Così l’Algeria è diventata l’Eldorado energetico dell’Europa

Redazione
27/07/2022

Per 20 anni il Paese ha subito la concorrenza russa, la minaccia terroristica e una legislazione che disincentivava gli investimenti stranieri. Ora, con la guerra in Ucraina, il settore energetico si è ripreso grazie alla crescente domanda europea. Ma restano alcune incognite.

Così l’Algeria è diventata l’Eldorado energetico dell’Europa

La guerra in Ucraina e le ripetute minacce russe sulla fornitura di gas hanno trasformato l‘Algeria in un nuovo Eldorado per l’Europa, come dimostrano le visite ufficiali degli ultimi mesi. Il primo a mettere piede nel Paese mediterraneo è stato il cancelliere tedesco Olaf Scholz, lo scorso febbraio. Poi è stata la volta di Mario Draghi, prima ad aprile con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ed Eni, e poi a luglio, la sua ultima missione da presidente del Consiglio. Emmanuel Macron invece ha annunciato una visita a breve. Contatti che finora si sono rivelati fruttuosi. Il 19 luglio è stato firmato un contratto per forniture di petrolio e gas da 4 miliardi di dollari in 25 anni tra la Sonatrach, società nazionale algerina, la Francese Total Energie, l’Eni e l’americana Continental Petroleum. Un accordo cruciale per il futuro energetico dell’Europa che potrebbe aprire a nuove partnership. Toufik Hakkar, CEO di Sonatrach, ha infatti annunciato che ulteriori contratti potrebbero essere stipulati entro la fine del 2022.

Così l'Algeria è diventata l'Eldorado energetico dell'Europa
Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune (Getty Images).

Nuova vita per il settore energetico algerino

Una nuova vita per il settore energetico algerino che negli ultimi 20 anni aveva subito non solo la concorrenza russa sui prezzi, ma anche l’instabilità politica e una rigida legislazione sugli investimenti esteri. Ora invece l’Algeria si dice pronta a rispondere alla domanda europea. Il Paese del resto è il decimo produttore al mondo di gas e il 16esimo di petrolio. Nel 2019 il settore rappresentava il 20 per cento del Pil nazionale, il 40 per cento delle entrate fiscali e il 94 per cento dei proventi delle esportazioni. Mentre nel 2021 l’Algeria è stato il terzo fornitore europeo con circa 55 miliardi di metri cubi di gas esportati.

L’aumento dei flussi con l’Italia

L’Algeria può contare su tre gasdotti: due che riforniscono la Spagna, il Maghreb Europe Gas Pipeline che attraversa il Marocco e chiuso da diversi mesi a causa dello scontro tra i due Paesi e il Medgaz che dagli 8 miliardi di metri cubi pre guerra ora è passato a 10,5; e il Transmed (chiamato anche Enrico Mattei) che rifornisce l’Italia allacciandosi a Mazara del Vallo. Con una capacità di 32 miliardi di metri cubi l’anno ha esportato, nel 2021, 21 miliardi di metri cubi di gas naturale facendo del Paese il secondo fornitore dell’Italia (33 per cento delle esportazioni) dietro alla Russia (con il 46,4 per cento). Il riavvicinamento tra Algeri e Roma sancito dall’incontro tra Draghi e il presidente Abdelmadjid Tebboune ha poi portato a un aumento di 4 miliardi di metri cubi per il 2022, che diventeranno 6 a partire dal 2023.

Anche l’Algeria procede con la transizione energetica

Per onorare gli accordi però l’Algeria deve regolare il proprio consumo nazionale che, senza interventi, potrebbe mangiarsi l’80 per cento della produzione entro il 2030. Per questo Algeri incoraggia a investire nel settore energetico. «Attualmente, gli impianti per lo sfruttamento dell’energia del gas e del petrolio sono estremamente energivori. È assolutamente necessario rinnovarli e modernizzarli, cosa che può essere resa possibile dall’intervento di investitori privati ​​e da un alleggerimento del fisco», ha spiegato a Libération Mourad Preure, ex dirigente di Sonatrach. Ora il 42 per cento della produzione è destinato al consumo interno, il 43 all’export e il 15 per cento è utilizzato per l’estrazione. Stando così le cose, secondo gli esperti, si potrebbero aumentare le forniture estere di 4 o 5 miliardi di metri cubi, non di più. Tradotto: anche l’Algeria deve accelerare la transizione verso una produzione energetica mista. Secondo i piani del governo, entro il 2035 il 45 per cento dell’energia dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili, solare in testa. Anche se la tabella di marcia procede a rilento visto che nel 2021 l’energia green rappresentava solo l’1 per cento del consumo interno.

