Guten Tag

Redazione
09/02/2022

Il 9 febbraio 1978 moriva Costante Girardengo. Tag43 vi augura il buongiorno con il brano di Francesco De Gregori Il bandito e il campione, ispirato alle figure del ciclista e del bandito Sante Pollastri.

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Aveva 85 anni Costantino, detto Costante, Girardengo quando morì a Cassano Spinola, in Piemonte, il 9 febbraio 1978. Ciclista professionista dal 1912 al 1936, pedalando aveva fatto la storia. Campionissimo prima ancora di Coppi, vinse il Giro d’Italia nel 1919 e, di nuovo, nel 1923. Trionfò per sei volte alla Milano-Sanremo, per cinque alla Milano Torino e altrettante al Giro dell’Emilia. Senza trascurare le tre vittorie nel Giro di Lombardia e le altrettante in quellodel Piemonte. E ancora il record di vittorie ai campionati italiani su strada, nove consecutivi.

Il 9 febbraio 1978 moriva Costante Girardengo. Tag43 vi augura il buongiorno con il brano di De Gregori Il bandito e il campione, dedicato al ciclista
Gino Bartali e Costante Girardengo (Getty)

Le prime pedalate di Costante Girardengo

Nato a Novi Ligure il 18 marzo 1893, quarto di sette figli, Costante Girardengo iniziò a gareggiare a quattordici anni. Nel 1910, mentre prestava servizio presso le officine Alfa di Tortona, già percorreva tra i 40 e i 50 chilometri al giorno, per andare in officina e tornare a casa. Una consuetudine che in breve si fece allenamento e gli consentì di cominciare a vincere. Così nel 1912, a 19 anni, fu indotto a diventare professionista: la pubblicità con il suo nome su un giornale locale violava, infatti, i regolamenti relativi al ciclismo dilettantistico e Girardengo dovette fare il grande salto. Al secondo anno, conquistò il campionato italiano su strada e una tappa del Giro d’Italia, la Gran Fondo a Milano e la Roma-Napoli-Roma. Al 1914 risale la prima classica, la Milano-Torino, ma anche la Lucca-Roma, fatica di 430 chilometri e la tappa più lunga mai corsa al Giro d’Italia. Richiamato alle armi allo scoppio della prima guerra mondiale, tornò ad allenarsi e vincere dal 1917.

Le grandi vittorie di Costante Girardengo

I successi più importanti li conseguì tra 1919 e 1925. Nel 1919, trionfò al Giro d’Italia, aggiudicandosi sette tappe su dieci. Venne quindi il turno della Roma-Trento-Trieste, della Milano-Torino, del Giro dell’Emilia e del Giro di Lombardia oltre al terzo campionato italiano. Ed è proprio in seguito a tanti acuti che per lui fu coniato il soprannome di Campionissimo. A tirarlo fuori dal cilindro Emilio Colombo, allora direttore della Gazzetta dello Sport. Si confermò campione italiano, anno dopo anno, fino al 1925. Nel 1926, problemi al ginocchio, però, lo costrinsero a ritirarsi dal Giro d’Italia. Un infortunio al polso, poi, gli fece saltare le ultime corse dell’anno. Nel 1928, venne squalificato per sei mesi, poi ridotti a trenta giorni, insieme ad Alfredo Binda, per il comportamento scorretto tenuto da entrambi ai Campionati del mondo di Budapest. Nel 1935, al Giro d’Italia, nella frazione Giro delle Quattro Province al Motovelodromo Appio di Roma, ottenne la sua ultima vittoria prima di ritirarsi.

Il 9 febbraio 1978 moriva Costante Girardengo
Costante Girardengo durante un’intervista, nel 1963 (foto da YouTube)

Il mito di Costante Girardengo e Sante Pollastri

La memoria di Costante Girardengo non è legata soltanto ai titoli sportivi, ma anche all’incontro con il bandito Sante Pollastri, classe 1899, suo grande tifoso. Cresciuti entrambi a Novi Ligure, i due probabilmente si erano conosciuti da bambini, non c’era però quel legame di amicizia che è stato spesso tramandato nei racconti. Un giorno, nel 1932, si incontrarono a Parigi. Girardengo era lì per disputare una Sei giorni. Pollastri, invece, per nascondersi dopo una rapina finita tragicamente. Il “bandito” nell’occasione ritrovò il campione, a cui chiese di non rivelare nulla della visita. Girardengo, invece, lo avrebbe denunciato. Sante, dal canto suo, venne arrestato un anno dopo. Tag43 vi augura il buongiorno con il video del brano Il bandito e il campione di Francesco de Gregori, ispirato proprio alla storia di quell’incontro e contenuto nell’omonimo album, pubblicato nel 1993.