Un gol per riaccendere la memoria

Redazione
21/07/2021

Il collezionista Mike Douglas ha donato la sua raccolta di cimeli legati al mondo del calcio alle associazioni che si occupano di aiutare i malati di alzheimer, con l'obiettivo di provare a risvegliarne i ricordi.

Un gol per riaccendere la memoria

Aiutare anziani e non a recuperare la memoria, scavando nei ricordi legati alla passione per il calcio. È quello che ha fatto Mike Douglas, graphic designer britannico che, per oltre 30 anni, ha raccolto più di 750 oggetti legati al mondo del pallone e, durante il lockdown, li ha donati a due associazioni che si occupano di assistere malati di alzheimer e demenza senile.

La pandemia ha riportato alla luce la collezione

Costretto dalla pandemia a rimanere in casa, Douglas ha rispolverato la sua collezione. Passando in rassegna i cimeli, gli sono ritornati in mente i momenti felici vissuti negli stadi o davanti alla tivù, trepidante per una partita. «Non ho iniziato questa collezione consapevolmente. Mi sono appassionato al calcio da piccolissimo e mi piaceva conservarne oggetti. Non vedevo il motivo di disfarmene», ha dichiarato il 40enne in un’intervista alla Bbc. «Riaprendo quelle scatole, ho ritrovato un profumo che mi ha riportato indietro nel tempo. Un paio di pantaloncini rossi dei Rangers mi hanno catapultato all’Intersport Shop di Aberdeen. Pregai papà affinché me li comprasse. E ancora, molti souvenir del Mondiale di Italia ’90. Avevo otto, nove anni e non avevo mai visto prima una competizione del genere. Ritornando a quegli istanti ho capito nuovamente il perché mi sia innamorato così follemente del calcio».

Un interesse che Douglas non può dire di aver ereditato dai genitori, lontani anni luce da quel mondo: «Mio padre odiava questo sport. Eppure, ricordo bene che mi accompagnò alla finale della Scottish Cup. Abbiamo viaggiato per quattro ore fino a Glasgow. A lui non interessava ma lo ha fatto per me, perché mi voleva bene».

Perché Douglas ha deciso di disfarsi dei cimeli

Nonostante i pezzi della collezione raccontino una fetta importante della sua vita, dai primi anni ad Aberdeen fino ai viaggi per seguire la squadra in trasferta, Douglas ha scelto di non conservarli: «Non seguo più il calcio come prima», ha sottolineato. «Tra Var, le polemiche sulla proprietà del Newscastle, l’età, i figli a cui badare, la pandemia, mi sono allontanato parecchio. Ed è per questo che ho deciso di sbarazzarmi della raccolta. Non voglio rimanere bloccato negli Anni ’80 e ’90, ho il terrore di non poter più vivere nuove esperienze se lo facessi».

Inizialmente aveva preso in considerazione la possibilità di mettere qualcosa in esposizione nel suo giardino, poi di donare tutto al National Football Museum di Manchester. Quindi l’illuminazione. Complice la sua professione, ha deciso di pubblicare un libro di fotografie con gli oggetti preferiti, mettendolo in vendita nelle librerie locali e sugli e-commerce. Successivamente, lo ha reso disponibile anche su un sito web, Project Restart.

La decisione di donare i cimeli in beneficenza

È stato proprio l’ottimo feedback ottenuto da Project Restart a spingerlo a fare un passo in più. Venuto a conoscenza dell’esistenza della Sporting Memories Foundation (SMFS) e della Football Memories Scotland, due organizzazioni di beneficenza che si occupano di aiutare persone alle prese con una forte solitudine e problemi di isolamento sociale, ha donato ai pazienti buona parte dei suoi cimeli. «Utilizzeremo questo regalo per aiutare i nostri ospiti a recuperare un parte del loro passato», ha spiegato Maurice Donohue, responsabile di SMFS, «Strumenti del genere riattivano la memoria perché spingono a discutere di un determinato argomento, quindi mettono in moto l’attività cerebrale e, di conseguenza, incentivano la riuscita dei trattamenti».

Oltre ad aiutare le due fondazioni, Douglas ha organizzato un’asta e con i proventi ha acquistato divise la squadra della sua scuola elementare di Aberdeen, la Danestone Dynamos, ridisegnandone addirittura lo stemma. Oggi, vive il calcio con tranquillità e senza arrabbiarsi troppo in caso di sconfitta. «Mio figlio gioca ogni sabato, quello sport rimarrà ancora a lungo nella mia vita, ma non ho più un abbonamento, non vado al pub a guardare i match e se il Newcastle perde, riesco ad andare avanti. I tempi da tifoso sfegatato sono decisamente finiti».