Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce

Marco Fraquelli
24/07/2022

Il 25 luglio di 79 anni fa finiva il regime fascista. Oggi invece, dopo le dimissioni di Draghi, si spiana la strada per Fratelli d'Italia e per la destra nostalgica di Giorgia Meloni. E a ottobre saranno 100 anni dalla marcia su Roma. Corsi e ricorsi storici in vista del voto.

Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce

«La storia ci ha dato ragione». Sembrano assumere un sapore del tutto particolare, quasi di rivincita, queste parole, usate da Giorgia Meloni per commentare l’ormai inevitabile crisi di governo e la conseguente fine della legislatura, se ci si sofferma su una curiosa coincidenza di date, perché proprio di questi giorni (il 25 luglio) di 79 anni fa, altre dimissioni – questa volta «forzate», ossia quelle imposte dal Gran Consiglio fascista a Benito Mussolini – decretarono, formalmente, la fine del regime fascista. Oggi, quasi per contrappasso, le dimissioni di Mario Draghi sembrano spalancare ai nipotini del Duce la possibile leadership politica della prossima legislatura. Del resto, siamo anche a 100 anni dalla marcia su Roma (ottobre 1922) e dalla conseguente presa del potere da parte del fascismo, e forse anche per questo potrebbe essere che tout se tient

Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce
Benito Mussolini. (Getty)

Lo show-down avvenne nella notte tra il 24 e il 25 luglio

Naturalmente, le manovre per deporre Mussolini e riconsegnare il potere a Vittorio Emanuele III erano cominciate ben prima (in fondo un po’ come con Draghi), ma lo show-down, come si direbbe oggi, avvenne nella notte tra il 24 e il 25 luglio, quando, alle 2.30, con 19 voti a favore, 7 contrari e un astenuto, passò l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi (altri due, a firma di Roberto Farinacci e Carlo Scorza furono giudicati pleonastici e quindi non discussi né votati), che prevedeva la sfiducia a Mussolini e che, di fatto, decretò, dopo 21 anni, la caduta del fascismo, l’arresto del Duce e la nomina a nuovo capo del governo del maresciallo Pietro Badoglio.

Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce
Giorgia Meloni. (Getty)

Dal lutto alla festa: come cambia la data per la destra post-fascista

Certo, ci vollero quasi altri due anni, e molti altri lutti, perché il fascismo terminasse definitivamente la sua corsa, ma senza il 25 luglio, tutto si sarebbe probabilmente complicato per l’Italia antifascista. Ed è per questo che i nostalgici mussoliniani, ma non solo, non hanno mai perdonato a Grandi e ai camerati «traditori» la fatidica data. Oggi, grazie al tanto atteso epilogo del governo guidato da Mario Draghi, quella che la destra post-fascista ha sempre considerato come una data luttuosa, rischia di cambiare completamente accento, e di trasformarsi in una data da ricordare e persino da festeggiare. Il come, sarà tutto da scoprire. Già prima dell’ufficializzazione della crisi, la rete si è sbizzarrita nei meme e nelle battute, presentando, un esempio per tutti, quello di un tweet di Spinoza, una Giorgia Meloni intenta a stappare «una bottiglia di olio di ricino del 1922».

Al voto! Al voto! E finalmente Giorgia è stata accontentata

Si tratta ovviamente di una battuta, ma sull’esultanza espressa da Giorgia Meloni non ci sono dubbi: tutte le cronache la descrivono sprizzante adrenalina e gongolante per la gioia perché «ce l’abbiamo fatta!»; per esempio Lorenzo De Cicco, che su la Repubblica riporta proprio questa euforia espressa dalla leader di Fratelli d’Italia in una telefonata delle ore 19 del 20 luglio con Matteo Salvini. E non le si può dare torto, dopo oltre quattro anni di severa opposizione e pervicace richiesta di elezioni. Ancora la mattina prima del discorso di Draghi al parlamento, sui social, Giorgia Meloni era tornata con forza sul tema: «Milioni di italiani», ha scritto, «vorrebbero tornare alle urne e chiedono rispetto. Ma per la maggioranza dei partiti, evidentemente, non sono meritevoli di considerazione», e aveva definito l’esperienza del governo Draghi una «deriva pericolosa», ricordando che «sono le autocrazie che rivendicano di rappresentare il popolo senza bisogno di far votare i cittadini». E di questo, di sicuro, la destra meloniana se ne intende.

