Alessandro Di Battista non si candida e accusa Grillo: «Padre padrone»

Debora Faravelli
09/08/2022

Consapevole di risultare sgradito a molti esponenti del M5S, fondatore compreso, Dibba darà vita ad un'associazione civica per fare cittadinanza attiva e politica fuori dal Parlamento.

Alessandro Di Battista non si candida e accusa Grillo: «Padre padrone»

Alessandro Di Battista è intervenuto per confermare la sua non candidatura alle Parlamentarie del Movimento Cinque Stelle e, di conseguenza, alle prossime elezioni politiche. L’ex deputato pentastellato, che ha riconosciuto come nella forza politica vi siano molti esponenti a cui è sgradito, ha inoltre attaccato Beppe Grillo definendolo un «padre padrone» a cui non ha intenzione di sottostare.

Alessandro Di Battista contro Beppe Grillo

Tramite un video postato sui social, l’ex grillino ha spiegato di essere giunto alla conclusione che non ci siano le condizioni per una sua candidatura alle politiche: «Ho parlato con Conte e ho compreso che ci sono molte componenti nell’attuale M5S che non mi vogliono, da Beppe Grillo passando per Roberto Fico. Forse temono giustamente che io possa ricordare degli errori politici che sono stati commessi negli ultimi due anni».

E, proprio al fondatore del Movimento, ha riservato uno spazio particolare affermando di non fidarsi più di lui dal punto di vista politico. Pur non dimenticando ciò che ha fatto per il paese e per la forza politica, «per cui ci ha rimesso una valanga di soldi oltre che la sua tranquillità personale», Di Battista ritiene che oggi si comporti da padre padrone e che dovrebbe fare un passo di lato. «Io sotto di lui non ci sto», ha aggiunto per poi annunciare il suo piano futuro di creare un’associazione civica per fare cittadinanza attiva e politica fuori dal Parlamento, dal basso.

«Nessuno mi ha detto che c’era bisogno di me»

Per il momento infatti nessuna discesa in campo per tentare di essere eletto alle Camere, anche perché «ogni giorno leggo interviste da parte di vari esponenti del Movimento Cinque Stelle non proprio carine nei miei confronti». Nessuno gli ha chiesto di tornare perché ci fosse bisogno di lui, anzi: il monito era quello di allinearsi in caso di ritorno e di non agire nuovamente da distruttore. «Forse i disboscatori di consenso però sono stati altri: alcuni sono ancora all’interno del M5S, altri se ne sono andati», ha concluso Dibba.