Il 29 luglio 1974 usciva Ingresso libero di Rino Gaetano

Redazione
29/07/2022

Il 29 luglio 1974 usciva Ingresso libero, il primo album in studio di Rino Gaetano. Tag43 vi dà il buongiorno sulle note di Tu forse non essenzialmente tu.

Il 29 luglio 1974 usciva Ingresso libero di Rino Gaetano

Il 29 luglio 1974 usciva Ingresso libero, il primo album in studio di Rino Gaetano. Il disco arrivava pochi mesi dopo la pubblicazione del primo singolo del cantautore, I love you Marianna, inciso con lo pseudonimo di Kammamuri’s. Ingresso libero è l’unico dei suoi album a non prendere il titolo dalla traccia d’apertura, né da altre.

Amore, Calabria ed emigrazione: i temi di Ingresso libero

Il disco contiene nove tracce. Dall’enigmatica e poetica Tu, forse non essenzialmente tu a Ad esempio a me piace…il sud, incisa inizialmente da Nicola Di Bari per Canzonissima. A.D. 4000 d.C. ha un testo nonsense sul passare del tempo, mentre A Khatmandu allude all’uso di droghe leggere. In Supponiamo un amore Rino Gaetano ripercorre dall’inizio alla fine una relazione. E la vecchia salta con l’asta è una favola che racconta del viaggio intrapreso da un cavaliere per trovare il vero amore perché non si sente soddisfatto di quello «di tre cortigiane» e «del nettare di tre damigiane». Agapito Malteni il ferroviere è liberamente ispirata a La locomotiva di Francesco Guccini. Protagonista è sempre un macchinista, questa volta pugliese, che decide di far deragliare il treno perché dal suo paese la gente smetta di partire per rifarsi una vita al Nord. Un collega però riesce a fermarlo prima che attui il folle piano.

Il 29 luglio 1974 usciva Ingresso libero di Rino Gaetano
Rino Gaetano.

Il tema dell’emigrazione torna in I tuoi occhi pieni di sale, una dichiarazione d’amore per la Calabria che anche Rino Gaetano fu costretto ad  abbandonare. «Ho fatto vari pezzi che parlano dell’emigrazione», spiegò il cantautore, «ma ho sempre inserito questa piaga nel più vasto e alienante concetto dell’emarginazione e soprattutto non ho dipinto l’emigrante nella solita e trita iconografia (occhi lucidi, valigia di cartone e mamma in nero) cercando di cogliere maggiormente il travaglio dei suoi stati d’animo e dei suoi affetti». E la dura vita al Nord torna ne L’operaio della FIAT «la 1100». In una esistenza alienata e sottomessa, all’operaio non è concessa nemmeno una evasione nel weekend: l’auto per fuggire dalla città è stata bruciata.

Tag43 vi dà il buongiorno con Tu, forse non essenzialmente tu. «E sono ormai convinto da molte lune/Dell’inutilità irreversibile del tempo/Mi svegli alle nove e sei decisamente tu/E non si ha il tempo di vedere la mamma e si è già nati/
E i minuti rincorrersi senza convivenza».