Il Big eye di Dubai

Redazione
13/09/2021

Sarà inaugurata il prossimo 21 ottobre la ruota panoramica nell'Emirato, che con i suoi 250 metri diventerà la più alta del mondo. Per costruirla sono state utilizzate 11.200 tonnellate d'acciaio. Il 33 per cento in più della Torre Eiffel.

Il Big eye di Dubai

Per costruirla ci sono voluti sei anni, adesso finalmente è pronta a essere inaugurata. La data da cerchiare in rosso è il prossimo 21 ottobre, quando la ruota panoramica più alta al mondo aprirà finalmente al pubblico. Ain Dubai si trova sull’isola artificiale di Bluewaters, negli Emirati Arabi e con i suoi 250 metri d’altezza, ne lascia 82 di scarto all’High Roller di Las Vegas, destinata ad accontentarsi del secondo posto. Per non parlare dell’improbabile paragone con il London eye, che è più o meno alto la metà (135 metri). Per la città, non adatta alle mezze misure, si tratta solo dell’ultimo primato, molti dei quali sconsigliati a chi soffre di vertigini. Qui sorgono la torre, il Burj Khalifa, il ristorante e la piscina a sfioro più alti al mondo. Non finisce qui, ci sono anche lo spettacolo di fontane e il parco divertimenti coperto più grandi e le montagne russe più veloci della Terra. Ultima, ma solo in ordine di apparizione la piscina più profonda.

Ain Dubai, otto anni fa l’annuncio della ruota più alta al mondo

La ruota era stata annunciata per la prima volta nel 2013 e da allora sono passati otto anni. Ventiquattro mesi dopo sono cominciati i lavori, la cui fine era prevista nel 2019. Posticipata al 2020, è slittata ulteriormente quando anche l’Expo dello stesso anno è stato rimandato a causa della pandemia. Alle spiegazioni di fronte ai diversi ritardi, il team ha replicato che qualsiasi opera di tale portata avrebbe subito dei rallentamenti. Non certo frasi di circostanza se si pensa che sono servite 11.200 tonnellate d’acciaio, il 33 per cento in più di quello utilizzato per la Torre Eiffel, mentre per erigere la ruota strumenti con forza di sollevamento pari a 2.500 tonnellate.

Il solo asse della struttura ne pesa 1805, 7.500 il cerchione e le cabine destinate ai passeggeri. In ognuna di esse ne entrano quaranta, per una capienza massima di 1750 visitatori ad ogni corsa. Questi ultimi possono scegliere di usufruire di un esperienza standard, Vip (con tanto di bar all’interno) o privata, perfetta per celebrare un romantico anniversario. A chi la sceglierà verrà servita una cena di tre portate nello spazio di due giri. I raggi sono 192 – in ciascuno di essi scorrono 107 fili a distanza di nove millimetri l’uno dall’altro –  se posizionati in linea retta coprirebbero la distanza fra Dubai e il Cairo.

Competenze da ogni parte del mondo

Per portare a termine l’impresa si è dovuto attingere a un caleidoscopio di competenze, provenienti da ogni angolo del mondo: dagli Emirati Arabi alla Corea del Sud, dalla Germania all’Italia. E in mezzo a tanti cervelli, decisiva si è rivelata l’opera di Kevin Dyer, nominato direttore dei lavori dell’Ain Dubai e già mano sapiente dietro il London Eye. La ruota araba, nel rispetto di rigidi protocolli e codici di sicurezza, è stata progettata per durare 60 anni ed eventualmente con la giusta manutenzione anche oltre. Esperti del politecnico di Milano hanno effettuato l’analisi dei cavi sui cicli di sollecitazione della struttura, con l’obiettivo di allungarne il più possibile la vita. Anche l’attività preparatoria non è stata da meno con un’impalcatura di 135 metri che è servita per posizionare i piedi della ruota, mentre un traliccio di 300 tonnellate è stato costruito con il solo scopo di montare otto sezioni del cerchione, incastrate attraverso un sistema di sollevamento a cento metri d’altezza. Un’impresa impressionante, accompagnata da continue voci circa la sua precarietà. Rispedite al mittente da Darren Brooke, architetto dei record e direttore tecnico senior di Wsp, consulente a sua volta di Ain Dubai, colui insomma che ha progettato la ruota e alla Cnn ha detto: «A mio avviso è il posto più sicuro della Terra. Non perché l’ho costruito io, ma perché sono stati fatti test di sicurezza visti solo un’altra volta, per la costruzione di un ospedale capace di resistere a venti che soffiano oltre le 100 miglia all’ora».