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Giorgia Meloni. (Getty)

Una contro-pastasciutta per rispondere a quella antifascista dell’Anpi?

L’Anpi, l’Associazione nazionale dei partigiani antifascisti, festeggia, tradizionalmente, da Trieste e Catania, la caduta del fascismo (quindi il 25 luglio 1943) con la cosiddetta «pastasciutta antifascista». La tradizione nasce anche per ricordare la famiglia Cervi, e i suoi sette fratelli torturati e poi fucilati dai fascisti nel poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre sempre del 1943. Perché fu proprio la famiglia Cervi che, per prima, decise di festeggiare pubblicamente la data del 25 luglio, procurandosi burro e formaggio e chili di pasta che offrì alla gente riunitasi nella piazza principale di Campegine. Evento che papà Alcide Cervi definì come «il più bel funerale del fascismo». Ora, per festeggiare la «liberazione» dal governo Draghi, chissà cosa potrebbe inventarsi la destra meloniana per rispondere alle spaghettate dell’Anpi. Tutto questo, naturalmente, nell’ipotesi che, come detto, la caduta del governo Draghi spalanchi davvero le porte di Palazzo Chigi a Giorgia Meloni (o a un suo candidato). I sondaggi sembrerebbero non offrire alternative: Fratelli d’Italia è il primo partito del Paese, non solo della coalizione di centrodestra, con Lega e Forza Italia. E proprio la coalizione ha sempre decretato il diritto del «più forte», cioè il più votato, a candidarsi alla presidenza del Consiglio.

Il 25 luglio cadeva il fascismo, ora arrivano Meloni e i nipotini del Duce
Giovanni Donzelli e Giorgia Meloni. (Getty)

Le sfide e le incognite nella partita dei collegi uninominali

Ma, in politica, mai dire mai. Forse per questo la stessa Meloni, se da un lato sta già organizzando con i suoi più fedeli «colonnelli», Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida e Giovanni Donzelli, una possibile strategia elettorale, dall’altra, come riportano i vari media, sarebbe concentrata, in queste ore, soprattutto a verificare con i suoi alleati che la regola continui a valere. Senza dimenticare di chiedere a Salvini e Berlusconi una sorta di solenne giuramento che mai più il centrodestra voglia allearsi con Partito democratico e Movimento 5 stelle. Infine, ma non certo per importanza, la leader di Fratelli d’Italia deve portare a casa un criterio utile al partito nella distribuzione dei collegi uninominali: accreditato dai sondaggi tra il 22 e il 24 percento, non c’è dubbio che Fratelli d’Italia trarrebbe particolare giovamento dal metodo cosiddetto classico, cioè quello che prevede di assegnare ai partiti i collegi in base a una media ponderata delle percentuali espresse da tre sondaggi, condotti dai più riconosciuti istituti specializzati. Insomma, se è vero che la giornata più amara per Draghi e per le forze che lo sostenevano più convintamente si è inaspettatamente rivelata la più dolce per Giorgia Meloni, la prudenza indurrebbe ad attendere ancora qualche tempo prima di festeggiare definitivamente. Come ricordato, il prossimo ottobre si celebra il centenario della marcia su Roma, e praticamente un mese prima (25 settembre) si terranno le nuove elezioni. Insomma, se potrebbe essere prematuro festeggiare il «nuovo», 25 luglio, c’è sempre l’«usato sicuro» del 28 ottobre.