Epik fail

Redazione
22/09/2021

Anonimous ha rubato e diffuso 180 giga di materiale appartenente alla società di hosting che ospita i principali siti dell'alt-right americana, compresi i social Gab e Parler. Da WikiLeaks alle Primavere arabe, gli altri attacchi su scala globale.

Epik fail

Il collettivo di hacker Anonymous ha affermato di aver rubato e diffuso una grande quantità di dati da Epik, una società di hosting di siti web molto utilizzata da organizzazioni di estrema destra americana come i Proud Boys. Si tratterebbe di oltre 180 giga di materiale relativo alle attività del gruppo, compreso l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Epik, tra gli altri, ha anche ospitato i social media estremisti e complottisti come Parler e Gab, spesso soggetti a censura o limitazioni per la diffusione di materiale razzista o incitante alla violenza.

Secondo alcuni esperti, sentiti dalla Cnn, l’attacco potrebbe avere ripercussioni sul modo in cui i gruppi di estrema destra si organizzano e cercano di proteggersi online. «Una violazione così li costringerà a trovare server sicuri al di fuori del Nord America, magari in Europa», ha detto alla testata americana Gabriella Coleman, professoressa di antropologia all’Università di Harvard. La violazione potrebbe aumentare la paranoia nelle comunità di estrema destra, che già si ritengono sotto sorveglianza. La pubblicazione di questi dati, secondo la no-profit Distributed Denial of Secrets, potrebbe aiutare a capire i legami tra i vari gruppi e come questi organizzano le proprie attività. Epik, dal canto suo, ha affermato che i dati trafugati, riguardanti 15 milioni di persone, «erano già pubblici».

Anonymous, 18 anni di hacktivismo

Il movimento, nato nel 2003, porta avanti l’hacktivismo, sottraendo e pubblicando online (in forma anonima, da cui il nome) immagini, documenti e commenti. Anonymous è un collettivo decentralizzato, ma che opera in forma coordinata per portare a termine un obiettivo comune. Le battaglie di Anonymous sono soprattutto contro le ingiustizie sociali i “poteri forti”, per questo tra le vittime dei loro attacchi informatici ci sono governi, multinazionali e grandi lobby.

Sostenitori di Anonymous fuori dalla Casa Bianca nel 2013 (Getty)

L’attività di Anonymous si caratterizza sia per le proteste online, come il netstrike (un attacco informatico non invasivo che consiste nel moltiplicare le connessioni contemporanee al sito preso di mira, al fine di rallentarne o impedirne le attività), sia per le manifestazioni nella vita reale, durante le quali i manifestanti indossano la maschera di Guy Fawkes, anarchico britannico reso famoso dal fumetto – e dal film – V per Vendetta. Il gruppo si organizza in rete attraverso siti come 4chan, 711chan, Encyclopedia Dramatica o tramite canali YouTube. Sui social network vengono invece creati gruppi per aiutare le persone a mobilitarsi per le proteste “fisiche”.

Anonymous, Scientology e le Primavere arabe

Già nel 2007 il gruppo prese di mira i suprematisti bianchi, mandando offline il sito dello speaker radiofonico Hal Turner e provocandogli così una salatissima bolletta da migliaia di dollari. Tra gli obiettivi principali di Anonymous c’è stata soprattutto la Chiesa di Scientology, considerata una lobby che non permette la libera espressione dei suoi membri: con il Progetto Chanology del 2008, il movimento ha sia attaccato i siti legati a Scientology, organizzando anche scherzi telefonici e inviando fax neri nei suoi centri e mettendo in piedi numerose proteste fuori dalle chiese.

In un comunicato, il gruppo affermò di voler continuare gli attacchi per proteggere «il diritto alla libertà di parola» dei suoi membri, denunciando la pratica della disconnessione (il dover rompere i rapporti con amici, parenti o colleghi ritenuti antagonisti di Scientology). Nel 2010 un’altra iniziativa, Scientology Sucks: A Contest, per premiare il miglior scherzo (legale) fatto nei confronti della chiesa.

Sempre nel 2010, per sostenere WikiLeaks, Anonymous attaccò Amazon, PayPal, MasterCard, Visa e la banca svizzera PostFinance. Su questi siti era impossibile effettuare donazioni a sostegno della campagna di Assange, mentre era sempre possibile farle nei confronti di associazioni neonaziste o al Ku Klux Klan. I siti di MasterCard e Visa sono andati offline per un po’. La censura dei documenti di WikiLeaks ha prodotto attacchi nei confronti dei governi dello Zimbabwe e della Tunisia tra il 2010 e il 2011. Soprattutto nel Paese nordafricano, l’attività di Anonymous (che fornì ai manifestanti anche i server per scambiare materiale) alimentò ancora di più le proteste che portarono al rovesciamento di Ben Ali dopo 23 anni di dittatura. Stesso schema anche in Egitto, con otto siti del governo messi offline durante le manifestazioni delle Primavere arabe: l’attacco continuò fino alle dimissioni di Mubarak. Il gruppo ha anche avuto un ruolo nelle attività – e nell’estetica – di Occupy Wall Street.

Anonymous in Italia

Numerosi sono stati gli attacchi nei confronti di enti, istituzioni e politici italiani. A marzo 2011 viene presa di mira Enel, accusata «di perseguire i propri interessi in modo indegno. Al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotzal, l’Enel assolda 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya Ixil di San Felipe Chenla, comunità che dal 3 gennaio sta protestando contro Enel». Poi tocca all’Agcom, troppo vigile nella rimozione di contenuti protetti dal diritto d’autore.

Con l’Operazione Banche al Sicuro del settembre 2011 gli hacker rubarono credenziali di accesso di alcuni utenti per dimostrare le fragilità informatiche del sistema bancario. Nel 2012 viene hackerato il Vaticano per la sua «attività di censura e di anti-progresso nei confronti della medicina», altri obiettivi sono stati la Lega (quando era ancora Lega Nord) e Vittorio Sgarbi. Finiti sotto attacco anche i siti di Trenitalia ed Equitalia, oltre a quelli di diversi Ministeri, Polizia e Carabinieri.

Anonymous, altri attacchi importanti 

Dopo aver bersagliato Facebook, rendendolo offline per due ore in tutto il mondo (2012), il gruppo ha per un po’ messo da parte operazioni su scala globale. Almeno fino al 2015, quando decise di dare la caccia ai gruppi jihadisti come Al-Qaeda (responsabile degli attentati alla redazione di Charlie Hebdo) e Stato islamico(dopo gli attentati al Bataclan e allo Stade de France), rendendone offline i siti. Più di recente, il gruppo ha hackerato il sito del dipartimento di polizia di Minneapolis dopo l’omicidio di George Floyd, invitando i sostenitori ad unirsi al movimento Black Lives Matter.