Al Qaeda dopo l’uccisione di al Zawahiri: strategie e successione

Redazione
03/08/2022

L'uccisione di al Zawahiri ha indebolito al Qaeda ma non l'ha distrutta. La Base si riorganizzerà come ha sempre fatto. A partire dalle cellule africane Aqmi e Shabaab, da cui potrebbe arrivare il nuovo leader.

Al Qaeda dopo l’uccisione di al Zawahiri: strategie e successione

È sopravvissuta alla guerra al terrore scatenata da George W. Bush dopo l’11 settembre. Ha superato, nel 2011, la scomparsa del suo leader carismatico Osama bin Laden e lo tsunami delle Primavere arabe. Ha subito reggendola la concorrenza di Daesh. Al Qaeda, che ormai ha 34 anni, ora deve fare i conti con la morte dell’ultimo capo, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, ucciso nella notte tra sabato 30 e domenica 31 luglio a Kabul in un attacco della Cia. Secondo gli analisti è molto probabile che anche questa volta la rete del terrore riesca a sopravvivere, adattandosi. Come ha sempre fatto.

Chi era Al Zawahiri, capo di al Qaeda ucciso da un drone Usa
Al Zawahiri (Getty Images).

Il decentramento di al Qaeda dopo l’11 Settembre

La rete jihadista infatti ha saputo trasformarsi per continuare ad esistere. Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, la Base si è decentrata: la struttura madre è entrata in completa clandestinità, mentre le cellule hanno continuato a espandersi. Ora con l’uccisione di al-Zawahiri si apre un nuovo capitolo. Sicuramente al Qaeda annuncerà a breve un successore per dimostrare di essere ancora attiva, come accadde dopo la morte di Bin Laden. La jihad contro l’America «non si ferma con la morte di un comandante o di un leader», fu il messaggio rimbalzato sui profili social legati alla rete terroristica. Una questione di immagine. 

Al Qaeda dopo l'uccisione di al Zawahiri: strategie e successione
Miliziani di al Shaabab (Getty Images).

I franchising in Africa: Aqmi e al Shabaab

Il decentramento di al Qaeda ha attecchito soprattutto in Africa, sede di due dei franchising più attivi dell’organizzazione: l’Aqmi (al Qaeda nel Maghreb Islamico) nel Sahel e gli Shabaab in Somalia. L’Aqmi, fondato in Mali nel 2007 da veterani della jihad algerina, ha aderito alla rete regionale Jnim (Gruppo o Fronte d’Appoggio all’Islam e i Musulmani) nata nel marzo 2017 e la cui influenza si estende dal Sahara maliano al Niger e Burkina Faso fino ai Paesi del Golfo di Guinea. Proprio in Mali dove è presente anche il gruppo Wagner, il ritiro dei soldati francesi impegnati nell’operazione Barkhane ha permesso ai jihadisti di avvicinarsi alla Capitale Bamako in un crescendo di attentati e attacchi. Anche i capi della jihad del Sahel sono stati eliminati uno dopo l’altro. Mokhtar Belmokhtar è stato colpito da una bomba francese in Libia nel novembre 2016 mentre il numero 1 dell’Aqmi, Abdelmalek Droukdel, è stato ucciso il 3 giugno 2020 nel nord del Mali, al confine con l’Algeria. L’organizzazione, forte di un radicamento sul territorio fatto di alleanze con clan locali, però non è stata decapitata. Rappresenta anzi una sorta di Stato nello Stato: riscuote tasse e amministra la Sharia. In Somalia, gli Shabaab regnano praticamente incontrastati nelle aree rurali. Alcuni degli attacchi più sanguinari sono stati compiuti a inizio 2022 come ricorda l’ultimo report Onu sullo Stato islamico e al Qaeda. L’organizzazione conta tra i 7 mila e i 12 mila miliziani con un bilancio tra i 50 e i 100 milioni di dollari l’anno. Ma, come ricorda il rapporto, è nello Yemen che la propaganda di al Qaeda ha il suo quartier generale. Sebbene l’Aqpa (al Qaeda nella penisola arabica) non sembra per ora essere in grado di portare a termine attacchi in Europa o negli Usa, rappresenta una minaccia costante nel Paese dove può contare su qualche migliaio di jihadisti. In Siria, invece, risulta indebolito il gruppo Hurras al-Din, i Guardiani della religione.

Al Qaeda dopo l'uccisione di al Zawahiri: strategie e successione
Saif Al Adel nella foto segnaletica del Fbi.

La lista dei possibili successori di al Zawahiri alla guida di al Qaeda

Resta da capire chi potrebbe sostituire al Zawahiri. Secondo gli analisti del comitato dell’Onu su al Qaeda, il successore più quotato è Mohammed Salahuddin Zeidan (Saif al Adel) egiziano come il vecchio emiro. Veterano dell’Afghanistan contro l’Armata Rossa, è considerato tra i responsabili degli attacchi del 1998 alle ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya. Braccio destro di bin Laden e addestratore di reclute, ha formato anche il giordano Abu Musab al-Zarqawi – uno dei due fondatori dello Stato Islamico insieme con Abu Bakr al-Baghdadi – ucciso in un raid delle forze Usa, irachene e giordane a Hibhib, e considerato anche il leader di al Qaeda in Iraq. Ora Saif al Adel si troverebbe in Afghanistan. Oltre a lui nella rosa per la successione ci sarebbero il genero di al Zawahiri, Abdal Rahman al-Maghrebi, marocchino; Yazid Mebrak, emiro dell’Aqmi di origine algerine (con una taglia da 7 milioni di dollari); e Ahmed Umar conosciuto anche come Ahmed Diriye, dal 2014 Boqor (letteralmente re, primus inter pares) degli Shabaab. Infine tra i candidati ci sarebbe anche Abu Abd al-Karim al Masri, leader di Hurras al Din sulla cui testa pesa una taglia da 5 milioni di dollari.