avvocato. Le cose da sapere su Ingroia, all’ennesima svolta della carriera.

Ingroia, allievo di Borsellino

Nato a Palermo il 31 marzo 1959, Ingroia si è laureato in Giurisprudenza nella sua città, con una tesi di diritto penale sull’associazione mafiosa. Nel 1989 è stato nominato sostituto procuratore a Marsala, dove ha cominciato a lavorare a stretto contatto con Paolo Borsellino, all’epoca procuratore della Repubblica nella città siciliana. Qui, Ingroia si è occupato di procedimenti penali per omicidi, associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di droga, anche internazionale.

Ingroia, procuratore antimafia a Palermo

Nel 1992, Ingroia è stato nominato sostituto procuratore a Palermo, sempre al fianco di Paolo Borsellino, che nel frattempo era stato nominato procuratore aggiunto del capoluogo siciliano. Diventato pubblico ministero della Procura antimafia, nel corso degli anni si è occupato di noti casi legati alla malavita organizzata, conducendo processi di una certa rilevanza sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. Ingroia ha ricoperto questo incarico fino al 2012.

Ingroia, l’incarico per le Nazioni Unite

Nel luglio del 2012, ottenuto il via libera dal Consiglio Superiore della Magistratura, Ingroia ha smesso le vesti di pm per un anno, per andare a dirigere in Guatemala un’unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell’ONU. Ma dopo solo due mesi ha deciso di lasciare l’incarico, per dedicarsi alla politica.

Ingroia, l’avventura in politica

Alle elezioni politiche del 2013, Ingroia si è candidato come premier con la lista di sinistra Rivoluzione Civile, ottenendo il 2 per cento dei voti: un risultato che non ha consentito alla coalizione di ottenere seggi in parlamento. Dopo le elezioni, dall’11 aprile al 19 giugno è stato sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Aosta: Il 20 giugno, non presentandosi sul posto di lavoro, è decaduto da magistrato. Nel frattempo ha lanciato il neonato movimento politico Azione Civile. A luglio del 2013, il governatore Rosario Crocetta lo ha nominato commissario di Sicilia e-Servizi, società che gestisce l’informatica della Regione di cui è diventato poi amministratore unico l’aprile successivo. Sempre su nomina di Crocetta, per quasi tutto il 2014 Ingroia è stato commissario straordinario della provincia di Trapani. Nel 2017 la fondazione di un nuovo partito, insieme a Giulietto Chiesa: inizialmente denominato La Mossa del Cavallo, diventa poi Lista del Popolo per la Costituzione, che ha partecipato con scarsissimi risultati alle politiche del 2018. Nel 2020 Ingroia si è poi candidato a sindaco di Campobello di Mazara, ottenendo solo il 18 per cento delle preferenze.

Ingroia, la carriera da avvocato

La sua carriera di avvocato non è iniziata con Gina Lollobrigida. Nel 2013 ha brevemente rappresentato l’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Via dei Georgofili, per poi affiancare l’avvocato Fabio Repici nella difesa di parte civile della famiglia di Attilio Manca, medico misteriosamente trovato morto nel 1994. Nel 2015 ha difeso l’ex boss di camorra Augusto La Torre, diventato collaboratore di giustizia. Nel 2017 è stato avvocato delle famiglie di Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, carabinieri uccisi a metà Anni ‘90 in un conflitto a fuoco a un posto di blocco.

Ingroia, la condanna per peculato

Giornalista pubblicista e autore di diversi libri, Ingroia ha vissuto con la scorta per 27 anni. Paladino della lotta alla mafia, ha però una macchia nel suo curriculum: nel 2020 è stato condannato con rito abbreviato a 1 anno e 10 mesi per avere incassato dei rimborsi a cui non aveva diritto, peculato insomma, quando era a capo di una società della Regione Sicilia.