Così l'Algeria è diventata l'Eldorado energetico dell'Europa
Il progetto della Trans Saharan pipeline.

Il rilancio della Trans-Saharan Gas Pipeline

La partnership strategica con l’Europa, poi, rende essenziale la Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP): un gasdotto di 4.100 chilometri che consentirà alla Nigeria di esportare fino a 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Europa attraverso il Niger e l’Algeria. Il ministro del petrolio nigeriano, Timipre Sylva, ha assicurato che i finanziamenti arriveranno dall’Europa. Il progetto originale venne presentato negli Anni 70, ma solo nel 2002 la Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) e Sonatrach firmarono un Memorandum d’intesa per la sua realizzazione. Lo studio di fattibilità, con esito positivo, fu completato nel settembre 2006. Nel 2009 le due compagnie presentarono la bozza del protocollo d’intesa tra i tre governi firmato ad Abuja nello stesso anno dai ministri dell’Energia di Nigeria, Niger e Algeria. Il progetto, però, venne congelato nel 2013 a causa della minaccia terroristica nell’area. Ora con la crisi energetica europea ha ripreso slancio.

Il ruolo dell’Africa sub-sahariana e le incognite

Anche l’Africa subsahariana del resto è fondamentale per l’Europa, tanto che l’Unione ha inserito l’analisi del potenziale di esportazione da Paesi come Nigeria, Senegal e Angola nella sua strategia REPowerEU, il piano per ridurre rapidamente la dipendenza dalla Russia. Come per l’Algeria, i leader europei non hanno perso tempo. Scholz si è recato in Africa alla fine di maggio per offrire cooperazione sulla produzione di gas in Senegal, mentre Eni si è impegnata a portare in funzione nel 2023 un progetto di GNL al largo delle coste del Congo. Piani che però presentano delle incognite. A partire dall’incertezza geopolitica dell’area e dalla mancanza di adeguate infrastrutture nel Vecchio continente. La maggior parte dei produttori di gas africani infatti esporta solo gas liquido che necessita di adeguati impianti di rigassificazione di cui al momento l’Europa è carente.

Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce
Giorgia Meloni. (Getty)

Resta da capire cosa ne sarà della partnership strategica mediterranea in caso di vittoria di Giorgia Meloni alle prossime elezioni. Nel 2017 la leader di Fratelli d’Italia chiedeva addirittura il blocco navale tra l’Algeria e il Sulcis. «Da quando il ministro Minniti è stato in Algeria a parlare della questione degli sbarchi diretti di più di 1000 algerini nelle coste del Sulcis e delle Provincia di Cagliari da inizio anno (da aggiungersi ai 1000 dell’anno precedente), gli arrivi dal nord Africa in Sardegna si sono moltiplicati», tuonava la leader di Fratelli d’Italia. Due anni dopo, all’indomani di uno sbarco in Sardegna, rincarava la dose: «Ennesimo sbarco di immigrati algerini in Sardegna, questa volta beccati al bar facendo colazione. Da tempo Fratelli d’Italia chiede controlli con la Marina Militare, ma sia il PD prima e poi i 5 stelle hanno sempre detto no. Con questi due partiti al governo, l’invasione sarebbe assicurata!». Chissà se una volta al governo e con la crisi energetica in atto cambierà idea, o almeno toni. Intanto, secondo il Domani, l’ad Eni Claudio Descalzi sarebbe nel dream team della leader di Fratelli d’Italia per un futuro governo di centrodestra. Meglio mettere le mani avanti.