A un metro da te, stasera su Rai Due: la storia vera di Claire Wineland che ha ispirato il film

Redazione
19/10/2021

La vicenda personale di Claire Wineland, malata di fibrosi cistica, è il fulcro della pellicola A un metro da te del regista Justin Baldoni in onda questa sera alle 21.20.

A un metro da te, stasera su Rai Due: la storia vera di Claire Wineland che ha ispirato il film

Haley Lu Richardson e Cole Sprouse sono i protagonisti di A un metro da te, in onda stasera, martedì 19 ottobre 2021, alle 21.20 su Rai Due. Diretto da Justin Baldoni e uscito nelle sale cinematografiche nel 2019, racconta la difficile storia d’amore di Stella e Will, due adolescenti affetti da fibrosi cistica. Pur volendo vivere il sentimento nella più totale normalità, devono fare i conti con le dure regole dell’ospedale in cui sono ricoverati. Costretti a stare lontani almeno un metro e mezzo l’uno dall’altra, troveranno un modo per comunicare, conoscersi e avvicinarsi nonostante la distanza fisica. 

A un metro da te: le cose da sapere sul film in onda stasera su Rai Due alle 21.20

A un metro da te: la trama

Stella Grant ha quasi diciassette anni, non si separa mai dal suo computer e adora i suoi amici. A differenza dei suoi coetanei, però, è costretta a trascorrere buona parte del suo tempo in ospedale per tenere sotto controllo la fibrosi cistica che, da anni, la affligge. La sua non è una vita come le altre perché costantemente scandita da routine, limiti e autocontrollo. Fino a quando un incontro speciale non scombina gli equilibri. Tra le corsie del policlinico, infatti, conosce il bel Will Newman, malato come lei. Tra i due nasce un’intesa speciale, sebbene non possano avere un contatto fisico per le loro condizioni di salute. Man mano che il legame si solidifica, aumenta in loro il desiderio di infrangere le regole ma la situazione inizia a complicarsi quando per il ragazzo, ribellarsi agli obblighi, significherebbe mettere in serio pericolo l’andamento delle sue cure.

A un metro da te: il cast

Accanto ad Haley Lu Richardson e Cole Sprouse nei panni di Stella Grant e Will Newman, troviamo anche Moisés Arias nel ruolo di Poe Ramirez, Kimberly Hebert Gregory in quello dell’infermiera Barbara, Parminder Nagra nella parte della dottoressa Hamid, Claire Forlani in quello di Meredith Newman, Emily Baldoni in quella dell’infermiera Julie e Cynthia Evans in quella di Erin Grant. Da non dimenticare anche Gary Weeks (Tom Grant), Sophia Bernard (Abby Grant) e Cecilia Leal (Camila). Il film è stato accolto positivamente tanto dalla critica, che lo ha riempito di recensioni positive, tanto dal pubblico. Ai box office, a fronte di un budget di produzione di 7 milioni di dollari, ne ha incassati circa 80 milioni.

A un metro da te: la storia vera che ha ispirato la pellicola

Com’è noto, A un metro da te è ispirato a una storia vera. Si tratta della vicenda personale di Claire Wineland, youtuber, attivista e attrice, scomparsa nel 2018, a soli 21 anni, a causa di complicanze post-operatorie successive a un trapianto di polmoni. Un intervento reputato utile a curare la patologia di cui era affetta, la fibrosi cistica. Coraggiosa e determinata, ha combattuto con tutte le sue forze, documentando la sua lotta con video, panel pubblici e testimonianze sui social. L’idea del film è nata nel 2012 da un incontro col regista Justin Baldoni. I due si sono conosciuti durante le riprese di My Last Days, una serie di documentari firmati dal cineasta e incentrati sul significato di vita per i malati terminali. Wineland era stata scelta fra i protagonisti e tra i due è scattata una forte amicizia. Così il progetto ha iniziato a prendere forma. «Un giorno ho chiesto a Claire se avesse mai frequentato qualcuno con la fibrosi. Mi ha guardato come se fossi stupido», ha raccontato Baldoni in un’intervista. «Poi ha iniziato a spiegarmi che le persone che soffrono di questo male non possono avvicinarsi a più di un metro tra loro perché potrebbe trasmettersi batteri pericolosi a vicenda». Quel chiarimento è diventato l’idea perfetta per un copione profondo, doloroso ed emozionante. E per una pellicola che è riuscita a metterlo in scena in maniera discreta e senza spettacolarizzare troppo il tema della malattia. Sfortunatamente, però, Claire Wineland non ha mai avuto la possibilità di vederlo.